Video recensione “La Luna e il Mare” di Patrizia Ines Roggero

La Luna e il Mare è uno di quei romanzi da cui non riesci a staccarti. Intenso, carico di sentimenti e di passione, pieno di avventura. Ecco una mia riflessione su questa bellissima storia.

Pirati, arrembaggi, nemici che tramano nell’ombra e una storia d’amore indimenticabile.

51mQVqBk1ALTrama:

Il più temuto dei pirati e la bella moglie di un vicegovernatore.
Amici, amanti, anime gemelle divorate da una passione che avrà conseguenze alle quali non potranno sfuggire.
L’amore li unisce, il destino si fa beffa di loro.
Una storia intrecciata al mistero di oscure premonizioni e alle note cristalline di un clavicembalo. Nei Caraibi del XVII secolo, tra battaglie e antichi rancori che sconvolgono il presente in una spirale di vendette all’ultimo sangue.

Serie Romantic Pirates:
#1 Sono solo un marinaio
#2 La luna e il mare

http://www.patriziainesroggero.it


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L’autrice:

21905672_10214333148350402_1722011052_nPatrizia Ines Roggero nasce a Genova nel 1979.
È un’autrice di romance ed erotici storici. Ad oggi ha pubblicato i romanzi Sono solo un marinaio, Il brigante di Corte, Il sentiero della passione, la trilogia Paradise Valley e il racconto Asso di cuori (collana Passioni romantiche – Delos Digital).
Alcuni suoi racconti sono presenti nelle antologie di Puntoacapo Edizioni, Delos Books, nei progetti di Io Leggo Il Romanzo Storico e di EWWA European Writing Women Association.

Sposata e mamma di una bambina, è correttrice di bozze e grafica. Appassionata di storia americana, ama tutto ciò che riguarda l’epopea western e la cultura dei Nativi Americani. Collabora con il sito Farwest.it come articolista e, insieme ad altre tre autrici, è la fondatrice del gruppo Facebook Io Leggo Il Romanzo Storico

 

Pirati dei Caraibi, 5 Libri da non perdere

Nelle sale è tornato da qualche settimana l’affascinante e folle Jack Sparrow per la quinta e, forse, ultima volta. Ma se siete usciti dal cinema con la malinconia dei velieri e la voglia di solcare i mari, potete sempre aprire un vecchio buon romanzo e partire per l’avventura.

 

Dietro al semplice ed eloquente titolo “Storie di Pirati”, si nasconde una raccolta di racconti dedicati ai predoni del mare. Storie cariche di capitani coraggiosi e temerari, di mercantili e baleniere che solcano gli oceani con la paura di essere abbordati. Un piccolo libro che racchiude un tesoro: la capacità di trasportarci tra le ciurme senza scrupoli e le tempeste- Ma forse la sorpresa più autentica sta nell’autore del volume. Sir Arthur Conan Doyle. Il padre di Sherlock Holmes.

 

Se invece preferite un romanzo abbastanza corposo, con protagonista un uomo ambizioso forte e senza troppi scrupoli, a caccia di un tesoro nascosto dai francesi, Gli avventurieri delle Indie di Mark Keating, è ciò che fa al caso vostro. Devlin è un pirata spregiudicato che conquista il grado di capitano e che non ha paura di mettere in atto piani pittoreschi più di riuscire nel suo intento.

 

 

Volete lasciare il caldo sole delle Indie Occidentali e spostarvi nell’Irlanda del XVI secolo per fare la conoscenza di un altro tipo di pirata? Magari di una donna a capo di un’ intera flotta di predoni? Grania, La Regina dei Pirati d’Irlanda, di Morgan Llywelyn è il romanzo adatto alle vostre esigenze. Una fine ricostruzione storica che spiega le ragioni alla base della pirateria costiera dell’Irlanda di quel secolo. Una protagonista forte, dura e realmente esistita, che vi trascinerà in grandi avventure fino alla corte della Regina Elisabetta I.

Gli ultimi due consigli, non sono romanzi d’invenzione ma dei racconti a metà tra biografia e saggio storico. Preziosi perché parlano con la voce autentica del secolo in cui sono stati scritti.

