La taverna degli Incontri – Apri gli occhi e comincia ad amare, intervista a Elle Eloise – Delrai Edizioni


Oggi ospito Elle Eloise, autrice piena di entusiasmo che ha da poco pubblicato il suo romanzo “Apri gli occhi e comincia ad amare” edito dalla Delrai Edizioni.

In questa intervista ci svela molto di se stessa e della sua opera, raccontando la sua passione per la scrittura e il cinema.

L’autrice

Elle Eloise è nata a Cuneo nel 1981 e attualmente vive in una piccola città vicino a Torino. Laureata al D.A.M.S. (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) oggi si occupa di formazione aziendale, ma la sera si dedica completamente alla scrittura. Conduce una vita semplice e tranquilla, continuando a sognare in grande. Vite di passaggio e Vite in sospeso sono rispettivamente il suo primo e secondo romanzo da self publisher e fanno parte della serie Romance New Adult How to disappear completely. La vendita dei due libri è stata sospesa in occasione della riedizione della serie da parte della nascente Delrai Edizioni, che ha creduto nel progetto. A novembre uscirà il primo libro della serie con il titolo Apri gli occhi e comincia ad amare.

Il romanzo

«Ah no, a me piace questa posizione.» Me lo sussurra all’orecchio sogghignando, mentre mi circonda con le sue braccia e mi intrappola le spalle. In mezzo secondo sento la mia faccia andare a fuoco. Volto il mento indietro e ritrovo il mio naso quasi a contatto con il suo. Ansimo piano.

«Perché?» gli chiedo, ma la mia voce tremola come la fiamma di una candela pronta a spegnersi. La sua mano mi scivola sulla mandibola e mi fa girare verso di lui.

«Perché posso fare questo…» Le sue labbra si chiudono velocemente sulle mie.

Dapprima sembra solo una carezza tra le labbra, ma in grado di far arrivare il mio cuore in gola. Poi, appena la sua bocca fa schiudere la mia, la sua lingua si intrufola nel mio palato. Assapora il mio labbro superiore e poi passa al mio labbro inferiore risucchiandomi il piercing; il bacio si fa più urgente, la sua mano ora mi copre tutta la guancia e io devo girarmi su un fianco per assecondare i movimenti convulsi della sua bocca. Sto tremando, letteralmente.




Un destino che non ha scelto e la vita che le scivola tra le mani: questa è Sara. Andare via è l’unica cosa che conta per lei, lontano, fuori dall’Italia, in un luogo che non le susciti brutti ricordi, privo di giudizi. Così, seduta al tavolo di un pub austriaco, i suoi occhi incontrano quelli verdi di Isaak, e si chiede com’è possibile che un ragazzo possa avere un sorriso così letale e un aspetto altrettanto attraente. Lui, di certo abituato ad avere qualsiasi ragazza, non una che ha mille piercing sulla faccia e il trucco pesante sugli occhi, soprannominata Calimero dagli amici. Eppure Isaak sembra leggerle dentro, riesce a farle sentire emozioni che Sara credeva sopite, impossibili da riprovare. Lui la fa sentire di nuovo viva e la trascina piano piano in un vortice di delicata passione e amore che le ridona speranza. Perché Sara ha un’anima e un corpo feriti, ma Isaak riesce a guardare oltre la patina che si è costruita, raggiungendo il suo vero io.


Un sentimento che infrange barriere apparentemente insuperabili, dove un ragazzo e una ragazza si incontrano, si capiscono, si cercano e provano insieme a unire le loro anime, per superare qualsiasi ostacolo. Quando la vita non fa che accoltellarti, allora dovrà essere qualcos’altro a salvarti: l’amore, quello vero. 

Il romanzo è disponibile in versione cartacea ed ebook (Link acquisto Amazon


L’intervista

Innanzitutto parlami un po’ di te, quali sono le tue passioni e qual è stata la scintilla che ha fatto scattare in te la voglia di scrivere?

Già da ragazzina scrivevo racconti e disegnavo, trasformando in fumetti le storie che inventavo. Ero abbastanza timida e chiusa, uscivo poco, preferivo vivere in un mondo tutto mio. La fantasia non mi mancava di certo! Questa caratteristica mi è rimasta, anche ora che ho quasi 35 anni e sono sposata: pensa a com’è contento mio marito! 
Vivo più spesso nella mia testa che nel mondo reale, non è facile da gestire a volte. Oltre la scrittura e i libri ho la passione del cinema e delle serie tv (rigorosamente in inglese, sottotitolate). 
Mi sono laureata in cinema al DAMS di Torino, con una tesi triennale su Tim Burton e una tesi specialistica sulle serie televisive pre e post 11 settembre, di cui vado molto fiera. 
Un’altra mia grande passione è la musica, dai classici anni 50-60 (Beatles in primis) all’indie folk dei giorni nostri (Mumford & Sons dei primi due album), con incursioni anche nel brit pop e nell’elettronica. Ho una passione viscerale per Jeff Buckley e i Radiohead , che hanno (inconsapevolmente) “donato” il titolo di una loro canzone alla mia serie “How to disappear completely”, di cui Apri gli occhi e comincia ad amare è il primo volume autoconclusivo. 

Visto i tuoi studi, immagino ti piacerebbe lavorare nel campo del cinema. Con che regista ti piacerebbe farlo?

Più che nel cinema, nelle serie tv… Joss Whedon per me è un genio, non mi dispiacerebbe! Amo anche tantissimo Christopher Nolan però… mi accontenterei. Come vedi ho una fantasia immensa!

Cosa rappresenta per te la scrittura?

Come direbbe una mia amica, la scrittura è un’ottima compagnia, oltre al fatto che ha un efficace valore terapeutico. Costa meno dello psicologo! 
Come descriveresti il rapporto che hai con la tua arte?

 è un rapporto d’amore, anche se a volte ci prendiamo a male parole! se non ne vengo a capo, con la struttura di un romanzo, o la definizione di un personaggio, faccio l’offesa e l’abbandono per qualche giorno. Poi però facciamo sempre la pace! 


Come è nato “Apri gli occhi e comincia ad amare”? Perchè hai sentito il bisogno di scrivere questo romanzo?

Quando è mancata mia madre nel novembre 2012, mi sono sentita persa. Come se fossi tornata bambina. Cercavo di nasconderlo ma non sempre ci riuscivo, però ero trattenuta. 
Erano anni che non scrivevo più: durante l’università pensi a dare gli esami e a studiare, o a lavorare per mantenerti gli studi, ho avuto poco tempo per continuare la mia passione. Ma è sempre rimasta lì, era solo una fiamma sopita, ma c’era. Dopo la morte di mia mamma è divampata, sapevo che dovevo fare qualcosa per esternare in qualche modo sia il dolore che le gioie che lei mi aveva dato, perché io tendevo a non voler ricordare né le cose belle e né le cose brutte (la malattia per esempio), per non soffrire. Quindi ho cominciato a scrivere quello che  poi è diventato un distopico da 1100 pagine (!!!!) e che poi ho spezzato a metà per farne una serie che spero di pubblicare in futuro. 
Ma non ero ancora soddisfatta, perché quel libro parlava poco di ciò che sentivo, avevo bisogno di una cosa più intima, che descrivesse in qualche modo il mio stato d’animo: era come se camminassi in un mondo che non riconoscevo, un mondo senza mia madre. 
Mi venne in mente un’immagine: una ragazza con ferite dentro e fuori, una punk, con il borsone in spalla, che scende da un autobus e si ritrova in un contesto che stenta a riconoscere. Quindi ho preso in mano la penna (non è figurato, mi trovavo in montagna e non avevo un pc sottomano!) e ho buttato giù il primo capitolo di “Vite di passaggio” che ora, con la DELRAI EDIZIONI, è diventato “Apri gli occhi e comincia ad amare”.  
Scrivere “Apri gli occhi e comincia ad amare” è stata per me una necessità.  La mia terapia, un modo per trovare consolazione e catarsi, per prendere di nuovo confidenza con i ricordi, soprattutto quelli belli: è un romanzo positivo, un vero e proprio inno alla vita, che non deve essere sprecata, neanche per un secondo.
Dici che Sara scende da un autobus e si ritrova in un contesto che stenta a riconoscere. Come mai hai scelto l’affascinante Austria e non un ambientazione più lontana ed esotica?
Sankt Jakob è un paesino che esiste davvero, si trova nel sud Tirolo austriaco, poco oltre il confine con l’Italia. È un paesino di passaggio; da qui il titolo della versione self, che era anche un gioco di parole di cui però non posso svelare il significato senza fare spoiler. Mi hanno sempre affascinato quei luoghi “non –luoghi”, quelle zone di confine in cui si parlano più lingue e che sono un crocevia di persone e culture. Sankt Jakob è un posto in cui non ci si ferma molto, se non per sciare o per attraversarlo per andare verso il cuore dell’Austria. È il luogo che mi ha aiutata a ritrovare per qualche giorno un po’ di pace durante un brutto periodo, perciò ci sono affezionata. Quando mi sono immaginata Sara scendere dall’autobus, la vedevo di fronte alla chiesa del paese, accolta nel cuore della vallata. Nel libro racconto che lei non va lì per caso: era già stata a Sankt Jakob per quattro estati con i suoi amici. Il problema è che lei ritorna in inverno, da sola. Quindi all’inizio è come se non lo riconoscesse: lo vede diverso, estraneo. Voleva ritrovare quelle sensazioni che aveva provato in passato, ma è un’impresa fallimentare in partenza.

