Diario di bordo – L’ultima fata vol. 2 e cover reveal del terzo capitolo

Self (1)Manca poco, solo qualche giorno è sarà disponibile il secondo volume della saga “L’ultima Fata” dal titolo “La Corte Malvagia.

Continuano  le avventure di William ed Eira, i pericoli che dovranno affrontare sono tanti mentre la situazione politica s’ingarbuglia e a Laigbarn Castle, ai giorni nostri, Catriona MacLean e Alistair Campbell il laird attuale, sono impegnati con la realizzazione di un museo dedicato alla storia di Will e della ragazza dal sangue fatato.

Ecco la trama.

Stefania FATA Cover 2- l'ultima fata - La Corte Malvagia by RCG.jpgEira e William tentano di raggiungere Glencoe in cerca di aiuto, ma il viaggio si rivelerà insidioso e si ritroveranno in situazioni pericolose che metteranno a rischio la loro vita e non solo. Lachlan e Maeve iniziano a dar forma alla loro vendetta e i Campbell sono più che mai determinati a non farsi sconfiggere dai loro nemici. 
E nell’ombra i sussurri del bardo Enoch sembrano risvegliare i più pericolosi demoni del Piccolo Popolo

La Corte Malvagia è il secondo volume di una saga che vi farà immergere in oscure lotte di potere tra i clan, seguendo le orme del Piccolo Popolo e di un amore complicato e testardo come la Scozia

Il prossimo appuntamento con la Scozia e il Piccolo Popolo è per il 15 di giugno, con il terzo capitolo “Cuori Infranti” che troverete presto in pre – order su amazon. Intanto vi svelo la cover!Stefania FATA Cover 3-LETTERING scuro.jpg

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Booklover – Le nebbie di Avalon vol.1

Oggi vi parlo di un libro indimenticabile, capolavoro di Marion Zimmer Bradley. “Le nebbie di Avalon – Parte I” (nuova edizione integrale di HarperCollins).

Ricordo di aver letto questo libro durante la mia adolescenza. Si tratta di uno di quei romanzi che ti aprono letteralmente una finestra su un nuovo mondo. Sin dalle prime pagine, la storia di Morgaine mi ha conquistato, entrandomi nel cuore, e quando ho letto la notizia di questa nuova edizione integrale suddivisa in due parti, non potevo certo evitare di comprarla e metterla sullo scaffale dei miei libri preferiti.

Trama

9788869053696_0_0_300_75Potente maga dotata della Vista, Morgaine ha sempre avuto la capacità di scrutare nella mente delle persone e di conoscere i loro pensieri. Ora, in là con gli anni e in pace con il mondo e con se stessa, ha deciso di ripercorrere la propria vita e di narrare l’epica storia dell’ascesa e della caduta di Camelot. E ha scelto di farlo non attraverso le gesta eroiche dei cavalieri della Tavola Rotonda, ma attingendo a ciò che il suo potere le ha permesso di conoscere, per dare finalmente voce alle donne che, insieme a lei, hanno visto il mondo che conoscevano cambiare radicalmente e l’Isola Sacra di Avalon svanire per sempre nelle nebbie. È una storia che inizia quando Morgaine è ancora bambina, con una visione che annuncia a sua madre Igraine l’imminente visita della sorellastra Viviane, la Dama del Lago, e di Taliesin, il Merlino di Britannia, messaggero degli Dei. Sono giunti fino a Tintagel per annunciarle che sarà lei a portare in grembo il Sommo Re, l’uomo destinato a salvare il regno e a garantire la pace e l’unità tra i popoli. Stanca di essere una pedina al servizio di poteri più grandi, Igraine cerca di ribellarsi con tutta se stessa a quella profezia. Ma non si può sfuggire al destino, e ben presto la giovane donna si trova in viaggio verso Londra e verso un futuro che cambierà non solo la sua vita, ma anche quella di sua figlia Morgaine.

RECENSIONE – “Le nebbie di Avalon” è un romanzo in grado di immergere il lettore in un mondo fantastico  ma, allo stesso tempo,  permette anche di esplorare le parti più nascoste di noi stessi. Gli spunti di riflessione sono molti e per prima cosa la Bradley costringere ad abbandonare alcune certezze.

Chi non conosce Re Artù, Lancilotto e Ginevra, Excalibur, l’Isola Sacra, Merlino e Morgana?

Una leggenda, quella che tutti noi ricordiamo, raccontata secondo i nostri canoni culturali:  il re è un eroe cattolico, Ginevra  si innamora di Lancillotto, spezzando il cuore al Re, e Morgana è la strega cattiva che cerca in tutti i modi di distruggere gli sforzi del fratellastro… questa,  più o meno, a grandi linee, la rappresentazione che abbiamo visto in film  e serie tv, negli ultimi tempi.

Ecco, cancellate dalle vostre menti tutto quel che ho riassunto sopra. “Le nebbie di Avalon” racconta il mito di Artù da una prospettiva del tutto diversa e partiamo dall’inizio, fin dal concepimento di Artù, per poi seguire le sue gesta e la travagliata epopea dell’isola britannica. Il romanzo è infatti ambientato in un’epoca in cui è forte l’impronta romana, i discendenti di Roma vivono ancora secondo la cultura romana  ma sono ormai ferventi cristiani che convivono con popoli e tribù, al contrario, legati al paganesimo. Diventa quindi difficile trovare un re in grado di unire l’isola.

Il prescelto è Uther Pendragon. Un giovane forte e capace  di incarnare sia l’eredità di Roma che la parte più antica e pagana. Ma Talesin, il saggio merlino di Britannia e Viviane, la potente sacerdotessa di Avalon, sanno che Uther è il mezzo per generare il vero Re leggendario che salverà la loro terra. Per fare questo ha bisogno di una donna che sia figlia della Dea e viene perciò scelta Igraine.

All’inizio del romanzo le vicende narrate si svolgono nella selvaggia ed evocativa Cornovaglia, a Titangel, dove Igraine vive con l’anziano marito, sposato a forza per volere della dama del Lago, l’unica figlia generata dal matrimonio, Morgaine, e infine Morgouse, sorella di Igraine

Dopo anni in cui Igraine si è ribellata a un marito che non vuole, per poi trovare unimages equilibrio, è costretta a rimescolare ogni cosa quando Viviane, sua sorella maggiore, viene a indicarle il suo nuovo destino: diventare moglie del sommo re Uther Pendragon.

Nulla sarà più come prima. Il destino di Igraine si stravolge, così come quello della piccola Morgaine che verrà iniziata dalla zia Viviane ai segreti di Avalon, luogo dove diventerà la sacerdotessa destinata un giorno a prendere il comando come Dama del Lago.

Viviane infatti considera la nipote come la figlia che non ha potuto avere, e per questo vive con sofferenza il suo essere al contempo una madre ma anche colei costretta a fare scelte per un bene superiore. E quando Morgaine scoprirà di essere stata solo un burattino nelle mani della zia  per plasmare  i destini del regno, Viviane dovrà accettare di farsi spezzare il cuore.

Morgaine è  la donna libera per eccellenza  di questo racconto, non riesce a sottostare alle regole cattoliche  ma si ribella anche  alla Dea  che l’ha costretta  a vivere una sofferenza inimmaginabile.

