Diario di bordo – L’ultima fata vol. 2 e cover reveal del terzo capitolo

Self (1)Manca poco, solo qualche giorno è sarà disponibile il secondo volume della saga “L’ultima Fata” dal titolo “La Corte Malvagia.

Continuano  le avventure di William ed Eira, i pericoli che dovranno affrontare sono tanti mentre la situazione politica s’ingarbuglia e a Laigbarn Castle, ai giorni nostri, Catriona MacLean e Alistair Campbell il laird attuale, sono impegnati con la realizzazione di un museo dedicato alla storia di Will e della ragazza dal sangue fatato.

Ecco la trama.

Stefania FATA Cover 2- l'ultima fata - La Corte Malvagia by RCG.jpgEira e William tentano di raggiungere Glencoe in cerca di aiuto, ma il viaggio si rivelerà insidioso e si ritroveranno in situazioni pericolose che metteranno a rischio la loro vita e non solo. Lachlan e Maeve iniziano a dar forma alla loro vendetta e i Campbell sono più che mai determinati a non farsi sconfiggere dai loro nemici. 
E nell’ombra i sussurri del bardo Enoch sembrano risvegliare i più pericolosi demoni del Piccolo Popolo

La Corte Malvagia è il secondo volume di una saga che vi farà immergere in oscure lotte di potere tra i clan, seguendo le orme del Piccolo Popolo e di un amore complicato e testardo come la Scozia

Il prossimo appuntamento con la Scozia e il Piccolo Popolo è per il 15 di giugno, con il terzo capitolo “Cuori Infranti” che troverete presto in pre – order su amazon. Intanto vi svelo la cover!Stefania FATA Cover 3-LETTERING scuro.jpg

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La discarica dei cattivi sentimenti

Come mai consideriamo Facebook la discarica delle nostre peggiori emozioni? È un quesito che mi frulla in testa da qualche tempo.

Meditavo di fare questo articolo da un po’. Ero indecisa, non mi andava di unirmi al coro delle critiche sui guai della nostra epoca né di demonizzare l’uso dei social. Volevo solo fare qualche riflessione a seguito del crescente disagio che spesso provo entrando su Facebook.

 Per me, il social inventato da Zuckerberg è sempre stato un importante mezzo di comunicazione. Un veicolo potente per condividere le mie passioni, la professione che ho scelto, le esperienze di vita.

La condivisione, infatti, è il motore principale del meccanismo social. La definizione del verbo condividere trasmette una sensazione positiva, l’idea di un’unione tra persone sconosciute che tuttavia amano, riflettono e discutono su interessi comuni, su progetti simili e via discorrendo.

Quella riga bianca che compare sulla nostra home con la scritta in grigio “A cosa stai pensando?” è un’opportunità per fare amicizia, farsi conoscere, parlare della vita. Esprimere un’opinione. Non a caso Facebook è il luogo che ha visto nascere alcune delle amicizie più vere e importanti della mia vita. Dunque è un mezzo positivo, se usato nel modo corretto, tuttavia, da un po’ di tempo a questa parte, fatico ad avere un rapporto sereno con questo social, vittima, a mio avviso, dei cosiddetti “stato-insulto” che si travestono da opinione.

Opinione. Un’altra parola che sul social è virale. Ognuno di noi può aprire il pc o lo smartphone e scrivere la propria opinione su qualsiasi cosa l’abbia colpito. Una libertà che, quanto meno all’inizio, poteva essere qualcosa di positivo, un veicolo per farsi ascoltare, per rendersi conto di non essere da soli a pensarla a quel modo, ma l’opinione è diventata delirio di onnipotenza. Quella domanda posta da Facebook ha scoperchiato il vaso di Pandora, tirando fuori il lato più brutale della maggior parte di noi.