Bucanieri dei Caraibi è il racconto di ciò che Alexandre Olivier Exquemelin, chirurgo di bordo, ha vissuto sulla sua pelle. Forse il più prezioso testo sulla filibusta del XVII secolo Arrivato a Tortuga nel 1666, ha partecipato in prima persona alla presa di Panama e di Maracaibo, facendo la conoscenza di personaggi leggendari come Henry Morgan. Un libro che racconta imprese efferate compiute da uomini spietati, eppure al soldo delle Corone Europee.

Pietra miliare per ogni studioso della pirateria, Storia generale dei pirati, del Capitano Johnson, è la raccolta delle biografie dei capitani più famosi del XVIII. L’autore, essendo loro contemporaneo, ha potuto usufruire di notizie appena colte, di documenti ancora freschi di inchiostro. Ha gettato le basi per gli studi di tutte le epoche successive, ed è il punto di partenza per fare “amicizia” con personaggi come John Roberts, Barbanera e Mary Read. Affascinante poi, il mistero che si cela dietro lo pseudonimo Capitano Johnson. La vera identità dell’autore rimane a tutt’oggi sconosciuta e per un periodo è stato erroneamente identificato con Daniel Defoe.

Dunque non vi resta che partire per l’avventura…

La storia dietro Black Sails – Il perdono reale

Romanzo o serie televisiva, non importa. Se si ambienta una storia intorno al 1718, si finirà, volenti o nolenti, per imbattersi nel famoso Perdono Reale di Giorgio I d’Inghilterra.

Le parole chiave dell’editto in questione sono tre:

·        guerra
·        corsari
·        Nassau

Il 1713è l’anno della pace di Utrecht, le principali nazioni europee depongono l’ascia di guerra e sanciscono un trattato di non belligeranza. Per una nazione come l’Inghilterra, che ha sempre basato tutto sulla marina e sui marinai, la pace porta con sé un’ondata di disoccupazione che porta gli uomini di mare a girovagare tra i porti senza meta.
La marina militare non offre più una paga e come alternativa rimangono solo i mercanti. Senza parlare poi dei corsari, avventurieri al soldo della Corona con il compito di assaltare le navi nemiche che, senza una guerra, non hanno più senso di esistere.

 Dopo Utrecht, si riversano sui mari delle Indie Occidentali un gran numero di uomini senza un’ occupazione e il passo verso un metodo di guadagno più facile è assai breve.

Sull’isola di New Providence – che aveva fatto da base già a innumerevoli corsari – iniziano a insediarsi una notevole quantità di equipaggi. Nassau diventa una città di bordelli e contrabbando. Pur appartenendo alle colonie inglesi, le Bahamas sono per il momento prive di una forma di governo e il prosperare dei piratidiventa inevitabile.

Intorno al 1717, la situazione per i commerci delle nazioni europee diventa insostenibile. Decine di equipaggi si aggirano sulle rotte mercantili assaltando e depredando ogni tipo di carico.
Capitani come Charles Vane e Barbanera infestano le acque buttando sul lastrico decine di ricchi piantatori e i relativi acquirenti oltre oceano.
La situazione diventa ben presto inaccettabile. Non importa quanti pirati vengano impiccati, ne rispuntano sempre di nuovi, a testimonianza che è molto meglio rischiare il collo piuttosto che patire fame e castighi a bordo delle marine ufficiali.

A Whitehall, a Londra, centro del governo inglese, le lamentele si accumulano e minano il già debole e appena insediato governo di Giorgio I d’Hannover.
Nella seria televisiva, la questione del Perdono Reale viene raccontata in maniera molto “romantica”, tutto verte intorno all’idea di salvare le Bahamas e di muovere guerra ai pirati.


In realtà, la questione viene affrontata in maniera molto più pragmatica. La pace di Utrecht sta per spezzarsi: l’Inghilterra e la Spagna sono di nuovo ai ferri corti e la guerra della Quadruplice Alleanza è alle porte, e un buon modo per destabilizzare la corona spagnola rimane il vecchio, infallibile sistema dei corsari.

