Regina Rossa Prologo e Primo Capitolo – On line dal 1 dicembre 2017

Oggi ho deciso di pubblicare il prologo e il primo capitolo del mio romanzo “Regina Rossa” in uscita il 1 dicembre 2017 e già in prenotazione QUI.  

Un romanzo a cui sono molto affezionata e nei prossimi giorni vi svelerò qualche retroscena. Intanto, se volete, potete iniziare a leggere le prime pagine…

Sinossi:

Londra, 1711

Il The Pelican, soprannominato da tutti “La taverna del diavolo”, è un luogo di perdizione e contrabbando dove ogni morale è bandita. A capo di questa bolgia infernale c’è Cathelin, indiscussa regina che ha ereditato il comando dal padre. Una donna giovane, dalla bellezza irresistibile, esperta e determinata a mantenere il suo ruolo di comando. È abituata a togliersi ogni capriccio, così, quando incrocia gli occhi di John Roberts, crudeli e impietosi come un giorno di pioggia, decide di lasciarsi travolgere dalla passione che solo un incontro tra due sconosciuti è in grado di regalare. Le conseguenze, tuttavia, saranno impreviste e pericolose.ReginaRossabyRomanceCoverGraphic Modificata.jpg

Inghilterra, Galles, 1695

Era notte fonda e i raggi di una luna stanca si allungavano sul pavimento. La sua esile e tremula ombra danzava sul muro, e i singhiozzi della madre filtravano da sotto la porta, insieme al bagliore del camino. Un palpitare incerto, rosso e arancione che tentava di lambire l’oscurità. Il cuore pulsante di un focolare, il respiro affannoso di una casa che, presto, non sarebbe più stata la stessa.

Trattenne il respiro. Lo fermò in petto, insieme a decine di pensieri, e voltò gli occhi sulle figure dei fratelli addormentati: sembravano sereni, il loro fiato appena percettibile. E oltre quei grovigli fatti di coperte e capelli spettinati si stagliava la porta dell’ultima stanza.

I piedi si mossero incerti. La pelle nuda che si scorticava sul legno. La mano gracile e diafana si posò sulla maniglia. Il russare ritmico del nonno lo raggiunse all’improvviso e lo fece sussultare.

Aprì l’uscio. L’odore penetrante di fango e cavallo lo colpì e gli strinse le viscere sotto la paura di ciò che stava per fare. Le natiche gli dolevano ancora per le botte ricevute il pomeriggio, quando aveva deciso di opporsi alla dura sentenza dell’uomo che dormiva di fronte a lui. Nell’oscurità, la grande mole di suo nonno era ancora più spaventosa. Ciuffi di capelli sudici ricoprivano la testa e il volto era un ispido groviglio di barba. Lo fissò, il cuore che batteva più forte.

Schioccò il labbro, un gesto che faceva spesso quando si sentiva nervoso o arrabbiato, ma s’impose di essere forte, stava per compiere tredici anni, era quasi un uomo ormai. Rimase a fissare il volto del nonno ancora per qualche istante, ma le palpebre celavano i duri e penetranti occhi grigi, l’unico tratto in comune che aveva con quell’uomo crudele.

 Dovette schioccare le labbra ancora una volta: anche suo padre, Samuel, aveva gli occhi dello stesso colore, ma erano sempre stati allegri, buoni, amorevoli, al contrario di quelli del nonno, freddi e gelidi. Non doveva piangere. Suo padre era morto. E non c’era modo di cambiare l’inevitabile.

Si avvicinò al baule su cui era poggiato il becco con la candela mezza consumata, la pipa e l’oggetto che voleva portare con sé. Come risarcimento. Come unico regalo per il sacrificio che stava per compiere per il bene di tutta la famiglia.

Allungò una mano tremante. Ci fu un respiro più roco del nonno. Ritrasse il braccio e chiuse gli occhi. Poi lo fece. Con velocità afferrò l’acciarino e ritornò in fretta nell’altra stanza.

Quante botte si sarebbe preso per un gesto del genere? Si chiese, mentre richiudeva la porta e vi appoggiava le spalle contro, nel tentativo di placare il cuore impazzito. Tante. Così tante da non potersi sedere per giorni. E sorrise al pensiero che l’uomo non avrebbe avuto modo di intuire la malefatta. La partenza era fissata per l’alba, tutto si sarebbe svolto troppo in fretta per accorgersi dell’ammanco.