Isaak e Sara, qualche aggettivo per farceli conoscere meglio.
Sara è impacciata, timida e aggressiva, silenziosa, sfuggente, introversa, ma anche dolce, tenera e capace di amare, solo che non le è mai stata offerta la possibilità.
Isaak è una forza della natura, vitale, spigliato, socievole, solare ma con delle zone d’ombra che a volte deve gestire, perché anche lui ha un passato buio che solo con gli anni e con l’aiuto della sua famiglia è riuscito a superare. 
Quanto è difficile riuscire a creare dei personaggi pieni di sfaccettature, complicati ma allo stesso tempo accattivanti?

Non so se sia facile o difficile, mi viene naturale guardare la realtà, studiare le persone, il loro modo di porsi, di parlare, il tono della loro voce, gli intercalari, come si vestono, come camminano, come si muovono o gesticolano. È una cosa che ho imparato dai miei studi sul cinema, dalle analisi che facevo di una scena o di sequenza… di ognuna di queste persone provo a immaginarmi un passato, una storia. Perché lui parla così? Perché lei si veste in quel modo e ha i piercing in faccia? Perché lui fuma in modo compulsivo? Perché lei è così aggressiva? E così via, mi pongo delle domande e si crea nella mia testa una rete di dettagli che li rendono reali, facendo di Isaak e Sara ciò che sono diventati col tempo. Anche la costruzione della scena è importante. E qui di nuovo i miei studi sul cinema mi hanno influenzata: quando scrivo il racconto lo immagino nella mia testa come se fosse un film, quindi più che una scrittrice mi sento come se fossi una regista o una sceneggiatrice. Immagino il set, le luci, i rumori, le entrate, le uscite, le posizioni dei personaggi, come si muovono nello spazio, quelli che nel cinema classico vengono chiamati i “raccordi di montaggio”, che possono essere “di movimento”, “di sguardo”, “di direzione”, “di posizione” e “sonori”. In questo modo evito le incoerenze (se scrivo che sono in piedi, non possono “alzarsi dalla sedia” qualche battuta dopo, ecc…). Per questo, il modo in cui Isaak fuma una sigaretta o il modo in cui sorride diventano dettagli che dicono qualcosa di lui, così come, il modo  in cui Sara  cammina, o la sua postura, suggeriscono tanto di lei. Tutti questi dettagli aiutano il lettore a crearsi una mappa mentale: anche se razionalmente non colgono tutto, nella propria testa si delinea una persona in carne e ossa che va oltre il personaggio di carta e diventa quello che , non a caso, viene chiamato “personaggio tridimensionale”. 
Quello che volevo è che i personaggi di “Apri gli occhi” diventassero così reali da sentirne la mancanza una volta letta la parola “FINE”.
Insomma questo era il mio obiettivo, poi saranno i lettori a dirmi se ci sono riuscita o meno. 
Hai citato un romanzo distopico, in quali altri generi vorresti cimentarti in futuro?

Ho un paranormal romance che vorrei finire a tutti i costi, perché sento che potrebbe diventare qualcosa di bello. Ma non posso svelare nulla ancora! 
Quali sono i tuoi generi e i tuoi autori preferiti?

Ovviamente il romance new adult mi piace molto, amo Jessica Sorensen (soprattutto la serie delle Coincidenze e quella delle Stelle Cadenti), amo Colleene Hoover, Amy Harmon e K.A. Tucker. Ma sono un’appassionata anche di distopici alla “Hunger Games”: per esempio Delirium della bravissima Lauren Oliver, la serie di Matched di Andy Collie, la serie Legend di Marie Lu. Tre bravissime autrici, a mio avviso. Io sono una fan di J.K. Rowling ed Harry Potter anche se non ho avuto modo di leggere le ultime cose. Ma soprattutto sono rimasta completamente stregata da Samantha Shannon e il suo capolavoro: “La Stagione della falce”. Questo è il libro che “avrei voluto scrivere io”!
L’editoria italiana è sempre in trasformazione, il mercato indipendente convive insieme a quello tradizionale. Cosa ne pensi del panorama editoriale in generale, qual è la tua esperienza in merito?

Ho poca esperienza in merito. Mi sono affidata alla Delrai Edizioni perché mi sembra di capire che Malia abbia un modo nuovo di gestire una Casa Editrice, e che tenti di puntare molto sulla qualità e non sulla quantità. Purtroppo le grosse Case Editrici puntano su uno o due autori, anche se ne pubblicano migliaia, che immancabilmente finiscono un po’ dimenticati: è normale quando si ha a che fare con grossi numeri. Per questo  mi piacciono i piccoli contesti e credo di poter imparare molto in situazioni di questo tipo. La Delrai Edizioni ha dato nuova linfa al mio lavoro, che in versione self non era stato letto da quasi nessuno. L’autore è seguito passo passo, in tutti gli step, ed è meraviglioso. Il mondo del self a volte mi faceva sentire un po’ sola, invece a me piace condividere, discutere su un personaggio, una scena, una frase, un titolo, una copertina. Mi piace la passione di Malia Delrai e il suo modo di gestire l’autore e il romanzo: mi fa sentire parte di qualcosa di bello, di un progetto comune. Insomma ha la consapevolezza dei meccanismi dell’editoria uniti alla follia e all’audacia del self: cosa potevo volere di più?!
Ringrazio tantissimo Elle per la sua disponibilità,  e vi lascio i contatti dell’autrice e della Delrai Edizioni
Pagina facebook Delrai Edizioni

La Taverna degli Autori – "Incontri in Maschera" di Monica Scianchi

Oggi ospitiamo Monica Scianchi che presenta il suo romanzo erotico “Incontri in Maschera”.


sinossi:.Torino 2030.
“Incontri in maschera” è uno dei migliori punti di ritrovo per tutti coloro che abbiano voglia di incontri sensuali nella massima sicurezza e discrezione.
Per Altea, professoressa universitaria, è l’occasione ideale per liberare gli istinti senza avviare una relazione sentimentale. La vita l’ha scottata troppe volte perché lei voglia esporre di nuovo il suo cuore.
Forse, però, un incontro che non aveva previsto le farà cambiare idea. 
Forse il suo cuore è pronto ad aprirsi di nuovo.