Ma qual è il vero significato del termine Opinione? Lo conosciamo ancora?

opinióne (ant. oppinióne) s. f. [dal lat. opinio -onis, affine a opinari «opinare»]. – 1.Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso, ammettendo tuttavia la possibilità di ingannarsi nel giudicarla tale: fino a che non sia dimostrata la verità, tutte le opossono essere ugualmente vere o false; o. valida, probabile, assurda; l’o. dei più, della maggioranza; o. radicata, inveterata; è ormai o. invalsa, prevalente, comune, generale, unanime, universale; formarsi un’o. propria; dire, esprimere la propria o.; io la penso così, ma, ripeto, questa è solo una mia o. (o una semplice o., nulla più che un’o.); secondo la mia modesta o., oppure la mia debole o. sarebbe che …, modi di presentare modestamente il proprio giudizio, di esprimere un parere o di affacciare una proposta; non mi sono fatto ancora un’o. in merito; sono convinto della mia o.; mi confermo sempre più nella mia o.; nonostante la smentita dei fatti, rimango della mia o.; anche questa è un’o., frase (spesso iron.) ecc. ecc.

45775L’opinione non è verità assoluta, ma il riflesso di un pensiero formulato in base all’esperienza, alla cultura, alle convinzioni personali della persona che la esprime. Su Facebook, invece, la Home non è un insieme di valutazioni soggettive ma di sentenze. Di idee personali spacciate per verità cosmiche, il tutto condito da toni di rabbia, critica, polemica.

Poche frasi del tipo “A me piace il bianco, lo trovo uno splendido colore”. Al contrario sono numerose quelle così composte:“Il bianco è l’unico colore possibile e tutti quelli che non lo amano non capiscono un emerito…c..o”

Si dà peso alla propria opinione sminuendo tutte quelle degli altri a suon di insulti. Apriti cielo quando poi si scatena la discussione nei commenti, il minestrone di insulti è presto servito.

Spesso mi capita di aprire Facebook e di chiuderlo subito dopo in preda al fastidio. Quasi in maniera inconscia avverto nervosismo, voglia di litigare, sensazioni negative.

La colpa è di Zuckerberg? Dei social? No, per quanto mi riguarda, la colpa è della voglia di farsi notare a suon di polemica e commenti taglienti, mascherati sotto una patina di ironia e acume che non è altro che cattiveria latente. In troppi su quella famosa riga bianca, riversano parole che, faccia a faccia, non direbbero mai alle persone. Lo schermo è uno scudo forte e ci si dimentica che oltre, dall’altra parte, c’è una persona che potrebbe avere dei forti scompensi nel leggere determinate cose e andare persino in Questura.

Sì, in pochi pensano a questo tipo di risvolto. Insultano, diffamano, bullizzano, come se fossero scevri da qualsiasi conseguenza legale. Non è così, le azioni hanno sempre delle conseguenze, compreso il nostro comportamento “social”. Quanti di noi pensano a questo aspetto? Quanti si soffermavano a valutare il dolore o la sofferenza causata da una frase scritta in un commento o in uno stato? Uso il plurale, perché, senza dubbio, nel corso degli anni, io stessa avrò commesso errori di questo tipo. Di certo avrò esagerato in qualche contesto, specialmente quando dall’altra parte ho incontrato provocatori e bassa educazione., perché questo gioco è un circolo vizioso, nessuno è immune, finiamo fagocitati, quando meno ce lo aspettiamo, da questo clima di rabbia, aggressività, cinismo e qualche volte invidia.

Scommetto che in tanti, leggendo queste parole, diranno che la cura per i più deboli di cuore, per gli animi sensibili, è quella di non leggere gli stati incriminati, perché la bacheca personale è libera e Facebook ha tutta una serie di impostazioni in grado di nascondere agli occhi parole a noi poco gradite.

Sì, in effetti, e senza alcun dubbio, è la via più facile. “Occhio non vede cuore non duole”, ma il punto è che sarebbe invece il caso di comprendere e pensare che non si tratta di un gioco. Facebook non è una realtà virtuale. Può piacere o meno ma è un’estensione della realtà in cui viviamo. Non ci sono persone in carne ed ossa, ma è come se vi fossero. Dubito fortemente che la maggior parte di noi faccia determinate sparate alla “Sgarbi”, passatemi il termine, quando si trova sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia e tra amici. Di persona scatta un filtro automatico che ci impone di pensare, calibrare il tono e mediare tra noi e l’altro.

Per il semplice motivo che dal vivo la conseguenza di una parola sbagliata può essere spiacevole e causare dolore a noi e a chi l’ha ascoltata.