Raggiunse la finestra e osservò la grande quercia ondeggiare contro la luce argentea della luna. Aprì la mano, e l’occhio allungato del drago lo guardò. Sembrava volerlo rassicurare, così maestoso, cesellato su quella pietra in grado di riprodurre il fuoco.

Le lacrime gli inondarono gli occhi, mentre i rami della quercia continuavano a ondeggiare, salutandolo per sempre.

Dalla porta non filtrava più alcun calore. I singhiozzi di sua madre si erano quietati. Riconobbe il canto sommesso e tremolante di sua sorella, che il giorno dopo sarebbe partita per il villaggio vicino.

Sono un giovane marinaio e la mia storia è triste
eppure un tempo ero un bravo marinaio spensierato…

Se fossi un merlo, potrei fischiettare e cantare, seguirei la nave su cui naviga il mio amore…

Scoppiò a piangere, continuò a farlo, fino a quando sfinito non cadde a terra, in balia del sonno.

In mano un drago che racchiudeva i giorni della sua infanzia. Nella testa quella canzone spezzata dai singhiozzi e l’abbraccio di una quercia che aveva accolto i sogni di un bambino.

GUARDA IL BOOKTRAILER

 

La Taverna del Diavolo

I

Londra, 1710

 

La mano avvolta dal pizzo nero scivolava lenta lungo il corrimano della scala. La stoffa accarezzava il legno bucato dai tarli, levigato da centinaia di avventori.

Il fumo del tabacco danzava lento nella stanza, fluttuava tra i tavoli, si appiccicava ai capelli e pizzicava gli occhi lucidi di alcol. Il brandy, corposo e ambrato, scorreva nei bicchieri, seduceva le narici e bruciava lo stomaco più delle scollature che ammiccavano dai corpetti.

E da qualche parte un violino stonato cercava di coprire le voci di tutta quella carne umana sommersa di nebbia e di peccato.

Cathelin non aveva mai scoperto quando il The Pelican si era guadagnato il nome di Taverna del Diavolo, ma non stentava di certo a capirne il motivo.

Scivolò oltre il banco, consapevole dei numerosi sguardi che si erano appiccicati addosso al suo abito nero, elegante e pregiato, capace di esaltare i capelli rossi e caldi come il migliore dei brandy. Un’altra sera di perdizione era iniziata, parecchie navi erano attraccate quel giorno, e le ciurme erano desiderose di spendere la loro paga in donne e alcol nel tentativo di cancellare i mesi per mare. Non c’era niente di diverso da tante altre sere, doveva solo aguzzare le orecchie e captare la possibilità di qualche buon affare.

«Brandy, Regina, di quello buono.»

Cathelin alzò gli occhi verdi, perplessa dal modo brusco con cui il capitano Wilkott le si era rivolto. Lo squadrò accigliata, notando le rughe che incupivano il volto brunito dal sole e dall’età. Nelle iridi scure del vecchio brillavano mostri sinistri, quella sera.

Sorrise, benevola. Prese un boccale e la migliore bottiglia. «Per voi sempre il meglio, capitano» lo blandì. Wilkott era un uomo che andava coccolato. Ci sapeva fare con il contrabbando.

Gli servì da bere e, quando alzò lo sguardo, si ritrovò a fissare due occhi grigi, penetranti, in grado di inghiottire qualsiasi cosa, come il cielo nei giorni di pioggia più cupa.

Sentì un brivido lungo la schiena mentre scivolava sul volto spigoloso e bianco del compagno di Wilkott, un pallore appena rovinato da una lieve e rossastra carezza di sole sugli zigomi e sul naso. Le labbra fini erano avvolte da un elegante pizzo di barba nera, un tricorno era calato di sbieco sulla testa e le luci delle lanterne gettavano ombre cariche di fascino e di tormento su quel viso tanto insolito.

«Il mio ufficiale in terza e mastro di rotta.» Fu la breve e piccata presentazione del capitano. «Versa da bere anche a lui.»

Ci fu un lieve spostamento delle iridi grigie verso il viso di Wilkott. Uno sguardo in tralice, affilato come un lama. «Se pensate di farmi ubriacare per evitarvi i guai, avete sbagliato, capitano.»

Wilkott s’irrigidì suo malgrado. Aveva giurato che non si sarebbe fatto intimidire dal suo ufficiale, ma quel cipiglio più freddo dell’inverno era in grado di scombussolargli i nervi.

«Perdio, siete davvero figlio di una fottuta cagna.»