L’autrice. Monica Schianchi nasce a La Spezia nel 1994. Fin da piccola attratta dalla lettura e dalla scrittura, scrive il suo primo libricino a otto anni, a mano, come regalo per la sorella. A 13 anni ultima la stesura del suo primo romanzo “Il Potere dell’Amore – Le guerre dei Clan”, oggetto di revisione fino alla pubblicazione, avvenuta durante l’ultimo anno delle superiori.
Ottenuto il diploma al Liceo Classico, si iscrive al corso di Lettere Antiche all’Università di Torino.
A fine 2014 esce una nuova versione ebook del romanzo, ed esce anche il racconto spin off “Luna calante”, scaricabile gratuitamente, sempre in ebook.
Ad aprile 2015 l’autrice fonda, insieme ad altre scrittrici, l’associazione culturale “S.E.U.” (scrittori emergenti uniti), della quale è vice- direttrice, e con la quale il romanzo aveva già partecipato al Pisa Book Festival 2014, al Modena Buk 2015, al Torino Comics 2015 e sarà al Salone Internazionale del libro di Torino 2015.
Attualmente, tra un esame e l’altro, sta lavorando ad un romanzo distopico di nome “Misandria” e sta progettando alcuni romanzi storici. 




L’intervista. Come è nata l’idea per questo romanzo?

Per gioco. Ricordo che stavo parlando con il mio ragazzo dei successo suscitato dai romanzi erotici su Amazon e per scherzo ho detto qualcosa come “E che ci vuole a scrivere un romanzo erotico? Basta scrivere di una donna che non si fida degli uomini…” E in poche parole ho abbozzato la trama, poi ci ho riflettuto e ho pensato che non fosse poi così male. Così l’ho affinata ed ho iniziato a buttare giù quello che è poi diventato “incontri in maschera”.

Si tratta di una saga o di un romanzo autoconclusivo? Hai in progetto un prequel/sequel o uno spin off su questa storia?

Il romanzo è autoconclusivo, ma recentemente ho pensato di aver sfruttato poco l’ambientazione del locale “Incontri in maschera”, perciò ho pensato di scrivere qualche racconto spin off legato proprio al locale dove si reca Altea, ne ho già in mente tre.

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

sicuramente il mio preferito è  Ater, il meraviglioso gattone nero di Altea, è inverosimilmente affettuoso e riesce a smorzare tutte i momenti di tensione con la sua dolcezza.
Passando agli umani mi piace molto Federico, il protagonista maschile, forse perché caratterialmente gli ho dato alcune caratteristiche del mio ragazzo. E’ intelligente, determinato, passionale e incredibilmente disposto all’ascolto.
Ovviamente apprezzo anche la protagonista, Altea, che pure molti hanno definito fin troppo “cinica” o “antipatica”. Mi somiglia molto, in realtà, e io la trovo realista. Le ho dato molto del mio carattere e delle mie idee, perciò non apprezzarla sarebbe inevitabile.

che cosa troveremo nel romanzo?
Nel romanzo troverete il percorso di crescita di una donna che la vita ha reso forte, che ha raggiunto i suoi traguardi faticando. E’ la storia di una donna che non ha fiducia negli uomini e pertanto sceglie di frequentare un locale, Incontri in maschera, dove poter fare sesso senza preoccupazioni e senza farsi riconoscere, ma grazie alla sua migliore amica conosce un uomo, Federico, appunto, e lui forse le dimostrerà di essere diverso dagli altri. Ah, ovviamente, essendo un erotico, troverete anche alcune scene piccanti.

quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?
davvero poco tempo, credo non più di due mesi (mi sono dovuta interrompere a causa degli esami). Una volta venuta in mente la storia il testo si è quasi lasciato scrivere da solo. Ero sempre ispirata, a volte mi svegliavo la notte per appuntare una frase o una scena.

Come mai hai deciso di autopubblicare quest’opera? Quali sono le difficoltà e i pregi?
Ho voluto provare Amazon perché me ne hanno parlato molto bene. L’autopubblicazione secondo me è un’ottima scelta, dal momento che ti consente di scegliere (più o meno) il prezzo dei tuoi lavori e concede percentuali di guadagno più alte. certo, la promozione va completamente curata, e non si ha alle spalle un editor competente (a meno di non pagarlo), ma si sa che in realtà le piccole case editrici difficilmente possono offrire pubblicità o distribuzione, perciò ho voluto fare tutto da sola e per ora sono molto soddisfatta.

Quali sono gli aspetti del tuo romanzo che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei lettori?
Mi piace il fatto che, secondo me, non è una storia banale. Lui non è il solito miliardario e lei non è la solita studentessa inesperta che sviene non appena se lo trova davanti. Nella storia ci sono una serie di eventi inaspettati che credo possano colpire il lettore. E una serie di flashback che hanno lo scopo di approfondire la personalità di Altea. Vorrei che al lettore arrivasse l’amore incondizionato che la protagonista prova per il suo gatto e per sua nipote, il fatto che lei sia una donna che si è fatta da sola. E il modo in cui si innamora è descritto con tutta la sincerità  che ho potuto inserire perché ho descritto quello che io provo per il mio ragazzo. Perciò mi piacerebbe sapere che in alcuni momenti, quando Altea soffre o quando ama, il lettore riesca ad entrare in sintonia con lei.

Parlaci un po’ di te e delle tue opere.
Io sono una lettrice accanita, e da quando ho iniziato a leggere ho iniziato a scrivere. Divoro praticamente tutti i generi, ma il mio preferito è il romanzo storico di ambientazione romana, che spero di  riuscire a scrivere presto. Come dicevo ho iniziato a scrivere piccolissima e infatti il mio primo romanzo, un paranormal romance, “Il Potere dell’Amore” l’ho scritto per la prima volta a 13 anni. Sono anche fissata con lo studio, dopo il Liceo Classico mi sono iscritta al corso di Lettere Antiche e ora sono al secondo anno. Da poco tempo ho iniziato a partecipare alle fiere del libro con il gruppo SEU (neonata associazione culturale di cui sono la vicepresidente) e cerco di impegnarmi nella promozione mia e dei miei libri. 

“Grazie alla maschera che indosso mi sento protetta. Gli altri non sanno chi sono, ed è come se in questo modo non potessero farmi del male. (…) Nessun’altra sfera è coinvolta e il mio cuore non corre il pericolo di essere ferito.”

“Mi sento sbriciolata. Sono un simulacro di sabbia e sto cercando in tutti i modi di non sfaldarmi, e l’unico modo per riuscirci è non lasciarsi andare. 
Le mie ferite sono tutte scoperte e devo dare loro il tempo di guarire.”

” “Ti spaventa se ti dico che ho intenzione di passare insieme a te tutto il resto della mia vita, finché  avrò respiro e finché mi vorrai?”
“No”, gli accarezzo le labbra. “Non mi spaventa, e sarà meglio che tu la mantenga, perché ho intenzione di farlo anch’io”.


La Taverna degli Autori – Vougueabolario di Giovanna Errore

Oggi ospitiamo Giovanna Errore che presenta il suo Vougueabolario. Non un romanzo ma un manuale di storia della moda.

Il manuale. Chi sono stati i più grandi maestri del drappeggio nella storia? Che lavoro fa il fashion stylist? Perché la giacca Chanel ha assunto un ruolo così centrale nei nostri guardaroba? Chi sono state le prime donne ad indossare le zeppe? Cosa vuol dire colour blocking? Quali sono le borse di culto che tutte le donne amano e desiderano? Chi ha inventato le paillettes? Attraverso più di 70 temi, questo piccolo volume cerca di rispondere a queste e tante altre domande, studiando con leggerezza e curiosità la storia della moda, i suoi riferimenti culturali e artistici, i suoi più grandi protagonisti e i messaggi che si celano dietro ogni capo o accessorio.


L’autrice. Giovanna Errore (Agrigento, 17/03/1992). Laureata in Mediazione Linguistica all’Università di Palermo e in procinto di frequentare un master in Comunicazione e Giornalismo di Moda a Roma presso Eidos Communication. Da luglio 2013 gestisce il blog www.sbirilla.blogspot.it, in cui racconta di moda e creatività con un occhio di riguardo verso stilisti e designer emergenti. Ha pubblicato un reportage su Cosmopolitan Italia (febbraio 2014), due articoli su Vogue.it (agosto e dicembre 2014), alcuni articoli di moda e lifestyle sulla rivista inglese The Avant Magazine. Attualmente collabora con la rivista Switch Magazine. Appassionata di lingue, viaggi, scrittura, moda, giornalismo, letteratura.

L’intervista. Com’è nata l’idea per questo libro?