Ho amato tantissimo i primi due terzi del libro, che si leggono davvero tutto d’un fiato. Impossibile non farsi travolgere da Igraine e l’amore per Uther, i misteri di Avalon e la crescita personale di Morgaine, una bambina presa in giro per il suo aspetto che  si trasforma in una sacerdotessa dal potere quasi illimitato. Soffriamo con lei e vorremmo che fosse libera  di vivere ogni suo desiderio e allo stesso tempo non ci sentiamo di condannare la zia  per le difficili scelte che è stata costretta compiere.

L’ultimo terzo del romanzo, invece, diventa un pochino più lento da leggere. Gli scenari cambiano e la nuova protagonista in scena, Gwenhwyfar (Ginevra) è di sicuro più noiosa da seguire rispetto Morgaine,  ma anche in questo caso proviamo affetto per la giovane sposa costretta in un matrimonio combinato nello stesso momento in cui si accorge di essere legata ad un altro uomo .

 Donatella Murgia, nel retro del libro, definisce questo romanzo come

un atto di rivolta narrativo, un ribaltamento agito su uno dei punti più fermi della cultura a cui appartengo, quelli in cui si radica l’arbitraria definizione di occidente.

Ed ha senz’altro ragione.

nebbiavalon01Sempre la Murgia consiglia a tutte le donne questa lettura. E lo faccio anche io, perché sono le protagoniste indiscusse di questa saga. Morgaine è una donna libera, decisa a non farsi sottomettere dagli uomini e a rimanere in contatto  con la Madre Terra e che, tuttavia, sarà preda di desideri e sentimenti in grado di lacerarle il cuore.

 La parte più interessante di questo romanzo  e senza dubbio l’emergere di una riflessione mentre vediamo i due culti scontrarsi tra loro. Da un lato abbiamo la religione cattolica , che come ci viene descritto, nei primi tempi aveva accettato di convivere con il culto di Avalon e le antiche tribù di Bretagna , ora invece lo nega; dall’altra parte, abbiamo Vivien, Dama del Lago, che serve la Dea ciecamente, a cui sacrifica i suoi affetti più cari.

Due religioni contrapposte  che tuttavia  sembrano avere come fine ultimo quello di accentrare nelle proprie mani il destino di tutti i loro fedeli. Emerge tuttavia con forza il ruolo cruciale della chiesa cattolica nel sottomettere le donne, costrette a reprimere i loro desideri e a pagare il prezzo del peccato originale in ogni loro azione.

Al contrario, la Dea celebra il potere femminile, l’amore e il sesso come mezzo mistico per raggiungere gli dei. E se i preti negano e costringono a negare l’esistenza di altre divinità, Viviane e Merlino, invece, asseriscono che tutti gli dei sono gli stessi, cambia solo il modo di celebrarli.

 Affascinante è di certo  il modo in cui l’autrice ci racconta gli antichi riti, facendoci immergere in questo mondo mistico  che piano piano sparisce nelle nebbie,per celarsi al mondo. Avalon è costretta a proteggersi, il cristianesimo le toglie i fedeli e non può far altro che nascondersi e farsi raggiungere solo dalle persone in grado di credere nel mistero dell’isola sacra.

In conclusione, la rilettura integrale di questa epica avventura mi ha donato le stesse sensazioni della prima volta. Una lettura splendida ed evocativa, in grado di avvincere e, allo stesso tempo, far riflettere su numerose questioni  e sui sentimenti più estremi della vita.

 In questi giorni in libreria troviamo il secondo volume  Credo che mi recherò subito ad acquistarlo perché non vedo l’ora di proseguire nelle avventure che si faranno sicuramente ancora più avvincenti.

Ho apprezzato molto anche il fatto che la lunga narrazione in terza persona  venga spesso inframezzata da paragrafi  in cui è la stessa Morgaine a raccontarci le sue sensazioni e la propria storia.  Questo permette di seguire in maniera corale tutti i personaggi della vicenda ma di scendere in stretto contatto con la protagonista indiscussa, senza tuttavia mai perdere il ritmo.

 Non vedo quindi l’ora di proseguire e immergermi nelle ultime epiche vicende di questa saga meravigliosa.

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Vita da Self – Qual è il tuo lavoro? Sì, ma intendo seriamente.

– Quindi tutto bene a casa?

– Si grazie, tutto ok

– E il lavoro? Dov’è che lavori, già?

– Scrivo e mi occupo di editing, lavoro da casa.

-Ah, bello! Sì, ma intendo seriamente, qual è il lavoro vero?

– Cosa intendi per lavoro vero?

– Eh, insomma scrivere è una passione, mica puoi consideralo un lavoro? Non è che ti alzi e fai otto ore come tutti..

 – No,infatti passo la giornata a dormire e magicamente sul pc compaiono romanzi da 400 pagine e i testi dei clienti si revisionano e si impaginano da soli. Non devo fare nulla, mentre vado in giro a fare shopping un folletto lavora al posto mio…

SelfEsempio di un breve, triste e odioso dialogo che ho affrontato numerose volte nella vita e che, parlando con altre persone occupate nell’ambito artistico, è molto più frequente di quello che si possa pensare.

C’è questa strana convinzione per cui se non si svolge un lavoro fuori di casa, con orari prestabiliti, cartellini da timbrare ecc. ecc. in automatico la gente pensa che tu, dalla mattina alla sera, passi il tuo tempo tra divano, serie tv e cazzeggio vario e che solo nei ritagli di tempo ti metti a fare due robe al pc per guadagnare qualche spicciolo.

Una convezione che si basa su un altro terribile giudizio: se lavori da casa, se ti accontenti di un lavoro artistico, è perché non hai trovato niente di meglio da fare.  Sei un disoccupato che s’illude di inseguire un sogno.

E invece la realtà di chi sceglie questa strada è un’altra:

Si tratta di diventare imprenditori di se stessi e di fare del proprio talento un lavoro e lo si fa sviluppando e incrementando, giorno dopo giorno, aspirazioni e capacità.

Spesso, questi dialoghi possono creare incertezza in chi li ascolta. La fiducia in se stessi è fallibile, capita di avere una giornata no, di farsi venire mille dubbi e di certo non aiuta trovarsi davanti qualcuno con il passatempo di denigrare il lavoro altrui.

In troppi sono convinti che i lavori artistici siano frutto di un colpo di fortuna. Che per produrre un oggetto a mano, realizzare uno spettacolo, scrivere un libro l’impegno richiesto sia minimo. Il tutto giustificato con un’altra frase terribile:

ma non può essere un lavoro, ti piace!

Sì, mi piace. Non lo cambierei con nulla al mondo ma non è che al mattino mi alzo e tiro fuori dal cilindro un romanzo finito. Ci vuole costanza. Autodisciplina. Capacità di organizzare promozione e uscite. Di sapere quante ore di scrittura sono necessarie per rispettare le date di uscita e quante di editing per consegnare il lavoro al cliente ecc.

E mentre tu ti alzi prestissimo la mattina per riuscire a fare tutto e avere tempo di seguire la famiglia , ecco che arrivo l’ennesimo genio con un’altra tipica frase:

“E beata te, che ti puoi alzare quando vuoi al mattino.

Non so bene perché abbia deciso di buttare giù questo articolo, forse perché per troppo tempo mi sono tenuta tra i denti le risposte taglienti da rifilare a questi personaggi indelicati o forse per consigliare a chiunque si trovi in questa situazione di non arrabbiarsi e andare semplicemente oltre, consapevole della propria strada da seguire.