L’ufficiale di rotta spostò appena le labbra di lato ed emise uno strano schiocco con la bocca, prima di assaporare il brandy che gli era stato servito.

Appoggiò il boccale sul banco e si strinse nelle spalle. «Non mi avete portato qui per parlare di mia madre.» Si limitò a rispondere.

«State in guardia. Mettersi contro di me potrebbe costarvi caro. Avete detto alla ciurma che faccio la cresta sulle vostre paghe. Volete farmi ammazzare, per caso?»

Comparve un sorriso appena accennato. «Non sono io che ho deciso di fottere i soldi a marinai affamati.»

«L’ammutinamento è un reato grave. Potreste finire a penzolare dal cappio a pochi passi da qui, al molo delle esecuzioni.»

«Anche il contrabbando può avere conseguenze spiacevoli, dopotutto.»

Wilkott intercettò un sorriso compiaciuto di Cathelin, la ignorò e fissò sgomento l’ufficiale di rotta. «Per tutti i diavoli dell’inferno, mi state sul serio minacciando?»

«Vi sto dicendo che se non ci pagate il dovuto, potreste ritrovarvi a soffrire molto di più di un povero cristo impiccato alla forca. Questi marinai hanno fatto la rotta più schifosa di tutte. Sono stati in Africa, hanno visto i loro compari morire di febbre, dopo aver passato mesi in mare e si meritano una paga. Ma se non volete dargli il dovuto, beh, sapete meglio di me cosa può fare una ciurma ammutinata. Non vi sto minacciando, sto cercando di salvare il vostro culo molle.» Un altro schiocco di labbra e l’ennesimo sorso di brandy.

«Non mi lascerò fregare la Red Hock da un bastardo come voi.» Lo fissò dritto negli occhi, e gli si gelò l’anima quando l’altro lo ricambiò con lo sguardo più torbido che avesse mai visto. «Vi denuncerò per il pazzo fottuto che siete!»

L’ufficiale si strinse nelle spalle. «Buona fortuna.» Nel dirlo gli afferrò il polso.

Wilkott rimase interdetto, ma non ebbe il tempo di reagire. Ci fu una torsione netta, precisa e letale. Le ossa del braccio scricchiolarono in maniera sinistra e poi si spezzarono con un rumore atroce.

Il dolore lancinante gli tolse il fiato, fuoco vivo che invase la testa, il cuore. La gola. Rimase sconcertato a fissare l’arto penzolare inerte lungo il fianco.

Urlò. «Maledetto figlio di puttana. Siete un bastardo! Vi denuncerò per ammutinamento!»

«Dipende in che condizioni uscirete da qui.» Fu la risposta laconica e fredda dell’ufficiale di rotta. Non si era mosso dal banco, nonostante il trambusto provocato dalla sua aggressione. Continuò a sorseggiare brandy come se nulla fosse.

Wilkott gridò aiuto, ma si rese conto troppo tardi che era stato appena circondato dalla sua stessa ciurma. Galvanizzata dal gesto del mastro di rotta, sembrava avere tutta l’intenzione di mettere in pratica le minacce appena ascoltate. Non c’era possibilità di salvezza, era in un buco scordato dal mondo, nella Taverna del Diavolo succedevano cose indicibili, lontane da ogni civiltà e da ogni legge. Un subdolo anfratto dove gli uomini di qualsiasi strato sociale potevano gettare le maschere e diventare selvaggi, una foresta di peccato così intricata che i gendarmi si guardavano bene dal metterci piede. Potevano farlo a pezzi lì, davanti alla proprietaria e nessuno, fuori da quella porta, sarebbe mai venuto a saperlo.

«Capitano, vi consiglio di tirare fuori il gruzzolo che avete nascosto in cabina sotto il vostro letto, e di darci quanto dovuto.» La voce seria e carismatica del mastro di rotta quietò le bocche affamate dei marinai. «Ma se preferite morire, sono affari vostri.»

«Pagherete cara questa bravata» minacciò, senza molta enfasi, raggelato dagli sguardi carichi di sangue da cui era circondato.

«Dimenticavo di dirvi che ho una lettera per i vostri armatori, in fondo fate la cresta anche a loro. Pagateci Wilkott, e mi leverò di torno in fretta.»

Sconfitto, si portò una mano sul braccio rotto e ordinò al primo ufficiale di andare a prendere tutti i soldi che aveva sottratto all’armatore e ai marinai.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.