L’idea è nata da un bisogno specifico: sono una blogger e aspirante giornalista, mi occupo principalmente di moda. Cercando di approfondire l’argomento, mi sono accorta che tutti i manuali e libri specifici sono molto tecnici, adatti più a chi studia o lavora in questo ambito che ai semplici appassionati, e inoltre sono molto costosi. I manuali più economici e semplici li ho trovati invece riduttivi e attenti solo all’esteriorità. Così per scoprire la storia di ogni capo, di ogni accessorio, di ogni stile ho dovuto fare delle lunghe ricerche consultando blog tematici, siti web, riviste ecc… Una volta completata la mia ricerca, mi è venuto naturale renderla fruibile a tutti!

Hai in progetto un sequel/prequel o uno spin-off di questo libro?

Dato l’argomento, si possono programmare infinite riedizioni e sequel, perché la moda è un mondo vastissimo e in continuo mutamento quindi sicuramente la ricerca è un work in progress.

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

Tutte le persone di cui si parla nel libro sono figure chiave della storia della moda. Grandi stilisti, ma anche personaggi famosi o semplici artigiani che non immaginavano di entrare nella storia del costume con una loro intuizione. Ho amato ognuno di loro e tutte le loro storie!

Che cosa troveremo nel libro?

Nel mio libro troverete curiosità, aneddoti, leggende e dati storici e sociali legati alla nascita di abiti, accessori, fenomeni della storia della moda.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?

Le ricerche sono andate avanti per 6 mesi circa, mentre la stesura è stata più breve: tra settembre e dicembre era quasi tutto completo!

Come mai hai deciso di auto pubblicare quest’opera? Quali sono le difficoltà e i pregi di questa scelta?

Sono una persona molto impaziente, ho capito subito che non avrei sopportato i tempi che le case editrici (giustamente) impongono per la valutazione e revisione di un libro prima di pubblicarlo. Ho voluto un contatto diretto con i lettori, almeno per capire se l’argomento potesse interessare. Devo dire di aver avuto un buon riscontro fino ad ora! Ovviamente è presto per trarre conclusioni, ma sembra che il pubblico stia apprezzando.
Sicuramente l’autopubblicazione è un’arma a doppio taglio: gestisci tutto, dalla copertina alla sinossi, dall’editing allapromozione, per cui hai molta autonomia ma allo stesso tempo ti assumi la responsabilità del successo o insuccesso del tuo progetto.

Quali sono gli aspetti del tuo libro che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei tuoi lettori?

La visione della moda come un mondo complesso, in cui si intrecciano fenomeni sociali e storici, influenze dal mondo dell’arte e della letteratura, le ispirazioni degli stilisti e la genialità degli artigiani. Insomma, oltre tacchi e lustrini c’è di più!

Parlaci un po’ di te e delle altre tue opere.

Ho 23 anni, sono siciliana e laureata in Mediazione Linguistica. Ho sempre amato scrivere (il mio primo “libro” risale all’età di 4 anni!) e il mio sogno è diventare giornalista. Gestisco un blog da quasi due anni, ho avuto la fortuna e l’onore di collaborare con grandi riviste come Cosmopolitan e Vogue e attualmente scrivo anche su Switch Magazine. Presto inizierò un master in Comunicazione e Giornalismo per trasformare il mio sogno in realtà, e intanto continuo a scrivere (non solo articoli, ma anche poesie, racconti…)

Lasciaci assaggiare il tuo romanzo. Regalaci tre citazioni (quattro/cinque righe) tratte dalla tua opera.

Il pizzo ad ago deriva dagli esperimenti di intraprendenti ricamatrici veneziane che togliendo delicatamente i fili dalle tele e ricamando il tessuto restante “a festone” scoprono affascinanti disegni e li rendono pura arte. Una storia più romantica è quella legata al pizzo a tombolo, nato nelle Fiandre secondo una leggenda religioso-fiabesca.”

Siamo in America, nel pieno del proibizionismo. L’alcool è illegale ma, forse proprio per questo motivo, i signori dell’alta società si dilettano nell’organizzazione di cocktail party clandestini. E le signore non vogliono certo restare a casa!”

. Nel 1912 la stilista francese Madeleine Vionnet apre il suo atelier autodefinendosi “un mago del drappeggio”. I suoi abiti, realizzati con metri e metri di stoffa e spesso tagliati in un unico pezzo, sono veri capolavori d’arte avanguardista. E spesso complicatissimi da indossare, tanto che Madame Vionnetinsieme alla sarta Marcelle Chapsal devono tenere vere e proprie lezioni in atelier per insegnare alle clienti come indossarle. “

La Taverna degli Autori – Come vento ribelle – di Francesca Prandina

Oggi è ospite della rubrica Francesca Prandina che presenta il suo romanzo ambientato durante la guerra di secessione americana, “Come vento ribelle”.

Sinossi. Nevada, 1858. Sabrina è una ragazzina vivace e ribelle che vive con sua madre Marie in terra di frontiera. Cresciuta separata dal padre, ufficiale dell’esercito, e dai suoi fratelli, si trova costretta a seguirli al Forte quando Marie parte per Boston per accudire la madre malata. Quell’ambiente prettamente maschile le farà mettere in discussione l’educazione femminile che la madre le aveva inculcato e la relativa libertà conquistata le donerà momenti spensierati in compagnia dei suoi fratelli. Tuttavia, la guerra tra Nordisti e Sudisti giungerà presto a disturbare la sua quiete e lei, giovane e testarda, passerà attraverso i dolori più atroci pur di affermare il suo ruolo di donna in una società patriarcale che può soltanto condurre guerre e rinnegare la pace. Francesca Prandina traccia il profilo di una donna coraggiosa pronta a tutto, anche ad arruolarsi, pur di non chinare il capo e di conquistare la propria indipendenza, in un romanzo sconvolgente che ricorda al lettore tutte quelle donne che, come Sabrina, hanno contribuito a restituire al genere femminile il suo diritto alla vita e alla libertà.

Link di acquisto al libro

L’autrice. Francesca Prandina, danzatrice, coreografa e insegnante di danza è nata a Schio (VI) il 13 agosto 1979.
Diplomata al Liceo Classico F. Corradini di Thiene, consegue la Laurea in Scienze della Comunicazione presso lo IUML di Milano nel 2004 (votazione 110 e lode).
Lavora nel campo della comunicazione per alcuni anni prima di dedicarsi interamente alla sua prima passione: la danza. Fonda, con la sua socia e migliore amica Laura Quadrelli, l’Associazione Backstage Arte in Movimento per portare avanti con impegno e passione la formazione di giovani danzatori e dare sfogo alla sua creatività con coreografie e spettacoli.
Grande divoratrice di libri di ogni genere e appassionata di storia, scrive fin da bambina.
Vive con il marito e due figli a Vanzago (MI). 

L’intervista. Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Questo è un romanzo che affonda le sue radici nella mia infanzia, quando passavo ore a giocare da sola in giardino e inventare storie. In particolare questa storia è nata quando a mio fratello maggiore hanno regalato un forte dei Playmobil, bellissimo… io avrei tanto voluto giocarci ma era suo e le sue cose non si potevano toccare! Per tenermi buona mi aveva regalato l’unico personaggio femmina della serie, una piccola soldatina blu, ma io avevo capito che mi donava quel personaggio solo perché era l’unico che a lui non interessava… era solo una femminuccia! Non so cosa mi è scattato, ma ho pensato che con quella gli avrei smontato il forte! Quella ragazzina avrebbe fatto vedere a tutti di cosa era capace…

Si tratta di una saga o di un romanzo autoconclusivo. Hai in progetto un sequel/prequel o uno spin-off su questa storia?

E’ un romanzo autoconclusivo e penso che non ci sarà un sequel: la mia protagonista ha tanto combattuto e ora ha bisogno di deporre le armi e godersi le sue piccole conquiste!

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

Io adoro Sabrina (come non potrei? Ho narrato la sua storia!) e amo i suoi fratelli che mi ricordano un po’ il mio: fratelli maggiori, prepotenti, iperprotettivi, ma con cui divertirsi un sacco.

Che cosa troveremo nel romanzo?