O ancora perché quest’anno ho deciso di parlare in maniera più ampia del mondo del self, e di cosa significhi davvero essere un autore indipendente. Una scelta che non è scevra di pregiudizi negativi. Pregiudizi che vanno estirpati alla base. Che la scrittura sia parte del lavoro principale o  una seconda occupazione che si svolge la sera, alla base della scelta ci devono essere la responsabilità e l’accettazione che sarà un percorso duro, da non sottovalutare mai.

E non permettete di farvi sottovalutare.

Per anni, lo ammetto, ogni volta che mi trovavo davanti a queste frasi restavo in silenzio. Quasi vergognandomi di quel che facevo. Colpa di troppi preconcetti con cui la società ci cresce. Nessuno ci abitua a coltivare aspirazioni e a esser fieri di lavorare per realizzare i propri sogni. Chi lo fa è considerato sbagliato, folle, irresponsabile. Questo mio atteggiamento di mite rassegnazione, mi ha causato negli anni diversi problemi di autostima che sono andati a cozzare con la parte più tignosa che, nonostante tutto, oggi mi ha portato ad avere risultati di cui sono fiera. Una lotta interiore che tuttavia mi ha logorato e che, da qualche tempo, ho messo a tacere, iniziando un lungo percorso di crescita personale.

E così da, qualche tempo, invece di balbettare frasi sconnesse alla domanda “che lavoro fai?” Rispondo con chiarezza, fiera di ciò che ho creato e di ciò che sono.

Il self – Publishing è una scelta ardua, piena di difficoltà, al contrario di quel che la maggior parte delle persone pensa (e di questo parleremo ampiamente in questa rubrica). E di certo non abbiamo bisogno di farci il fegato amaro solo per le frasi infelici di qualche poveretto dalla mente limitata.

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Booklover – La villa della stoffe

Per la rubrica Booklover, dedicata alle mie letture, Oggi vi parlo del romanzo “La villa delle Stoffe ” di Anne Jacobs (Giunti editore).

Trama:

51twVzkskWL._SX321_BO1,204,203,200_Augsburg, 1913. Finalmente la giovane Marie sta per lasciare l’orfanotrofio in cui è cresciuta: la attende un impiego come domestica nell’imponente Villa delle Stoffe, dove vive la ricchissima famiglia Melzer, proprietaria di una delle più grandi fabbriche di tessuti del Paese. Per Marie si tratta di un’opportunità unica per risollevarsi dalla miseria e vivere in un ambiente agiato, ma nonostante i suoi sforzi e il duro lavoro, incontra fin da subito l’ostilità dei suoi pari grado: uno stuolo di camerieri e domestici imbellettati che la guardano con sospetto, invidiosi della sua grazia innata, della sua intelligenza e determinazione. Intanto sta per aprirsi la stagione dei balli invernali e Katharina, la figlia più giovane dei Melzer, bellissima e appassionata, è ansiosa di fare il suo debutto in società. Al contrario di suo fratello Paul, futuro erede dell’impero dei Melzer, che preferisce tenersi lontano dalla vita mondana e pensa solo ai suoi studi, all’università di Monaco. Almeno finché non incontra la bella Marie, con i suoi ammalianti occhi neri… Ma c’è un segreto, nascosto nel passato della ragazza, che rischia di sconvolgere le loro vite in modo imprevedibile.

RECENSIONE – Un libro che ho acquistato di getto, girando in libreria sono rimasta colpita dalla copertina e dalla quarta e devo dire che è l’istinto ha fatto davvero un’ottima scelta.

Quando ho iniziato a leggere, tuttavia, non era rimasto troppo convinta dallo stile di scrittura, troppo ripetitivo. Il nome dei protagonisti veniva ripetuto fino allo sfinimento, così alcune descrizioni ma in realtà dopo le prime venti pagine mi sono abituata, lasciandomi conquistare dalla storia.

Buona parte delle vicende si svolgono all’interno della villa della famiglia Melzer, proprietaria di una delle fabbriche di stoffa più ricche di Augusta, e seguiamo i protagonisti attraverso lo spaccato della loro vita quotidiana.  I primi guai arrivano dalle due sorelle, divise nell’aspetto fisico e nelle ambizioni.  Elizabeth invidiosa della bellissima sorella Katharina, sembra mettere in atto un piano diabolico per rovinarle i piani di matrimonio. Nel mentre la madre, posata, elegante e incline a seguire un po’ troppo i capricci della secondogenita, cerca di occuparsi al meglio della casa, dei ricevimenti e del benessere del marito, quest’ultimo completamente assorbito dai guai della fabbrica di stoffe, spesso ferma a causa di guasti tecnici.  Eppure, l’integerrimo imprenditore di Augusta sembra avere un segreto nascosto nel suo passato…

Ma la villa verrà del tutto rivoluzionata dall’arrivo di Marie, la giovane sguattera da cucina che viene catapultata in un inferno fatto di ordini e insulti, i colleghi domestici, infatti non vedevano l’ora di avere una nuova arrivata da umiliare e su cui scaricare i compiti più ingrati.

Ma Marie è stoica, sopporta senza mai subire, non tiene la lingua tra i denti quando è ora di difendersi e, a poco a poco, guadagnerà comunque il rispetto dei servitori. Impegnata a dover tenere a bada le invidie delle altre domestiche e a portare a termine l’ingrato compito di aiutare una cuoca sempre impegnata nella preparazione di sontuosi banchetti, Marie, inconsapevole, attira le attenzioni di Katharina sognatrice, capricciosa e artista.

La secondogenita dei Melzer infatti la reclamerà come modella per i suoi quadri, instaurando con lei un fortissimo legame d’amicizia, cosa che sconvolgerà la gerarchia stessa della villa fino allo scoppio d’ira immotivato del padrone di casa.

Il destino di Marie, però, non è quello di ritornare povera e umiliata in mezzo ad una strada e da sguattera si ritroverà ad essere l’unica in grado di rinsaldare i pezzi di una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi, a causa dell’amore proibito di Katharina che li porterà al limite dello scandalo.

Ma la giovane Melzer non è l’unica alla villa delle stoffe ad essere travolta da sentimenti che sfidano le convenzioni sociali, Paul, il figlio maschio ed erede, finirà con l’invaghirsi proprio di Marie e il giovane dovrà fare i conti, oltre  che con le difficoltà create dal divario di posizione sociale, anche con l’orgoglio inflessibile di Marie,  più che mai decisa a non svendersi per nulla al mondo.

Un romanzo dallo stile e dall’impianto narrativo semplice che tuttavia coinvolge pagina dopo pagina. Ci si affeziona a tutti i protagonisti e i sentimenti vengono raccontati con raffinatezza e profondità. Marie è un’eroina all’apparenza fragile nel fisico ma forte e incrollabile nei principi. Impossibile non parteggiare per lei e per Paul, un vero gentiluomo del tutto insensibile ai muri innalzati dalla regole sociali e che tuttavia, rimane sempre galante e cortese, nonostante la sua posizione gli dia il potere di poter approfittare di qualsiasi situazione.