Perché mai non dovrebbe essere così anche su Facebook? Come mai decidiamo che la nostra bacheca è una zona franca libera da qualsiasi regola di educazione, civiltà e buon senso? Da dove è scaturito questo assurdo delirio di onnipotenza che genera mostri e trasmette un disagio che si somma ai problemi quotidiani che ognuno di noi vive oltre quel benedetto schermo?

Non ho una risposta a questa domanda, non ho le competenze per spiegare i meccanismi dietro a questo tipo di comportamento.

Posso dire, però, che preferirei vedere la Home intasata di foto, idee, entusiasmo. Di discussioni pacate, anche estreme, perché no, ma senza rabbia e violenza verbale. Si deve parlare solo di sentimenti positivi? No, certo che no, la vita non è solo gioia. Possiamo parlare di tutto, l’importante è ricordare che siamo in pubblico, non in privato. Mi piacerebbe portare le mie teorie a chi la pensa diversamente da me, e magari riuscire persino a cambiare idea su determinate questioni.

Non voglio un’esplosione mielosa di fiori e cuoricini, ma un confronto vero, scevro da giudizi precotti e livore. Vorrei non dover impormi di passare oltre per non arrabbiarmi.

Il mondo è bello perché è vario, ognuno di noi avrà sempre un approccio diverso, e questo post è solo una riflessione maturata dopo diversi litigi in cui sono stata coinvolta in prima persona e altri a cui ho solo assistito. Situazioni che mi hanno provocato disagio, ansia e attacchi di panico.

Facebook ci permette di raccontare la nostra storia e il web è un posto dove ogni download (7)cosa è quasi eterna. Siamo sicuri di voler affidare al mondo una storia che racconta di rabbia e polemica? Sicuri, sicuri che non abbiamo niente di meglio da offrire ai nostri simili?

Io credo che ci sia molto altro da raccontare e condividere… basta solo pensare che i tasti del PC sono un’opportunità, non una discarica.

 

Il bosco del Sorriso – Quando siamo noi a cercare l’ispirazione

L’ispirazione. Questa è una parola fondamentale per qualsiasi artista. Nel corso degli anni e dei secoli, in molti si sono rivolti a questa sorta di “entità” astratta che permette a coloro in grado di sentirla, di realizzare romanzi, quadri, musica…23032567_10213233094493846_6685644403362072891_n

Per quanto riguarda la scrittura (e per quanto riguarda me, nel caso specifico), l’ispirazione è spesso soffocata dalle vicende della vita. La fretta, male assoluto del nostro tempo, gli impegni, le preoccupazioni e   per interi giorni non si riesce a sviluppare l’idea che avevamo nella testa.

Avere in mente quasi un’intera storia e non riuscirla a trasferirla su carta è uno dei blocchi dello scrittore più infidi. Provoca angoscia, frustrazione. Un limbo che si verifica ogni qual volta la fantasia, l’arte, sono costrette a scontrarsi con una vita che scorre troppo veloce e che ti lascia addosso troppa stanchezza per permetterti di lasciarti andare all’entusiasmo, che dovrebbe invece permeare ogni attimo del processo creativo.

La soluzione, e il consiglio, che verrebbe da dare a uno scrittore in queste condizioni è semplice: tranquillizzati, e aspetta di essere ispirato!

Eh, no. Perché ad aspettare il momento perfetto con la casa silenziosa, il telefono muto, la mente rilassata… beh, credetemi, si diventa vecchi.

“È un tizio terra terra. Gli piace stare in cantina. Sarete voi ad arredargli l’alloggio dove abitare. In altri termini sbrigherete il lavoro di fatica, mentre lui se ne sta in panciolle a fumare sigari, ammirando i trofei di bowling e fingendo di ignorarvi. Secondo voi è giusto? Io penso di sì. Forse questo tizio non è una bellezza e nemmeno un abile conversatore (il mio si limita a mugugnare scontroso, a meno che non sia in servizio), ma dalla sua ha l’ispirazione. Vale la pena sgobbare fino a tarda notte, perché il nostro amico con sigaro e alucce dispone di un sacchetto pieno di magia. Il suo contenuto è in grado di cambiarvi la vita.”