E’ innanzitutto una storia di coraggio e determinazione e spero che possa essere d’ispirazione a tutti coloro che hanno bisogno di una piccola spinta per buttarsi nell’azione, perché a volte si sta troppo a rimuginare su ciò che dovremmo e vorremmo fare, valutando pro e contro, mentre è solo agendo che si provocano i cambiamenti desiderati o per lo meno si tenta.
È anche una storia di relazioni, un’indagine dei rapporti tra padre e figlia, delle alleanze tra fratelli, della possibile intesa con un uomo.
Quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?

Questo è un tasto dolente… se considero l’inizio della scrittura devo rispondere più di vent’anni… però ho fatto anche una lunga pausa in questo periodo! Direi che l’ultima fase del lavoro, in cui ho riscritto la storia più volte supportata da nuove fonti storiche, è durata 4 anni.

Come mai hai scelto di pubblicare con un editore? Quanto è stata difficile la scelta della casa editrice? Pubblicheresti mai un’opera in self?

Ho deciso di cercare un editore che volesse investire sul mio romanzo per avere una conferma personale, dopo tanto tempo passato a scriverlo avevo bisogno di sapere che per qualcun altro valeva la pena spenderci tempo e denaro… Adesso che conosco un po’ di più l’ambiente editoriale credo che potrei anche provare la strada del self, ma non l’avrei mai fatto con questo romanzo: era troppo importante per me! E non avrei pubblicato nemmeno a pagamento.

Cosa ti ha spinto a cimentarti nell’impresa di scrivere un romanzo storico? Come mai hai scelto proprio quest’epoca e quali sono gli altri contesti storici che ami e di cui vorresti scrivere?

Amo i romanzi storici perché sanno farmi staccare dalla realtà pur trovandoli attualissimi per quanto concerne sentimenti e relazioni umane, quindi come potevo non scriverne uno? Ho scelto quest’epoca perché mi intriga molto, è un momento di passaggio molto forte, dopo la Guerra di Secessione nulla sarà più come prima. È come un’anticipazione della Grande Guerra, sconvolgente e totale, una guerra fratricida che ha cambiato il volto degli Stati Uniti e la storia della mia protagonista è in piccolo il suo specchio: la storia di una ragazza in guerra con tutti e in particolare con la sua famiglia per l’avvento di una nuova era della sua vita di donna.
Altri contesti storici che amo sono quelli più antichi, come la civiltà Egizia e la cultura greco-romana, mi piacerebbe scrivere qualcosa legato all’antico Egitto, anche se penso sia un’impresa titanica vista la scarsità di fonti!

Quali sono gli aspetti del tuo romanzo che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei tuoi lettori?

Il rapporto di Sabrina con suo padre mi è molto caro, il suo bisogno di affetto, gli scontri, la paura di deluderlo, la rabbia verso le restrizioni imposte… credo che Sabrina incarni la perfetta adolescente aggressiva ma piena di dubbi, arrogante ma fragile e il fatto che lo scoglio più grande per ottenere la sua desiderata libertà sia rappresentato proprio dal padre, figura che lei teme ma ama, rende la sua lotta piena di ambiguità.

Parlaci un po’ di te e delle altre tue opere.

Io sono insegnante di danza, ballerina e coreografa, mamma di due splendidi bimbi che mi fanno impazzire tutto il giorno e moglie di un uomo fantastico che mi sostiene e con cui condivido moltissime passioni (lui è musicista e insieme realizziamo anche performance). Come vento ribelle è la mia unica opera dal punto di vista letterario, dal punto di vista della danza invece ho realizzato molte coreografie di cui vado fiera, mi piace sperimentare con il corpo e la musica, affrontare temi particolari e interpretare personaggi sempre diversi. Per esempio l’anno scorso ho creato una coreografia fluida sulle relazioni umane, l’amore, l’amicizia, l’incontro, mentre adesso sto lavorando sul tema di donne intrappolate in un mondo meccanico che si trasformano in esseri bellissimi ma crudeli, che si cibano dei più deboli…. Insomma ogni tanto mi faccio paura da sola! Ho un’anima dark, anche se ho purissima del buio!!!

Lasciaci assaggiare il tuo romanzo. Regalaci tre citazioni (quattro/cinque righe) tratte dalla tua opera.

Sul corsetto
“si rifiutava di capire l’utilità di quello scomodo capo di biancheria: le impediva di respirare normalmente e la rendeva rigida nei movimenti, costringendola a starsene seduta tranquilla con un noioso lavoro di ricamo o camminare composta piuttosto che correre veloce da un lato all’altro del forte. Quelle stecche di balena segnavano i confini della piccola prigione che limitava ogni donna e lei non capiva l’ostinato desiderio delle sue simili di strozzarsi lì dentro per avere un vitino da vespa…”

travestita da uomo e arruolata
Stropicciandosi gli occhi si guardò intorno e rimase a fissare la scena in un misto di orrore e imbarazzo. Era circondata da uomini in mutandoni di flanella che si vestivano, stiracchiavano e grattavano pigramente le natiche. Non aveva messo veramente a fuoco la sua situazione fino a quel preciso momento… La sera prima si era infilata nello stanzone al buio e adesso la verità si spiegava cruda davanti ai suoi occhi. Era solo un’imbrogliona che era riuscita a penetrare in un luogo dove nessuna signora per bene avrebbe mai osato mettere neppure la punta di uno scarpino.

Con sua madre
Marie si fermò a guardarla, grondante d’acqua e schiuma, sua figlia era un pozzo scuro di emozioni represse dietro a una corazza di silenzi. Scosse la testa sconfitta, le porse un telo pulito e la lasciò sola dicendole di asciugarsi.

La Taverna degli autori – Il ritorno del "Il profumo del Sud" di Linda Bertasi.

Cari amici,
oggi per la rubrica ospitiamo Linda Bertasi che ci presenta la seconda edizione del “Il profumo del Sud”.


Sinossi. Porto di Genova 1858 – Venuta a conoscenza del suo scomodo passato, Anita Dalmasso decide di partire per il Nuovo Mondo. La traversata dell’Atlantico segnerà profondi mutamenti nella sua vita: l’incontro con l’affascinante uomo d’affari americano Justin Henderson e quello con Margherita Castaldo, liberale e impavida proprietaria terriera. Giunta a New York seguirà la nuova amica nella sua piantagione a Montgomery e qui sarà conquistata dalle bianche distese di cotone, dai profumi e dai colori del profondo Sud americano, con i suoi contrasti e le sue ingiustizie. Il destino avrà in serbo per lei non solo il rosso della passione, ma anche i travolgenti venti di guerra che si profilano all’orizzonte e che porteranno un’intera nazione alla guerra civile, sconvolgendo ancora una volta il corso della sua esistenza.


QUALIFICA DI MERITO COME ‘AUTORE COMMENDEVOLE’ AL VII PREMIO LETTERARIO EUROPEO ‘MASSA CITTA’ FIABESCA DI MARMO E MARE’


L’autrice. LINDA BERTASI nasce nel 1978.
Appassionata di storia e letteratura inglese, collabora con blog letterari, case editrici e web-magazine in qualità di redattrice e articolista.
Gestisce personalmente  il suo blog ufficiale dove da ampio spazio agli emergenti con segnalazioni, interviste e recensioni GRATUITE.
Nel Gennaio 2010, pubblica il romance contemporaneo “Destino di un amore”, cui fa seguito nel Febbraio 2011 il paranormal-romance “Il rifugio – Un amore senza tempo”che le vale, nel 2012, la Medaglia d’Argento al XXIII Premio Letterario ‘Valle Senio’.
Nel Maggio 2013, pubblica il romanzo storico sentimentale “Il profumo del sud” che le vale la qualifica con merito di ‘Autore commendevole’ al VII Premio Letterario Europeo ‘Massa città fiabesca’.
Sempre nel 2013, ha curato diverse prefazioni e dall’ottobre 2014 è membro dell’associazione EWWA  in qualità di socia ordinaria.
Proprietaria di una piccola realtà commerciale nella provincia di Ferrara, vive assieme al marito e alla figlia.

BLOG UFFICIALE AUTRICE:  http://lindabertasi.blogspot.it/
L’intervista.Com’è nata l’idea per questo romanzo?