Una lettura piacevole, veloce che mi ha fatto passare delle ore davvero piacevoli. Non vedo l’ora di sapere come si evolveranno le avventure di Marie, infatti si tratta di una trilogia, il secondo volume “Le ragazze della villa delle stoffe” uscirà il 13 marzo e si svolgerà durante la prima guerra mondiale.

Voto: 💛 💛 💛 💛

Il prossimo appuntamento della rubrica Booklover sarà dedicata al primo volume della nuova edizione del capolavoro di Marion Zimmer Bradley,  Le nebbie di Avalon.

A presto!

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Tra le pagine della storia – Un eroe dimenticato

Avventuroso, nobile e impavido, il personaggio di cui vi parlo oggi nasce nel 1762 da una schiava di Haiti e da un nobile generale dell’esercito francese, per buona parte della sua adolescenza vive anch’egli come schiavo, fino a quando il padre non lo riscatta e lo porta con sé in Francia. Qui riceve l’educazione che spetta al primogenito del marchese Alexandre-Antoine Davy de la Pailleterie, ma ben presto si lascerà condurre dall’avventura, cambierà il nome di famiglia e si arruolerà nelle file dell’esercito francese.
La storia lo conoscerà, quindi, con un cognome che è la contrazione del nomignolo con cui era conosciuta la madre schiava. la femme du mas , in italiano, “La donna della masseria”.
Di chi stiamo parlando?
Di Thomas-Alexandre Dumas, il padre dell’amato romanziere.

UN EROE DIMENTICATO DALLA STORIA –Il ricordo delle persone è un tema centrale nei romanzi di Dumas. Il peccato più grave che si possa commettere è dimenticare. I cattivi del conte di Montecristo non uccidono l’eroe, Edmond Dantès, ma lo gettano in una segreta dove viene dimenticato da tutti. Gli eroi dei romanzi di Dumas non dimenticano niente e nessuno.” (da Tom Reiss – Il diario segreto del Conte di Montecristo)
Nel libro che Tom Reiss dedica al padre del romanziere, si fa notare la grandissima influenza che la figura del generale Thomas-Alexandre Dumas ha avuto sui lavori del figlio. Figlio che, nelle prime pagine delle Sue Memorie, cerca di ricostruirne il ricordo, attraverso i racconti della madre e di chi lo aveva conosciuto, infatti Thomas morirà quando Alexandre era solo un bambino di appena quattro anni.
Per tutta la vita, Alexandre si confronterà con l’ombra di un padre combattente, che si è distinto più volte in battaglia. Un eroe in prima fila durante la Rivoluzione Francese, ufficiale al fianco di Napoleone Bonaparte. E fu proprio Bonaparte la causa delle sventure del generale Dumas. Napoleone sviluppò quasi una sorta d’invidia per il sottoposto, non ne sopportava l’orgoglio, tanto che quando fu fatto prigioniero nel Regno delle due Sicilie, il generale Dumas non venne mai reclamato dalla Francia. Nessuno negoziò il suo rilascio e rimase per due anni in una cella buia, con scarso cibo, in completo isolamento e con diversi tentativi di avvelenamento da arsenico sulle spalle. Di ritorno in patria, venne del tutto dimenticato e il governo francese non gli diede nemmeno una pensione.

IN PRIMA LINEAMio caro Dumas, mi fate tremare ogni volta che vi vedo montare a cavallo e partire al galoppo alla testa dei vostri dragoni. Mi dico sempre: “Impossibile che ritorni tutto d’un pezzo, se continua così”. Cosa ne sarà di me se vi fate ammazzare?”
Diceva uno degli ufficiali superiori di Dumas. Il generale infatti non si risparmiava. Pur avendo fatto carriera, continuava a guidare i propri sottoposti in battaglia, dove si lanciava per primo sulle file nemiche. Fu lui a conquistare il Mocenisio, la chiave delle Alpi, guidando i soldati lungo dirupi ghiacciati e inaccessibili, e cogliendo di sorpresa le invincibili armate austriache.
Non c’era da stupirsi che fosse acclamato negli ambienti dell’elitè francese, ed era una cosa alquanto straordinaria poiché si trattava di un mulatto nato da una schiava e celebrato dalle stesse persone che si arricchivano con il commercio degli schiavi.
Ma come è stato possibile per il figlio di Casette, la femme du mas di Haiti, diventare una figura di tale spicco in Francia?

henriLA REALTA’ SUPERA LA FANTASIA – Un nobile sconsiderato e avventuriero che fugge ad Haiti, si innamora di una schiava nera con cui concepisce diversi figli. Prole che, tuttavia egli stesso rivende per ottenere i soldi e tornare in Francia, salvo poi andare a riscattare il primogenito e concedergli un’educazione di tutto rispetto a Parigi.
Sembra proprio una trama di Dumas, non è vero?
Invece si tratta di ciò che è davvero successo al padre.
Non si è mai ben capito quale sia stata la causa che tuttavia condusse Thomas Alexandre a lasciare la vita agiata che ottenne dopo il riscatto come schiavo per arruolarsi. Forse un contrasto con il genitore, in ogni caso divenne dapprima cavaliere della Regina e dopo, appena scoppiata la rivoluzione, ne seppe cogliere tutte le opportunità e iniziò una rapida ascesa fino ad ottenere il grado di generale. Un successo fuori dal comune per un uomo dalla pelle nera.
A trentuno anni, Thomas era considerato come uno dei migliori soldati al mondo anche da chi disprezzava apertamente i neri.

RIVOLUZIONARIO SENZA ESSERE CARNEFICE – Nel periodo crudele e oscuro che seguì la Rivoluzione Francese, il Terrore, Dumas riuscì a rimanere fedele agli ideali di fratellanza e uguaglianza ispirati dalla rivoluzione e che, di certo, visto la sua particolare condizione gli stavano molto a cuore, ma non si lasciò coinvolgere dal clima estremista e sanguinario.
Il suo straordinario senso di umanità rischiò di metterlo in pericolo più di una volta. Non dimenticò mai di stare dalla parte delle vittime, non importava a quale classe sociale appartenessero: se venivano prese di mira dall’euforia crudele dei compagni rivoluzionari, lui metteva la sua spada al servizio di chi veniva minacciato ingiustamente.
Quando venne inviato in Vadea, nell’Ovest della Francia, per reprimere l’insurrezione realista, il generale Dumas rischiò tutto, vita e carriera, pur di contrastare il bagno di sangue.
“Uno dei rari generali audacemente pronti a dare la vita sul campo di battaglia, ma determinati a spezzare la propria spada piuttosto che sussumere il ruolo di carnefice.” Così scriverà di lui un’esponente della fazione monarchica.

images (1)LO SCONTRO CON NAPOLEONE– Dumas, come abbiamo detto, aveva dei grandi e fortissimi ideali. Combatteva per la Francia, per i diritti dei più deboli, per espandere al mondo i buoni principi della Rivoluzione.
Non c’è quindi da stupirsi dell’inevitabile scontro che avvenne con Napoleone Bonaparte, una volta che quest’ultimo rese palesi le sue mire da indiscusso imperatore.
Lo screzio che segnò in maniera incisiva il destino del generale Thomas Alexandre Dumas, avvenne durante la campagna d’Egitto. Non era l’unico ufficiale a ritenere inutile e dannosa quella colonizzazione nell’aspro territorio del Nilo. I nemici erano ben decisi a non lasciarsi conquistare e Dumas riportò le sue recriminazioni a Bonaparte più di una volta. Lo scontro tra i due rimase ben impresso nella mente dell’imperatore poiché, a Sant’Elena, dettò un resoconto di quell’avvenimento da inserire nelle proprie memorie.
“Avete predicato sedizione. Badate, Dumas, se facessi fino in fondo il mio dovere, il vostro metro e ottantacinque non vi salverebbe dalla fucilazione entro due ore.” Pare che Bonaparte si rivolse così a Dumas. Troppe le ricostruzioni di quel duro scontro per avere la sicurezza di come sia andata, di certo sappiamo che il generale accusò Bonaparte di tenere molto più a se stesso che alla Francia.
Un affronto che non venne mai dimenticato da Napoleone.