La descrizione di King è perfettamente calzante. Come tutte le cose  anche l’ispirazione non cala dall’alto e non ti bussa alla porta. Devi andartela a cercare. Scavare, spaccarti la testa contro il muro e scrivere, scrivere, scrivere di continuo. Anche quando vorresti essere altrove, o quando  hai il vomito di sederti davanti al pc.

Ma tormentare i tasti di un portatile non  è il solo modo per scovare la musa. Credo che non ci sia nulla di meglio che svagare la mente passeggiando nei boschi, nei prati o anche in una via affollata di una grande città. L’ispirazione si porta con sé tutte le sfaccettature della vita, la polvere magica è fatta di colori, ombre, sole, profumi, espressioni. Quindi è necessario entrare in contatto con il mondo intorno a noi.

Per quanto mi riguarda, questo contatto lo trovo camminando per i boschi. Amo sentire gli alberi, osservare la natura che cambia al mutare delle stagioni. E con questo post vi voglio parlare di un luogo: il bosco del sorriso, un sentiero immerso nell’oasi Zegna, poco oltre Biella.22894096_10213233078133437_7628478047112224130_n

Un percorso costellato di favole incise sul legno, poste sotto gli alberi protagonisti. Un sentiero fatto di colori e profumi che conduce all’Eremo di Maria. Una costruzione in pietra che ricorda una chiesa, ma al suo interno racchiude i simboli di molte religioni. Potete entrare e meditare. Raggiungere voi stessi e staccarvi dalla giostra del mondo che scorre troppo veloce.

E scoprire che il bosco vi sorride sul serio e con lui la beffarda ispirazione. Nel mio caso, questa lunga e rilassante passeggiata ha sbloccato i timori riverenziali che avevo verso un progetto  compresso per diversi mesi, forse anni.

Quindi, ogni volta che vi sentite bloccati, soffocati,  – ed è un consiglio che rivolgo anche a coloro che non scrivono –  andate in cerca di ispirazione.

Perché l’entusiasmo serve soprattutto per affrontare la vita.

Il diaro di Bordo -Speciale Halloween – Le volte sotterranee di Edimburgo

Questo Settembre ho avuto il piacere di fare un bellissimo viaggio di nozze in Gran Bretagna. La prima tappa è stata la città di Edimburgo e oggi, in occasione della festività di Halloween, voglio raccontarvi delle volte sotterranee del Ponte Sud. Una visita che mi ha affascinato e che consiglio di fare. Avete due opzioni: visitarle di giorno (cosa che ho scelto di fare io) o durante la notte. Sicuramente questa ultima opzione è la più suggestiva ma è anche quella più a rischio di incontri ravvicinati con le presenze che le popolano.

Si dice che il capoluogo scozzese sia uno dei posti più infestati al mondo e i fenomeni paranormali più frequenti si sono manifestati proprio  in queste antiche volte sotterranee.
Immaginate ora di scendere a 25 metri sottoterra, di seguire una guida incappucciata e armata solo di candela e di inoltrarvi in una serie di volte oscure, basse e umide. La candela disegnerà sulle pareti ombre dalle forme lugubri: ci vorrà un attimo per pensare di non essere soli e che vi siano ben altre presenze oltre al gruppo di turisti con il quale siete scesi.