L’idea è sempre albergata in me, sono appassionata di storia, in particolare della guerra di secessione americana, da sempre e finalmente ho potuto utilizzarne l’ambientazione in uno dei miei romanzi. Per me è un sogno che si realizza.

Si tratta di una saga o di un romanzo autoconclusivo. Hai in progetto un sequel/prequel o uno spin-off su questa storia?

E’ un romanzo autoconclusivo, questa è una seconda edizione e consta di contenuti inediti e approfondimenti storici, oltre alla prefazione di un’autrice speciale.

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

Nutro un debole per il protagonista maschile, Justin Henderson, e sfido le lettrici a non innamorarsene, a me è successo, lo sognavo persino la notte. Amo di lui il suo animo nobile nascosto sotto la scorza del libertino e dell’arrogante, è un uomo che affronta un lungo viaggio interiore e che cambia notevolmente. L’altro personaggio a cui sono legata è naturalmente Anita Dalmasso, la protagonista femminile del romanzo, anche lei affronta un lungo percorso di crescita: la conosciamo come una timorata e ingenua fanciulla che osserva il porto di Genova con timore per ciò che l’attende di là dall’Atlantico e la ritroviamo un’impavida proprietaria terriera, capace di sfidare la società per difendere i diritti dei neri e un amore osteggiato. Sono affezionata anche a Christopher Jones, l’antagonista maschile, un uomo d’onore alla “Jane Austen”, un personaggio che, a mio avviso, non passa inosservato.

Che cosa troveremo nel romanzo?

“Il profumo del sud” è la storia di un grande amore capace di sfidare anche la guerra civile, è la storia di una donna che, venuta a conoscenza di uno scomodo passato, decide di ricominciare nel Nuovo Mondo e qui sarà conquistata dalle bianche distese di cotone, dai profumi e dagli odori del Sud. Ma è anche una storia che parla di uomini d’onore, di ingiustizie, di schiavismo e di eroi.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?

Ho impiegato sette mesi di ricerca e sei di stesura, ma per realizzare la seconda edizione aggiungerei un altro paio di mesi di ricerca. Mi piace ricercare, ve l’ho detto? In un romanzo storico niente deve essere lasciato al caso e la ricerca è doverosa.

Come mai hai deciso di auto pubblicare quest’opera? Quali sono le difficoltà e i pregi di questa scelta?

Questa seconda edizione uscirà in self, perché lo considero, ora come ora, l’unica valida alternativa per un autore emergente. Che l’editoria sia in crisi non è un mistero per nessuno di questi tempi e gli store online offrono tutto quello che un autore può cercare, almeno dal mio punto di vista, soprattutto se si pensa di pubblicare solo in digitale.

Cosa ti ha spinto a cimentarti nell’impresa di scrivere un romanzo storico? Come mai hai scelto proprio quest’epoca e quali sono gli altri contesti storici che ami e di cui vorresti scrivere?

Bellissima domanda per un’amante della storia. Come dicevo prima sono appassionata di storia da sempre, in particolare dell’epoca Tudor e del periodo regency. La guerra di secessione è una mia passione da sempre e finalmente ho potuto utilizzarne l’ambientazione. Prossimamente mi cimenterò in uno dei miei periodi preferiti, quello dell’Inghilterra Tudoriana, sarà una bella sfida e mi elettrizza solo il pensiero.

Quali sono gli aspetti del tuo romanzo che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei tuoi lettori?

Senza dubbio amo la storia d’amore di Anita e Justin, amo la terra di cui parlo, l’Alabama, con le sue sconfinate piantagioni di cotone, il profumo delle camelie, delle fragole e del gelsomino. Vorrei che ai lettori arrivasse anche il periodo storico trattato che è perno della vicenda e che ne decide le sorti, vorrei puntare l’attenzione anche sullo schiavismo e sulla condizione di donne e uomini in quegli anni.

Parlaci un po’ di te e delle altre tue opere.

Sono una mamma e moglie, gestisco un’attività commerciale e nel tempo libero mi dedico alla mia più grande passione: la scrittura. Gestisco anche un blog dedicato agli autori emergenti in cui offro servizi completamente gratuiti. Ho iniziato nel 2010 con un romance contemporaneo “Destino di un amore” che racconta una storia d’amore lunga cinquant’anni, una storia di colpe espiazione e rimorsi. Nel 2011 ho pubblicato “Il rifugio – Un amore senza tempo” con il quale ho vinto un secondo premio e dove tratto il tema del paranormale, in particolare della reincarnazione. E’ seguito poi “Il profumo del sud” e infine un paranormal-fantasy “L’erede di Tahira” in cui i sogni e la dimensione onirica ricoprono un ruolo importante.

Lasciaci assaggiare il tuo romanzo. Regalaci tre citazioni tratte dalla tua opera.
Il silenzio la assordava con il suo gorgheggio di pace, un canto e una notte che si disponevano all’inevitabile conclusione. L’aurora sgomitava per farsi avanti sotto la cortina buia, ancora qualche tramonto e l’alba del nuovo anno si sarebbe levata. Un 1861 imprevedibile, la quiete che lasciava spazio al rumore, gli animi incendiati dal frastuono e il miraggio della pace che si scioglieva nel deserto del Sud.

Non chiamarmi ‘amore, non sporcare questa parola. Amore è invecchiare insieme, è addormentarti tutte le notti accanto alla tua compagna, non rincorrere pericolosi ideali.

La Taverna degli Autori – Il furto dei Munch – di Barbara Bolzan

Oggi ospitiamo Barbara Bolzan che presenta il romanzo “


Sinossi. Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2004, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i celebri dipinti L’Urlo e la Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri, portandolo nel cuore del mondo del mercato nero dell’arte e della musica. Quando i dipinti scompaiono, infatti, lasciando dietro di sé una scia di morte, Agata Vidacovich, coinvolta nel traffico d’arte, tenterà di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze. Sposata con un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera e a cui ha sempre mentito riguardo alla propria vera vita, Agata si ritroverà costantemente sul filo del rasoio, costretta a mettere a repentaglio tutto quello che ha di più di caro per venire a capo di questo mistero. Dove sono finiti i quadri? Un thriller avvincente, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste e che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

L’autrice. Barbara Bolzan nasce nel 1980 in provincia di Milano.

Pur non abbandonando mai il suo primo amore per la recitazione, durante l’adolescenza si avvicina al mondo della scrittura e comincia a partecipare con successo a premi letterari nazionali e internazionali. Attualmente, tiene corsi di scrittura creativa nei licei e collabora come editor e illustratrice con diverse realtà editoriali.
Pubblica il primo volume di narrativa nel 2004, con la prefazione del Professor Ezio Raimondi (Accademico dei Lincei e docente di Italianistica all’Università di Bologna): un excursus medico-narrativo sulle problematiche adolescenziali associate all’epilessia (AICE, Bologna, 2004).
Nel 2006, in seguito alla vittoria del Premio Internazionale Interrete, pubblica Il sasso nello stagno, un romanzo sul difficile rapporto padre-figlia, nel quale la narrativa procede parallelamente agli studi linguistici e filologici (Prospettiva Editrice, Roma, 2006).
Rya – La figlia di Temarin esce nel 2014 (Butterfly Edizioni, Correggio). Figlio della sua passione per la storia e per la manipolazione della realtà, questo romanzo storico-fantasy costituisce il primo volume della saga che prende il nome dalla sua protagonista (La saga di Rya).
Di recente pubblicazione, L’età più bella (Butterfly Edizioni, Correggio, 2014) riprende in chiave nuova i temi già affrontati in Sulle Scale.
Ne Il furto dei Munch (La Corte Editore, 2015), già finalista al prestigioso premio Alabarda d’oro – Città di Trieste 2010 e presentato nel 2012 nel corso della serata conclusiva del Festival di Sanremo, all’interno della rassegna Casa Sanremo Writers, arte e musica si fondono col genere giallo.
Per l’acquisto:http://www.amazon.it/furto-dei-Munch-Barbara-Bolzan-ebook/dp/B00Y3CREAA/ref=pd_sim_sbs_351_2?ie=UTF8&refRID=1SYAQB3BW6WE0ZCR3S10

L’intervista. Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Ciao Stefania, e grazie per avermi riservato questo spazio nel tuo blog!
Inizialmente, volevo scrivere la storia di un musicista che, arrivato al culmine della propria carriera, per qualche motivo volta le spalle alla vita pubblica. Gli avevo messo accanto una donna forte, con qualche segreto di troppo da nascondere… Ed è finito che quella stessa donna, Agata, ha preso in mano le redini della vicenda, spingendo Giulio sullo sfondo (era quello che voleva, dopotutto: restarsene nell’ombra. Eccolo accontentato!).
Scherzi a parte, “Il furto dei Munch” (La Corte Editore) è nato proprio così, dai personaggi principali. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo, erano da poco stati rubati dal Museo Munch di Oslo due esemplari de L’Urlo e della Madonna. Le informazioni erano pochine, sembrava che la polizia brancolasse nel buio… Allora, ho cominciato a fare la spola tra Milano e Oslo per fare ricerche approfondite, per parlare con coloro che realmente avevano assistito al furto.
Ed eccoci qui!