LA PRIGIONIA – 7 marzo 1799. Il Generale Dumas si trovava a bordo del veliero Belle Maltaise. L’imbarcazione era sfuggita alla flotta inglese, ma era mal ridotta, imbarcava acqua e la cosa peggiorò quando furono investiti da una tempesta.
Dopo varie traversie per salvarsi la vita, la Belle Maltaise finì con l’attraccare nel porto di Taranto. L’imbarcazione entrò così nel regno di Napoli. Un luogo sconvolto da una lotta sanguinaria tra i rivoluzionari italiani e francesi, e l’esercito della Santa Fede del Cardinale Ruffo, che aveva lo scopo di reprimere nel sangue gli ideali repubblicani e riportare ben saldo il potere nelle mani della Monarchia di Ferdinando e Carolina.
Dumas venne quindi imprigionato come importante ostaggio politico, insieme ad altri personaggi di spicco della Francia. Tra questi, anche Deodato Dolemieu, accademico e studioso , che finì per passare due anni di assoluta segregazione a Messina, dove, per non impazzire, passò il tempo a scrivere le sue teorie con il nerofumo su tutto quello che trovava.
Un prigioniero che quindi subì lo stesso trattamento dell’eroico generale.
Più tardi, il figlio di quell’illustre soldato, unirà le due vicende, dando vita all’abate Faria, prezioso compagno di Dantès.
Ma torniamo al 1799. Dumas fu quindi imprigionato e dimenticato. I tentativi di negoziazione del Cardinale Ruffo non vennero prese in considerazione dal governo francese e Thomas passò il suo tempo isolato, senza sapere nulla del suo destino, nè quando sarebbe stato infine libero. Subì anche diversi tentativi di avvelenamento da parte del medico, ma alla fine resistette, nonostante tutte le privazioni fisiche e morali, fu liberato e ritornò in Francia.

images (2).jpgIL RICORDO DEL FIGLIO. L’ISPIRAZIONE PER ROMANZI INDIMENTICABILI. Thomas Alexandre Dumas morì nel 1805, a Villers Cotterets, circondato dalla la moglie che amava alla follia e i figli, l’ultimo aveva solo quattro anni, e sarebbe diventato uno degli scrittori più amati della storia.
Il generale Dumas non venne mai insignito della Legione D’Onore, toccata invece ad altri soldati e ufficiali, e durante la seconda guerra mondiale, la sua statua venne distrutta e mai più ricostruita, al contrario di altre.
Ma il ricordo di questa straordinaria figura ha permeato personaggi letterari che, ancora oggi, vivono indimenticabili nell’immaginario collettivo di tutti. Impossibile non notare le similitudini con Edmond Dantès, con gli impavidi e integerrimi moschettieri, con Georges, mulatto e difensore della giustizia.
Alexandre Dumas, nella sua nota al “conte di Montecristo” cita come fonte d’ispirazione un noto fatto di cronaca dell’epoca. Un calzolaio parigino, alla vigilia del suo matrimonio, viene accusato da conoscenti e amici, di essere un agente inglese, viene quindi incarcerato nel forte di Fenestrelle, da cui uscirà, dopo la Restaurazione, erede di una fortuna donatagli da un prelato con cui aveva avuto amichevoli relazioni in prigione.
Tuttavia lo scrittore aggiunge alla nota questa frase. “E ora ciascuno è libero di trovare altre fonti oltre a quella che vi ho fornito.” Forse sperava che qualcuno trovasse le similitudini tra il suo personaggio più formidabile e il padre?
Dumas scrittore non farà mai mistero dell’infinito amore che provava per il genitore con cui passò pochissimo tempo. Nelle sue memorie spiega che lo ha sempre sentito accanto, che sapeva di essere stato amato. Ne elogia le qualità di soldato, di marito e di padre.
Da notare che Thomas Alexandre Dumas pur essendo il figlio diretto di una schiava era stato rispettato dalla società, tanto da poter scalare i vertici dell’esercito. Il figlio, al contrario, nato dopo la rivoluzione e in un periodo in cui si iniziava a mettere in discussione la schiavitù, fu sempre vittima di scherno e di episodi di razzismo. Veniva preso in giro dalla stampa. Balzac si riferiva a lui con frasi del tenero di: “quel negro”, e dopo i grandi successi letterari, in troppi tentarono di minarne la popolarità, schernendolo per la sua origine africana.
Dumas non badò mai alla satira nei suoi confronti, quel che lo riempiva di rabbia e indignazione, era il fatto che tutti avessero dimenticato il padre, che pure si era donato alla nazione senza risparmiarsi.

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LA LETTURA DA NON PERDERE – Se volete approfondire di più questa straordinaria figura, il libro da leggere è “Il diario segreto del Conte di Montecristo” di Tom Reiss, vincitore del premio Pulitzer, edito da Newton Compton.
Un saggio avvincente che racconta in maniera approfondita e allo stesso tempo accattivante, la storia di un uomo formidabile, un vero eroe romantico in carne ed ossa. Una lettura che rende onore a un soldato dimenticato e che aiuta a conoscere ancora meglio le opere di uno straordinario scrittore come Alexandre Dumas.

 

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Tra le pagine della storia – Cosa guardare su Netflix – Versailles

Oggi torniamo a parlare di serie tv storiche. E condivido con voi le mie impressioni su Versailles.

LA SERIE TV E DOVE TROVARLAVersailles è una serie televisiva francese e canadese, trasmessa dal 16 novembre 2015 al 21 maggio 2018 su Canal + per tre stagioni

In Italia, la serie è stata pubblicata sulla piattaforma on demand Netflix dal 5 gennaio al 2 agosto 2018.

images (8)TRAMA – Il re di Francia Luigi XIV, che ha 28 anni, vuole la nobiltà francese presente all’autorità del potere reale. Per lasciare Parigi e gli eventi della Fronda che ancora lo perseguitano fino ad oggi, ha deciso di spostare il suo governo nell’ex residenza di caccia di suo padre. Per attirare i nobili alla sua corte e tenerli sotto controllo in tal modo, ha lanciato la costruzione della reggia di Versailles. Questa impresa di dimensioni e costi sproporzionati susciterà malcontento e discordia. In un ambiente di corte travolto dalle cospirazioni, come farà Luigi ad imporre il suo potere di vivere, le sue passioni amorose e guadagnare il titolo di Re Sole?