Colpire al cuore il commercio di oro e preziosi diventa fondamentale per l’Inghilterra, che vede perciò l’opportunità di prendere “due piccioni con una fava”.
A Whitehall decidono di rimpolpare l’esercito dei corsari e per farlo non gli resta che emanare un Atto di Perdono, che verrà seguito da un’ulteriore amnistia poco tempo dopo.
Si chiede ai pirati di accettare il perdono offerto. Ogni reato viene condonato, con la speranza che gli uomini di mare, ora divenuti onesti, si possano unire alla lotta contro la Spagna.


L’emanazione dell’editto viene accompagnata dalla nomina di un nuovo governatore per le Bahamas, che spezza così l’ininterrotto autogoverno di pirati e corsari che si era insediato sulle isole intorno al 1706. Il prescelto è Woodes Rogers, lui stesso celebre avventuriero e corsaro.

La guerra di corsa tanto paventata però, stenta a ripartire ma nonostante questo il perdono reale ha l’effetto di far sparire dai mari un buon numero di equipaggi. A terrorizzare i Caraibi rimangono poche ciurme, capitanati da uomini temerari come Barbanera.

Certo c’è da ammettere che molti pirati hanno accettato il perdono solo come soluzione temporanea. Senza essere stati mai arruolati sul serio da Woodes Rogers, molti di loro, per noia o per fame, ritornano a infestare le acque.

Ma l’insediamento di un governo là dove prima vigeva l’anarchia, ha comunque i suoi effetti. L’atto di Giorgio I parla di perdono, ma allo stesso tempo dichiara che non ci sarà più nessuna pietà per coloro che continueranno a commettere atti di pirateria.

Per i pirati, il 1718 – anno dell’emanazione del Perdono Reale – coincide con l’inizio della fine. Da quel momento i nodi del cappio si stringono uno dopo l’altro intorno ai capitani più temerari e famosi: Vane, Rackham, Bonnet… le esecuzioni sono illustri e innumerevoli.

Fino ad arrivare al 1722, quando la marina britannica cattura i pirati di John Roberts, la più numerosa ciurma fino ad allora processata.

La pirateria non verrà mai sconfitta, ancora oggi se ne sente parlare, ma il 1722 è senza dubbio l’anno che pone fine alla sua epoca d’oro.
Quella dal fascino oscuro e immortale che, ancora oggi, è fonte di storie che sanno di avventura e salsedine.




Non solo pirati – L’ombra

La scena era familiare, l’aveva vista decine di volte. Era notte ma il cielo e la strada intorno a sè erano illuminati a giorno dalla colonna di fuoco che si alzava dai resti dalle tre macchine sul marciapiede di fronte.
Le finestre dei palazzi non esistevano più, i vetri erano esplosi in una pioggia di cristallo. C’erano persone con il volto insanguinato che correvano, poliziotti, medici, pompieri.
Tutte quelle persone aprivano le loro bocche, parlavano, dicevano qualcosa, ma lei non li sentiva.
Il silenzio era assoluto. Era come se fossero tutti in un gigantesco acquario.
Improvvisamente sentì un forte calore allo stomaco, si passò una mano sull’addome e la ritrovò coperta di sangue. Sconvolta si osservò: aveva numerose ferite, qualcosa, che non riusciva ancora a capire cosa fosse, le si era conficcato all’altezza dello stomaco.
A suoi piedi c’era un corpo: era una ragazza giovane, ferita, sanguinante. Quella era lei, era lei distesa sul quel marciapiede. Qualcuno in quel momento si stava avvicinando, la girava. Le tastava la vena, urlava a qualcuno di venirlo ad aiutare. Medici le si affaccendavano intorno, lei apriva i suoi occhi: l’espressione sbarrata, il labbro che tremava, sussurrava qualcosa.
Un’ ambulanza si fermava e il suo corpo veniva trasportato lontano, ma lei continuava ad essere lì.
Sentiva il calore dell’incendio non ancora domato e continuava a soffrire per le ferite di un corpo che non aveva. Si sentiva come un’entità eterea, un fantasma che vagava in quella via, dilaniata dall’esplosione.
Di colpo era arrivato il freddo. Gelido, spietato.
Il suo cuore iniziò a battere all’impazzata, sempre più forte, sempre più veloce.
La sentiva, la percepiva.
Quella cosa era alle sue spalle, non sapeva quanto fosse lontana ma c’era. Si stava avvicinando, sempre di più, con il suo carico di paura e tensione.
Era terrorizzata.
L’ombra era sicuramente a pochi centimetri e lei non riusciva più a respirare.
Doveva fuggire, doveva andarsene, reagire, fare qualcosa.
Non poteva fare niente, era immobilizzata. Incapace di fare un solo passo o pronunciare una sola parola.
Era la fine, ancora un passo e quella cosa l’avrebbe catturata.
Un fremito nella sua gola, un piccolo sussurro, impercettibile, ci riprovò, questa volta emise un suono più forte, ancora una volta, e urlò
L’ombra alle sue spalle si fece più forte, qualcosa le afferrava il braccio, stava per dirle qualcosa ma lei urlò ancora.
E ancora, e ancora.
Si sgolava in un urlo terrificante e senza fine, tentava in tutti modi di farsi sentire da qualcuno.
L’urlo si faceva sempre più agghiacciante.
Poi aprì gli occhi.
Buio pesto.
Il cuore riprendeva il suo naturale ritmo, il respiro diventava regolare.
L’eco del suo urlo di paura si stava spegnendo nelle orecchie.
Girò lo sguardo verso sinistra: i numeri azzurrognoli della radio sveglia segnavano le tre e quarantaquattro minuti.
Si mise a sedere sul letto, tastandosi il suo stomaco. Era tutto a posto.
Si passò una mano fra i capelli e sospirò sconsolata.
Era successo ancora.
Si sdraiò nel letto, cercando di calmare l’ansia provocata dal suo solito sogno ricorrente.
Doveva resistere ancora tre ore, poi sarebbe iniziato un nuovo giorno.
 