Qual è la storia di questi incredibili sotterranei?
Nel 1788 vengono ultimate le camere sotterranee del Ponte Sud. La struttura del ponte era destinata a sostenere nuovi palazzi e case, un progetto per ampliare la sempre più popolosa città. Le volte che sostengono il ponte vengono quindi utilizzate come camere adibite a stoccaggio per le merci.
In pochi anni però queste oscure camere, prive di finestre e di luce naturale, vengono trasformate in vere proprie botteghe. Gli artigiani passavano la loro giornata a lavorare in ambienti non areati, solo alla luce delle lampade. E quando i falegnami, i fabbri e i calzolai lasciano le volte, le camere vengono occupate dai diseredati della città e dai delinquenti.
Le volte diventano quindi un luogo di perdizione. Nella penombra vengono commessi crimini e violenze, come nel caso dei Serial Killer irlandesi “Dynes” Burke e William Hare, che facevano ubriacare le persone più emarginate della città per poi rapirle, portarle nelle volte e ucciderle. Perché lo facevano? Per vendere i cadaveri alle università di medicina che le avrebbero usati per insegnare agli allievi. A quel tempo era proibito usare i cadaveri a scopo didattico e quindi si era creato un vero e proprio mercato, con bande organizzate che andavano a dissotterrare i corpi dai cimiteri. Burke e Hare avevano trovato un modo per sbaragliare la concorrenza.
Si dice che la camera bianca sia quella più pericolosa. Entrandovi potreste sentire dei passi alle vostre spalle, o essere tirati e strattonati. Molti che sono entrati in questa stanza, un volta a casa, si sono ritrovati degli strani lividi sulle spalle. Pare che sia tutta opera di Mr. Boots, chiamato così proprio perché manifesta la sua presenza con il suono degli stivali che rimbombano nelle volte.

Mr.Boots non è solo a importunare i visitatori, pare che nei sotterranei si aggiri anche una donna che passa il suo tempo a strattonare le donne incinte, arrabbiata per la perdita del suo bambino.
Pare però che vi siano anche presenze benevole, come il bambino di nome Jack, che prende per mano i visitatori o il calzolaio che, in un angolo continua a lavorare in eterno.
No vi resta che partire per Edimburgo e scendere nelle sue viscere più oscure!
Buon Halloween a tutti!

Vi ricordo l’evento Halloween on Read, tanti ebook a un piccolo prezzo!

"Il libro e la rosa" e il blogtour "Donne Pirata"! Festeggia la giornata del libro!

in occasione della FESTA DEL LIBRO io e le mie sorelle di penna abbiamo deciso di omaggiare questa giornata con con un’antologia di racconti dedicati ai libri e alle rose in onore della Festa Nazionale di Barcellona! 

 SINOSSI: Undici autori omaggiano la Festa Mondiale del Libro con una raccolta di racconti dedicati alla letteratura e a tutte le sue sfaccettature. Il libro è protagonista indiscusso di queste bellissime storie, capace di risvegliare antiche nostalgie, di svelare misteri del passato. Tra le pagine di un libro si vivono avventure tangibili che si sostituiscono al reale. Pagine capaci di modificare l’intero corso di un’esistenza, di risvegliare coscienze ed essere fonte di sopravvivenza. Il libro che diviene mezzo di corteggiamento, fonte d’ispirazione per capolavori destinati a brillare nella storia, il libro inteso come condanna e redenzione, come motivo di scontro e soluzione, come rivelazione e muta scoperta. Tredici racconti molti dei quali citano maestri indiscussi della letteratura: da Shakespeare a Dumas, da Edmondo De Amicis a Choderlos de Laclos, da Garcia Lorca a Lovecraft. Tredici racconti che spaziano dal distopico al romance, dallo storico al fantasy e al chick lit. Letture intense che vibrano nel cuore e svelano il magico potere della lettura.

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Guarda il booktrailer: 



Vi ricordo inoltre che insieme a Michela Piazza, autrice di Mary Read di Guerra e Mare e a Pamela Boiocchi, autrice de Il cuore Insanguinato, ho organizzato il blogtour “Donne Pirata” con annesso giveaway con cui avrete la possibilità di vincere una copia cartacea di tutti e tre i romanzi..



Isabelle, Mary e Scarlett sono tre donne impavide che sanno quello che vogliono. Sono anticonformiste, fuori da ogni schema. Amano e lottano per se stesse, per proteggere ciò in cui credono. Tre vite segnate da scelte difficili e avventure che tolgono il fiato, fra battaglie e duelli, misteri da svelare e segreti da proteggere. Sono tre donne diverse ma accomunate dallo stesso destino: un jolly roger che sventola fiero sul pennone di una nave.


Tre eroine create da tre autrici legate dalla stessa passione per il mare, la storia e i pirati.




Per saperne di più seguite l’evento su facebook.

Infine vi segnalo che, per tutta la giornata di oggi, il catalogo della Butterfly edizioni è scontato del 20%.