CONSIDERAZIONI – Era da tempo che volevo guardare questa serie, ma non è stato subito amore a prima vista. Mesi fa avevo iniziato con le prime puntate e non è scattata alcuna scintilla. Così non sono andata oltre. Poi, però, mi è tornata la voglia di guardare qualche cosa in costume e così, complice un malanno, ho deciso di dare una seconda possibilità alla serie.
Devo dire che più andavo avanti e più mi appassionavo. Una passione particolare, non smaniavo troppo dalla voglia di sapere come andava a finire, insomma non ci perdevo il sonno, ma rimanevo comunque affascinata dalla storia.

Una serie senza dubbio con pregi e difetti, ci sono stati diversi passaggi nella trama che mi hanno lasciato dubbiosa ma nel complesso mi è piaciuta abbastanza.

LUCI E OMBRE DI VERSAILLES –  La figura di Luigi XIV è complessa. Un regno durato 72 anni e 110 giorni è difficile da rendere in tutte le sue sfaccettature e complicanze. Pensando al Re Sole viene in mente lo sfarzo di Versailles, le guerre lunghissime, le amanti, le riforme di Colbert.

Quello che ho amato in maniera particolare di Versailles è stato il contrasto netto tra lo sfarzo del Re Sole e del suo palazzo di Versailles con l’oscurità degli intrighi di corte, i problemi e i disagi intimi del Re, uomo investito di tantissimo potere e circondato da tutto ciò che desidera, che tuttavia è solo. Impossibilitato a realizzare i suoi veri desideri. Un contrasto cupo reso bene dalla colonna sonora, moderna e tetra, che ben sottolinea questo gioco di luci e ombre.images (9)

Una serie che dapprima sconcerta. Il filo conduttore rimane celato nelle prime puntate, forse troppo piene di scene dissolute e di un colpo di scena che all’inizio fa rimanere abbastanza perplessi, ma poi, con un po’ di pazienza, si scoprono le carte e davanti a noi non c’è solo il Re incline ai vizi, pieno di amanti, tra cui spicca Enrichetta d’Inghilterra, ma bensì l’uomo scaltro, il politico pronto a fare di ogni occasione, anche quella più disastrosa, un’opportunità.

E poi emerge, puntata dopo puntata, Filippo, il duca D’Orleans. Se dapprima appare solo come il fratello del Re, ancora più dissoluto di lui, il cui passatempo sembra essere solo quello di ubriacarsi e folleggiare con il cavaliere di Lorena, diventa invece quasi protagonista a fianco di Luigi. Il fratello del re possiede una personalità forte, al contrario di quello che può sembrare all’inizio. Rimane sempre in bilico tra invidia e amore verso il fratello. Desideroso di mostrare il suo valore e di proteggere il sovrano. Indeciso se farsi inghiottire del tutto dai vizi oppure usare il proprio valore per far brillare ancora di più Luigi.

Filippo rimane uno dei pochi che ha davvero il coraggio di avvicinarsi al Sole, senza temere di venire bruciato.

DONNE E POTERE – Le donne, in Versailles, hanno un ruolo di prim’ordine. Luigi ha un numero considerevole di amanti e la regina, Maria Teresa d’Asburgo, è dimenticata e sola ma per quanto sia pia e devota, anche lei sarà incline a lasciarsi andare alla passione più di una volta. Una regina che tende a rimanere in secondo piano, dimenticata in favore di donne come Enrichetta, moglie di Filippo e amante di Luigi. Enrichetta è rispettata a corte e benvoluta per via della sua bellezza e della sua dolcezza, è sorella del re d’Inghilterra Carlo II e avrà un ruolo cruciale nella politica di Luigi.

Sarà invece Françoise-Athénaïs di Montespan a diventare la quasi “tirannica” favorita di Luigi. Bella e arguta, conquisterà il cuore di Luigi e l’intera corte di Francia.

Ma sarà solo una donna, infine a trionfare, e sarà quella che meno ci si aspetta di veder brillare…

download (5).jpgUn’altra figura femminile che spicca è la principessa Palatina, la seconda moglie di Filippo, si dimostrerà una donna forte, capace di superare i pettegolezzi di corte e di sopportare un matrimonio con uomo legato ad un altro uomo. Ma la principessa mostrerà un carattere deciso, in grado di guadagnare l’amore e il rispetto di Filippo e persino quello del Cavaliere di Lorena.

IL SOLE, UN PRIVILEGIO PER POCHI – Tutti girano intorno al Sole in cerca di luce e favori, e Luigi pretenderà di avere accanto a sé solo nobili che possano dimostrare il lignaggio. Chi non lo possiede metterà in atto qualsiasi forma di tradimento pur di poter rimanere a palazzo.
Nel mentre Guglielmo d’Orange e l’Olanda tendono una mano avida verso la Francia e Luigi si dovrà difendere da nemici che arrivano da ogni parte, interni ed esterni alla corte.

Con il susseguirsi delle puntate la corte di Versailles s’ingrandisce di pari passo con i lavori mastodontici del palazzo, e con lei crescono i malumori e le invidie che daranno seguito a risvolti tragici e a complotti in grado di lambire persino le persone più fidate del Re.

FIDATI GUARDIANI DEL POTERE – Altri due personaggi spiccano in questa serie tv: non sono nobili ma votati al dovere, dedicano, anima e corpo, la propria vita al Re e più di una volta saranno loro a reggere le trame oscure del potere di Luigi.download (6)

Il primo è il valletto del Re. Alexandre Bontemps. Conosce ogni minimo dettaglio della vita privata di Luigi, lo segue come un’ombra, talmente fidato che si guadagna spesso il diritto di poter conversare con il sovrano in qualità di amico e dispenserà spesso consigli cruciali.

Il secondo è Fabien Marchal, il capo della polizia, il braccio armato che si occupa del lavoro sporco. Tortura i prigionieri, dà la caccia alle spie e ai nemici. Una figura tetra, quasi inquietante, che tuttavia nasconde un cuore fedele e troppo spesso si prenderà sulle spalle la responsabilità delle decisioni avventate di Luigi.

Entrambi saranno coinvolti nell’intrigo cardine della terza stagione.
Non si può parlare di Luigi XIV senza inserire la maschera di ferro…

IL MIO GIUDIZIO – Per quanto mi riguarda si tratta di una serie ben costruita. I personaggi sono approfonditi con cura, con le loro debolezze e i loro punti di forza, le scenografie danno il giusto risalto a Versailles e la trama, seppur inizialmente lenta e poco accattivante, alla fine si dimostra salda e appassionante.

La seconda stagione è, per me, quella meglio riuscita. C’è il giusto equilibrio tra azione e intrigo. La terza, invece, pecca secondo me di un finale troppo veloce. Alcune cose vengono risolte in maniera sbrigativa e ad alcuni personaggi, come Fabien Marshal, non viene riservato un giusto finale.

Le licenze storiche sono numerose ma non conoscendo a fondo il periodo storico non posso dare un giudizio netto sulla questione.

Nel complesso una serie godibile che pecca qua e là di qualche faciloneria di troppo sulla trama, scivoloni che, tuttavia, vengono assorbiti abbastanza in fretta.

La serie non si è prolungata oltre la terza stagione, una scelta secondo me corretta. Andare avanti avrebbe significato sfociare nella noia, poiché uno schema narrativo di questo genere non può protrarsi eccessivamente.