Si tratta di una saga o di un romanzo autoconclusivo. Hai in progetto un sequel/prequel o uno spin-off su questa storia?

È nato come romanzo autoconclusivo, ma un nodo della vicenda era rimasto insoluto: che fine fanno Agata e Giulio? La loro storia, il loro matrimonio messo tanto a dura prova… Che succede dopo?
Quindi, sì, potrebbe esserci un seguito.

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

Solitamente, ho un debole per i cattivi. Agata non fa propriamente parte della categoria, ma di certo non è una brava mogliettina. Asservita all’obbedienza di un altro uomo, dedita al lavoro ma sempre con le mani in pasta un po’ dappertutto, vive di segreti che fatica a mantenere, la sua intera esistenza scorre costantemente sul filo del rasoio…
Mentre scrivevo di lei, osservavo la mia vita, osservavo mio marito e gli dicevo: “Ma vedi come sei fortunato, tu???”:D
L’altro personaggio che mi sta particolarmente a cuore è Benedetta, una ragazza di poco più di vent’anni, anche lei costretta all’obbedienza coatta e forzata; una sorta di fatina dei boschi dalla mente geniale, dall’immensa capacità analitica. Un emblema di forza d’animo e solitudine.

Che cosa troveremo nel romanzo?

Ci sarà arte, musica… e molta avventura! Questa è la prima volta che mi cimento col genere giallo, e devo ammettere che all’inizio avevo molte remore. Non credevo fosse davvero nelle mie corde… Ma credo di essere riuscita a creare l’atmosfera giusta, a donare la giusta dose di suspance.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?

Se contiamo la fase di ricerca: due anni. Più qualcosina ancora per metterlo a posto.
A dire la verità, avevo pensato a uno scenario diverso per il finale. Era già scritto, lo stavo semplicemente correggendo… quando squilla il telefono. È mia madre, che quasi grida nella cornetta: “Metti subito su Rai1!!!!”
Avevano ritrovato le due tele.
No, così non si fa!
Ho dovuto riscrivere completamente il finale, riadattandolo in modo che seguisse la realtà dei fatti e che, allo stesso tempo, non si discostasse dalle linee generali che avevo tracciato.

Come mai hai scelto di pubblicare con un editore? Quanto è stata difficile la scelta della casa editrice? Pubblicheresti mai un’opera in self?

Per Il furto dei Munch ho vagliato diverse case editrici, prima di inviare loro il manoscritto. Quando le prime risposte hanno cominciato ad arrivare, ovviamente non potevo nemmeno crederci!
Ho scelto La Corte Editore per la grande professionalità che ha dimostrato in questi anni. Hanno in catalogo romanzi bellissimi e… E ora sono proprio felice di essere parte del loro clan!
Cercare un editore mi sembrava, al momento, la scelta più ovvia, anche perché non ho ancora pubblicato in self, anche se ho nel cassetto un romanzo breve (o racconto lungo) che potrebbe vedere presto la luce.
Sono due realtà diverse, ma sicuramente non antitetiche, e una non esclude necessariamente l’altra. Anzi!

Quali sono gli aspetti del tuo romanzo che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei tuoi lettori?

Riesce ancora a incantarmi la dedizione che Agata, la mia protagonista, mette nel proprio lavoro e nella sua doppia vita. Ha costruito la propria esistenza su basi di cartapesta, sorretta da segreti e menzogne. Più volte, mentre scrivevo di lei, ho dovuto fermarmi per domandarmi: “Oddio, e adesso… come ne esce? Cosa potrà mai inventarsi?”
È sposata con un uomo che, un tempo, deve aver sicuramente amato tantissimo. Dall’altra parte, però, la sua vita privata coincide anche con quella… be’, un po’ meno privata. E in questa sorta di limbo nascosto si muove Sevastian, una sua vecchia fiamma. È possibile amare una persona e provare comunque attrazione per un’altra?
M chiedevo anche chi avrebbe “vinto”, alla fin fine; se Agata si fosse trovata a un bivio, costretta a operare una scelta, su quale dei due uomini sarebbe ricaduta? Su Giulio, il marito, la sicurezza, la vita tranquilla? O su Sevastian, uomo carismatico e potente, pieno di ombre e pochi sprazzi di luce?

Parlaci un po’ di te e delle altre tue opere.

Parlare di me mi imbarazza sempre! Ho trent’anni (ok, un po’ di più, va bene, ma che rimanga tra noi!) e sono prima di tutto una grande lettrice. Ho sempre fagocitato di tutto, costantemente alla ricerca della mia strada e del mio genere preferito.
Al momento, mamma di una Teppina di due anni, le mie letture sono un po’ cambiate e hanno lasciato il passo alla famigerata Peppa Pig. Rimane però invariato l’amore per i romanzi storici e di formazione.
Per quanto riguarda i miei testi, il primo volume era stato pubblicato nel 2004, alla vigilia del mio matrimonio, col sostegno di AICE (associazione italiana contro le epilessie).
Sono tornata anni dopo su questo scritto, risistemandolo, ampliandolo, trasformandolo in un vero e proprio romanzo: L’età più bella (Butterfly Edizioni, 2014): è la storia di Caterina, un’adolescente come tante, che, da un giorno all’altro, si ritrova a dover far fronte a una patologia in qualche modo invalidante; una malattia che, ancora oggi, suscita pregiudizi e ostracizza chi ne è affetto.
Sempre con Butterfly Edizioni, e sempre nel 2014, è poi uscito Rya – La figlia di Temarin, primo capitolo di una saga storico-fantasy figlia del mio amore per la storia e per la manipolazione della realtà: un’antieroina che mi trascinavo dentro da tanto, e che finalmente ho deciso di lasciare libera.

Lasciaci assaggiare il tuo romanzo. Regalaci tre citazioni  tratte dalla tua opera.

Prima di concludere: grazie per avermi ospitato nel tuo blog!
Ecco qui le mie tre citazioni:

Un piccolo stralcio… tratto dall’incipit:

Allo stato attuale dei fatti, ciò che l’Organizzazione sa o pensa non mi importa, né mi importa ciò che sa o pensa Iver Berg, l’Ispettore che aveva preso in mano le indagini.
Dopotutto, quale che sia la verità, a ventiquattro mesi esatti dalla scomparsa, una donna è stata ritrovata. È nuda dal busto in su. È sfregiata e sfigurata.
Malgrado ciò, è bellissima.
Lei è bellissima.


Un piccolo stralcio… di Giulio:

Entra nella stanza col passo di chi non sappia bene dove stia andando, e mi sfiora la spalla con una carezza. Io, seduta in poltrona, mi volto appena. Lo guardo con il malcelato disprezzo che merita ogni uomo che abbia rinunciato a se stesso e alla propria carriera per amore di una donna.


Un piccolo stralcio… di un po’ di azione:

L’aria si riempie di un odore acre, e il fumo penetra nel soggiorno in cui ci troviamo. Le vernici e i colori usati nei restauri si incendiano, e le lingue di fuoco risucchiano l’ossigeno respirabile. Un’altra piccola esplosione, questa volta alla nostra destra. Il ripostiglio. La porta comincia ad ardere. Ci ritroviamo entrambi a terra, in ginocchio. Ci trasciniamo verso la finestra alle spalle del divano.

La Taverna degli Autori – Reborn di Miriam Matrovisto

Oggi, per la rubrica “La Taverna degli Autori“, ospito Miriam Mastrovito che presenta il suo romanzo Reborn.

Sinossi. Da quando ha perso il marito Andrea e la figlia Martina in un incidente stradale, Elga non è più la stessa.  Si è isolata dal mondo e vive di ricordi. Il suo unico diversivo è rappresentato dalle bambole reborn che crea per mestiere.
Il 9 settembre 2013, giorno in cui Martina avrebbe compiuto dieci anni, Elga realizza per lei una bambola, come avrebbe fatto se fosse stata ancora viva. A sera, la sistema nella cameretta, che ha lasciato intatta dal giorno della sua morte, celebrando così quella ricorrenza speciale.
La mattina dopo viene accolta da una strana sorpresa: una bambina che non conosce si è intrufolata in casa. Sembra avere la stessa età di sua figlia ma non le somiglia per niente.
Rea − questo il suo nome − sostiene, invece, che Elga sia proprio la sua mamma ed è la stessa cosa che affermano tutti in paese.
Quale la verità?
Per scoprirla la donna potrà contare solo su Iuri, giovane impiegato delle Onoranze funebri nonché stalker che da tempo la tormenta.

Sarà l’inizio di uno strano viaggio che la condurrà al confine tra i  mondi, lì dove regna il mistero e la Mortenon è che l’inizio di una vita oltre.


Titolo: Reborn
Autrice: Miriam Mastrovito
Genere: New Gothic
Editore: youcanprint
Pagine: 294
Cartaceo: 16,90
Ebook: 2,99
Link Kobo:


L’autrice. Miriam Mastrovito (Gioia del Colle, 1973).
Laureata in filosofia, è blogger per passione e da qualche anno lavora come editor freelance. Da sempre coltiva una forte passione per la scrittura e i mondi fantastici. Ha vinto svariati premi, ha collaborato con diversi siti dedicati ai libri e web magazine ed è stata giurata in vari concorsi letterari. Attualmente gestisce i lit-blog Il flauto di Pan (http://il-flauto-di-pan.blogspot.it/) e Leggere è magia (http://miriam-mastrovito.blogspot.it/).
È autrice di diversi romanzi tra cui Il Mendicante di sogni (La penna blu edizioni), Il mistero dei libri perduti (Zero91) e Reborn (produzione indipendente).
Per contattare l’autrice: miriammas@alice.it
Pagina Facebook:
Blog dedicato al romanzo:


L’intervistaCom’è nata l’idea per questo romanzo?

Reborn è nato da una serie di sogni lucidi, o apparizioni se preferite, di cui sono stata (e sono tuttora protagonista).
Circa un anno e mezzo fa ho cominciato a sognare/vedere una bambina che non ho mai conosciuto in questa vita. Da questi incontri ho ricavato alcune informazioni sul suo conto e la sensazione che, oltre alla mia compagnia e al mio affetto, desiderasse che facessi qualcosa per lei.
Mi sono interrogata a lungo in proposito. Cosa mai avrei potuto fare per rendermi utile o farla felice? Perché proprio io?
Un giorno mi sono ritrovata seduta, come di consueto, al mio pc, davanti al file del romanzo a cui avevo cominciato a lavorare da poco, e d’improvviso ho compreso.
Scrivere, bene o male, è una delle poche cose che so fare, di certo l’attività a cui mi dedico con maggior passione. Se la bambina aveva scelto me non poteva che essere per questo. Probabilmente desiderava affidarmi la sua storia perché la scrivessi e la condividessi.
Non so se ho interpretato correttamente il suo volere oppure ho solo dato un senso al mio bisogno di scrivere in un momento di grande incertezza sul mio percorso letterario. Forse non lo saprò mai. Fatto sta che ho accantonato il progetto in corso, mi sono posta in ascolto e ho cominciato a scrivere Reborn.

Si tratta di una saga o di un romanzo autoconclusivo. Hai in progetto un sequel/prequel o uno spin-off su questa storia?

Reborn è un romanzo autoconclusivo, anche se non è del tutto escluso che alcuni personaggi possano tornare prima o poi in un altro spazio-tempo narrativo.

Quali sono i personaggi che ami di più della tua storia?

Li amo tutti in modo diverso. Di certo ho un debole per Rea, che considero un po’ anche la mia bambina, del resto le devo molto perché senza di lei il romanzo non ci sarebbe mai stato. Sono molto legata anche a Iuri perché è il personaggio in cui ho messo più pezzi di me al punto da considerarlo il mio alter ego maschile.

Che cosa troveremo nel romanzo?

La risposta a questa domanda è contenuta nella quarta di copertina: Una bambina venuta dal passato. Una madre in lutto. Un folle eroe romantico. Un cocchiere dall’occhio di vetro.
A questo potrei aggiungere che in Reborn troverete un’idea alternativa sull’aldilà e su quello che potrebbe capitarci dopo la morte…

Quanto tempo hai impiegato a scrivere quest’opera?

Quasi un paio di anni, dall’elaborazione dell’idea alla stesura definitiva.

Come mai hai deciso di auto pubblicare quest’opera? Quali sono le difficoltà e i pregi di questa scelta?

Ho scelto l’auto-pubblicazione perché profondamente delusa dall’editoria tradizionale. Nonostante abbia avuto la “fortuna” (oggi in effetti non so più se considerarla tale) di non pagare per pubblicare, le mie esperienze con gli editori non sono state positive. Ho sofferto, per esempio, per la perdita di libertà causata da certe clausole capestro. Da self mi sento molto più soddisfatta: finalmente ho il totale controllo sulle mie opere, vendo di più, ho un rapporto diretto con i lettori e, soprattutto, sono assolutamente libera!

Quali sono gli aspetti del tuo romanzo che ami di più e che vorresti far arrivare al cuore dei tuoi lettori?

Come accennavo prima, in Reborn affronto il mistero della morte e propongo una mia personale idea di aldilà. Nello specifico parlo di una particolare forma di reincarnazione di ispirazione neopagana in cui credo fermamente. Che condividano o no le mie idee, al cuore dei lettori spero di far arrivare la speranza che la morte non sia la fine di tutto e che si possano ritrovare le persone amate  e perdute in un altro spazio-tempo.

Parlaci un po’ di te e delle altre tue opere.

Ho pubblicato in tutto cinque romanzi, ma reputo i primi due solo delle “prove tecniche” e oggi non sono più in commercio. Considero “Il mendicante di sogni (edito per la prima volta nel 2009 da La penna blu edizioni) il mio vero romanzo di esordio. Si tratta di un urban fantasy incentrato sulla magia dei sogni. Nel 2011 ho pubblicato “Il mistero dei libri perduti” con la Zero91, è un fantasy a cui sono molto affezionata, ma di cui in questo momento non parlo molto volentieri… senza scendere nei dettagli, dico solo che spero al più presto di poter rientrare in possesso dei diritti sull’opera e di riproporla coma autrice self.
“Reborn” è il mio ultimo romanzo in ordine cronologico e penso sia il libro che, meglio di tutti, mi rappresenta come autrice.

Lasciaci assaggiare il tuo romanzo. Regalaci tre citazioni (quattro/cinque righe) tratte dalla tua opera.
Citazione 1:
“Gli occhi delle bambole ti guardano.
Amore, odio, dolore, compassione; riflettono quello che hai dentro o ti riempiono di emozioni nuove.
Gli occhi delle bambole ti guardano e, a volte, sembrano scusarsi per non essere abbastanza vivi.”
Citazione 2:
Puoi guardare avanti dopo aver perso l’uomo che ami, forse, ma sopravvivere a un figlio è contro natura.
Citazione3:
«[…]Ciascuna delle vostre vite è un disegno casuale che si realizza. A volte si tratta di un capolavoro, altre volte no, ma non c’è un progetto e nemmeno un padre amorevole. Non c’è amore lassù e non siete i figli privilegiati di nessuno. Che ti piaccia o no, quelli che reputi piccoli miracoli non sono che coincidenze. Strabilianti. Fottute. Coincidenze.»