CENNI STORICI SUI PERSONAGGI REALMENTE ESISTITI

Luigi XIV di Borbone, detto il Re Sole (Le Roi Soleil) o Luigi il Grande (Saint-Germain-en-Laye5 settembre 1638 – Versailles1º settembre 1715), è stato un membro della casata dei Borbone nonché il sessantaquattresimo re di Francia e quarantaquattresimo di Navarra; regnò per 72 anni e 110 giorni, dal 14 maggio 1643, quando aveva meno di cinque anni, fino alla morte nel 1715.

Filippo di Francia, duca d’Orléans, meglio noto come Filippo d’Orléans o Monsieur ( nel senso francese di mon sieur, “mio signore”) (Saint-Germain-en-Laye21 settembre 1640 – Saint-Cloud8 giugno 1701), è stato un principe del sangue francese, figlio di Luigi XIII di Francia e Anna d’Austria e fratello minore di Luigi XIVLe Roi Soleil. Nato duca d’Angiò, Filippo divenne duca d’Orléansalla morte di suo zio Gastone nel 1660. L’anno successivo ricevette anche il ducato di Valois e di Chartres. Dopo la sua vittoria in battaglia nel 1671, il fratello Luigi XIV gli donò il ducato di Nemours, i marchesati di Coucy e Folembray e le contee di Dourdan e Romorantin. Fu conosciuto semplicemente come Monsieur, il titolo tradizionalmente riservato al fratello minore del re alla corte francese.

Apertamente omosessuale, ebbe di fatto uno stile di vita bisessuale per compiere il suo dovere dinastico. Attraverso i figli dei suoi due matrimoni, Filippo divenne un antenato comune di numerosi regnanti in tutta Europa, tanto da guadagnarsi il soprannome di “il nonno d’Europa”. Era ascendente diretto di Luigi Filippo, che governò la Francia dal 1830 fino al 1848 durante la monarchia di Luglio.

Attraverso un’attenta amministrazione familiare, Filippo aumentò notevolmente le sorti della casa di Orléans, un ramo cadetto dei Borbone di Francia, di cui era il fondatore.

Maria Teresa d’Asburgo, anche chiamata Maria Teresa d’Austria, soprattutto nella storiografia francese (in spagnoloMaría Teresa de Austria; in franceseMarie Thérèse d’Autriche) (San Lorenzo de El Escorial10 settembre 1638 – Versailles30 luglio 1683), era figlia del re Filippo IV di Spagna e di Elisabetta di Francia. Dalla nascita ebbe i titoli di infanta di Spagna e del Portogallo e di arciduchessa d’Austria; probabile erede al trono spagnolo, venne destinata col Trattato dei Pirenei (1659) in moglie a Luigi XIV di Francia, suo cugino di primo grado da parte sia di padre sia di madre.

Filippo di Lorena, chiamato lo Chevalier de Lorraine (1643 – 8 dicembre 1702), fu un nobile francese e membro del Casato di Guisa, cadetto del Casato ducale di Lorena. Fu il rinomato amante di Philippe de France, Monsieur, fratello di Luigi XIV.

Françoise “Athénaïs” de Rochechouartmarchesa di Montespan (Lussac-les-Châteaux5 ottobre 1640 – Bourbon-l’Archambault26 maggio 1707), è stata una nobildonna francese, meglio conosciuta come Madame de Montespan, è stata la più famosa favoritadel re Luigi XIV di Francia, al quale diede sette figli (sei dei quali legittimati)[1]. Nata in una delle più antiche e nobili famiglie di Francia, il Casato di RochechouartMadame de Montespan fu chiamata da alcuni «la vera Regina di Francia» durante la sua relazione amorosa con Luigi XIV a causa della pervasività della sua influenza a corte in quel periodo. Il suo cosiddetto “regno” durò circa dal 1667, quando danzò per la prima volta con Luigi XIV in un ballo tenuto dal fratello minore del real Louvre, fino al suo presunto coinvolgimento nel famigerato Affaire des Poisons tra la fine 1670 ed il principio del 1680. È l’antenata di varie case reali in Europa, comprese quelle di SpagnaItaliaBulgaria e Portogallo.

Madame de Maintenon, nata Françoise d’Aubigné (Niort27 novembre 1635 – Saint-Cyr-l’École15 aprile 1719), è stata la sposa morganatica di re Luigi XIV di Francia dal 1684 al 1715. Caduta progressivamente in disgrazia Madame de Montespan, morta la regina Maria Teresa nel 1683, il re decise di sancire il fatto che lui e Madame erano la vera coppia parentale dei figli della Montespan, facendo di Madame de Maintenon, sposata con una cerimonia segreta nella notte fra il 9 e il 10 ottobre, la propria moglie morganatica. Il matrimonio restò segreto, ma dopo un po’ la corte cominciò a mormorare.

Jean-Baptiste Colbert (Reims29 agosto 1619 – Parigi6 settembre 1683) è stato un politico ed economista francese. La sua opera fu diretta principalmente ad accrescere la ricchezza del Paese, incoraggiandone lo sviluppo industriale e coloniale. Modernizzò le finanze pubbliche francesi, salvandole dalla bancarotta e facendo raggiungere il pareggio al Bilancio dello Stato, ma la sua opera risanatrice fu gravemente ostacolata dalle enormi spese belliche di Luigi XIV. Nel 1669 ottenne dal re la creazione del Ministero della Marina, carica di cui fu il primo titolare e che fece di lui il padre della moderna marina francese. La politica di Colbert è considerata una delle più genuine interpretazioni del mercantilismo.

Alexandre Bontemps (1626–1701) was the valet of King Louis XIV and a powerful figure at the court of Versailles, respected and feared for his exceptional access to the King. He was the second of a sequence of five Bontemps to hold the position of Premier valet de la Chambre du Roi (“First valet of the king’s bedchamber”[1]) in uninterrupted succession between 1643 and 1766, when an early death, leaving no successor, broke the line.[2] There were four head or Premier valets de chambre, of whom Bontemps became the most senior in 1665, and thirty-two valets.[3]

Enrichetta Anna Stuart (Exeter16 giugno 1644 – Saint-Cloud30 giugno 1670) nata Principessa d’Inghilterra e Scozia, divenne Duchessa d’Orléans come moglie di Filippo di Francia, fratello di Luigi XIV. Fuggendo dall’Inghilterra con la sua governante all’età di tre anni, si trasferì alla corte di suo cugino di primo grado Luigi XIV di Francia, dove fu nota come Minette.[1] In seguito sposò Filippo di Francia, fratello di Re Luigi XIV, noto come Monsieur a corte, e diventò nota come Madame. Molto popolare con la corte in gran parte a causa della sua natura civettuola, il suo matrimonio fu segnato da frequenti tensioni.[3]Enrichetta fu determinante nei negoziati del trattato segreto di Dover prima della sua prematura morte nel giugno 1670. I pretendenti giacobiti al trono di Gran Bretagna in seguito alla morte di Enrico Benedetto Stuart discendono da lei attraverso sua figlia Anna Maria, regina di Sardegna.

Elisabetta Carlotta del PalatinatoDuchessa d’Orléans, in tedesco Elisabeth Charlotte von der Pfalz (Heidelberg27 maggio 1652 – Castello di Saint-Cloud8 dicembre 1722), fu una principessa tedesca e moglie di Filippo I d’Orléans, fratello minore di Luigi XIV di Francia. La sua vasta corrispondenza fornisce un resoconto dettagliato delle personalità e delle attività alla corte di suo cognato, Luigi XIV. Insieme con il marito, Filippo di Francia, Monsieur, il Duca d’Orléans, sono i fondatori dell’attuale Casato degli Orléans – il loro unico figlio maschio sopravvissuto Filippo II d’Orléans, divenne Reggente di Francia durante la minore età di Luigi XV di Francia. È anche la nonna materna di Francesco Stefano di Lorena e antenata di Luigi Filippo di Francia, e quindi molte case reali d’Europa come quella spagnola, italiana, bulgara, austriaca, toscana, napoletana discendono da lei.

Guglielmo III d’Orange, in olandeseWillem Hendrik van Oranje-Nassau, anche noto come Guglielmo III d’InghilterraGuglielmo II di Scozia e Guglielmo I d’Irlanda (Binnenhof, L’Aia14 novembre 1650 – Kensington Palace, Londra8 marzo 1702), è stato Principe d’OrangeConte di Nassau e Barone di Breda dalla sua nascita, Statolder delle Province Unite dal 28 giugno 1672, re d’Inghilterra e d’Irlanda dal 13 febbraio 1689 e re di Scozia dall’11 aprile 1689, in tutti i casi fino alla morte. Nato come membro della Casa d’Orange-Nassau, Guglielmo ottenne le corone d’InghilterraIrlanda e Scozia in seguito alla Gloriosa rivoluzione, durante la quale suo zio e suocero Giacomo II fu deposto. Nei tre regni Guglielmo governò congiuntamente con sua moglie e cugina Maria II (che aveva sposato a Londra il 4 novembre 1677), fino alla morte di quest’ultima, avvenuta il 28 dicembre 1694. Tra gli Orangisti in Irlanda del Nord egli è al giorno d’oggi noto con il nome informale di “King Billy”.

Cuore d’inchiostro – Ornella Albanese e L’Anello di Ferro

Scrivere può essere molte cose.

Una professione, un passatempo, uno sfogo.

La scrittura può assumere varie forme, diventare un romanzo con una tiratura da un milione di copie o un manoscritto in attesa in un cassetto polveroso.

Non ha importanza. Qualsiasi sia il motivo per cui si scrive, qualsiasi sarà la strada che le nostre parole intraprenderanno nel mondo, ciò che darà voce  all’inchiostro, steso su carta o lampeggiante su uno schermo, sarà il cuore. L’emozione e il sentimento che permettono alle parole di prendere vita.

Cuore d’Inchiostro darà voce proprio a questo. All’emozione e ai sentimenti che pulsano dietro la scrittura. Gli autori ospiti ci parleranno della loro personale esperienza,  dei romanzi e della loro professione sotto un altro punto di vista…

Oggi sarà ospite Ornella Albanese che ci parlerà della nascita del suo romanzo “L’anello di ferro”

 


Articolo di Ornella Albanese.

Ci sono due modi di scrivere romanzi: per mestiere oppure per passione.

Se si è fortunati, queste due modalità possono coincidere. E se non si è fortunati, come arrivarci?

Non è troppo difficile. Anche se si scrive per mestiere, si deve privilegiare l’emotività. Mai cimentarsi con temi di cui non si è convinti solo per seguire un trend o per “catturare” lettori.

Se una storia ti muove qualcosa dentro significa che è la tua storia.

Si può anche scriverla sotto contratto, e quindi per mestiere, ma ci si approccia alla scrittura con lo stesso stato d’animo della prima volta.

Ecco come capire se la storia è quella giusta.

Si deve rinnovare ogni volta l’adrenalinico incantesimo dell’emozione.

E adesso vi racconto la storia un romanzo scritto sull’onda della pura emotività.

Ormai collaboravo in modo continuativo con Mondadori per i Romance storici. Ne scrivevo uno l’anno e a volte anche due, quindi ero sempre sotto contratto. Il mio ultimo, “L’avventuriero che amava le stelle”, rigorosamente autoconclusivo, aveva avuto molto successo e tutti volevano un seguito: lettori ed editor. Io all’epoca odiavo i sequel (adesso li adoro). Avevo molti dubbi e tergiversavo, riluttante a scrivere qualcosa che non mi convincesse fino in fondo.

In pratica, non mi importava di avere un bel contratto in attesa.

E così, mentre tergiversavo, mi sono seduta al pc davanti allo schermo bianco e ho cominciato a scrivere. Senza un’idea, scrivere e basta. In realtà pensavo di proporre a Mondadori qualcosa di diverso dal sequel che volevano.

Però già dalle prime pagine ho capito che il romanzo non sarebbe mai andato bene per quella collana. E man mano che procedevo, ne ero sempre più convinta. Non si trattava di un romance. O per meglio dire non era solo un romance. E così mi sono sentita all’improvviso libera. Non avevo limiti di battute e neppure confini entro cui far muovere la storia. Il mio “non solo romance” si è nutrito di questo senso di libertà e dell’emozione che ne scaturiva.

Allora ho cominciato a seguire d’istinto i tanti sentieri che possono diramarsi da un intreccio. Ho dato spazio all’avventura, alle molte voci di personaggi che premevano per trovare il loro spazio e, a un certo punto, una frase scritta per caso nelle primissime pagine mi ha anche suggerito una forte componente noir.

Sei stupida, mi dicevo. Con questo romanzo non andrai da nessuna parte. Non rientra in nessun genere. Stai solo perdendo tempo.

Eppure sembravo posseduta. Andavo avanti a scrivere e l’emozione sembrava scorrermi sottopelle ogni volta che mi sedevo al pc e ancora di più quando, per vari motivi, non potevo farlo.

Lo chiamavo “il mio romanzo inutile”, scritto solo per seguire un estro emotivo. Una volta finito, con grandissimo fervore e fiumi di adrenalina, l’ho lasciato lì. Avevo un contratto in attesa ed era passato troppo tempo. Ma la cosa incredibile è stata che all’improvviso, nel momento stesso in cui ho letto l’ennesimo commento di una lettrice che chiedeva un seguito de “L’avventuriero che amava le stelle”, mi è esplosa un’idea e ho subito cominciato “Il profumo dei sogni”, diventato poi il secondo volume della Trilogia dell’Amore Inatteso. Addirittura una trilogia, da non crederci, e poi ne è seguita un’altra, sempre per Mondadori.

51Dvhvk8FkL._SY346_E il mio amato romanzo inutile che fine ha fatto?

Quando l’editore Sergio Fanucci mi ha scritto per chiedermi una collaborazione con la sua casa editrice… caspita, avevo già una storia pronta da proporgli!

Il mio amato romanzo scritto solo seguendo istinto ed emozione era “L’anello di ferro” ed è stata la mia prima creatura ad approdare in libreria.


 Ornella Albanese
Dopo un’assidua collaborazione alla narrativa di riviste a tiratura nazionale con racconti gialli e rosa, l’autrice ha pubblicato quattordici romance storici (di cui due trilogie) per la collana I Romanzi Mondadori. Per Leggereditore ha pubblicato L’anello di ferro, che adesso ripropone in digitale, e il pluripremiato L’Oscuro Mosaico.
È di nuovo in libreria con Il sigillo degli Acquaviva, per Leone Editore, la storia del guerriero Saraceno Yusuf Hanifa.
http://www.ornellaalbanese.it