Fania

Storie di pirati – Black Bart – prima puntata

Nome: Bartholomew (John)

Cognome: Roberts (conosciuto come Black Bart)
Anno di nascita: Pembrokeshire, 1682
Anno di morte:Gabon, 10 febbraio 1722 scontro con marina britannica

Periodo di attività: 1718 – 1722 circa
Veniamo ora al pirata migliore dell’epoca d’oro della pirateria: Bartholomew John Roberts, conosciuto con il soprannome di Black Bart.
Nell’immaginario collettivo, quando si parla di pirati, vengono per lo più in mente i nomi di Barbanera, Morgan, Calico Jack. Questo perchè il primo era un uomo folle e spietato, famoso per le sue bizzarrie e pazzie, il secondo, era passato alla storia per essere diventato governatore, il terzo per essere stato il capitano delle due donne pirata.
Roberts spesso lo si dimentica, in realtà è colui che detiene il record di navi saccheggiate. Nei suoi circa quattro anni di attività ha saccheggiato quattrocentocinquantasei vascelli.
A lui si deve anche il cosiddetto codice dei pirati. Per chi ha visto pirati dei Caraibi, saprà bene che spesso si parla del codice della pirateria(o della fratellanza) redatto da Bartholomew e Morgan.
Bene, in realtà il codice di Roberts valeva solo per la sua nave e lo redasse per cercare di tenere a freno quella masnada di uomini di ogni dove che, inaspettatamente, si era trovato a governare.
Già, inaspettatamente.
Difatti, John Roberts si era imbarcato onestamente sulla nave del capitano Plumb, la Princess. Il veliero era sceso verso l’Africa, per caricare una delle merci preziose dell’epoca, gli schiavi (ahimè).
Nel mentre di questa operazione la Princess venne attaccata dalla nave pirata del capitano Howel Davis.
Come spesso era uso, i pirati costrinsero alcuni dell’equipaggio ad unirsi a loro e fra questi c’era proprio Roberts che all’inizio passò settimane d’inferno, odiando e non approvando per nulla la vita da pirata.
Si dice che avesse tentato più volte la fuga, senza successo.
Accadde però, che il capitano Davis venne ucciso durante un’imboscata dei portoghesi, lasciando la sua nave senza comando.
Daivs era un capitano molto rispettato per le sue doti di comando e per il suo carattere giusto. Aveva avuto l’idea particolare di dividere la ciurma alla stessa maniera del parlamento inglese, vi erano così dei pirati Lord e dei pirati comuni. I lord erano gli ufficiali e uomini molto rispettati della ciurma.
Questi così, morto il capitano, si ritrovarono con l’arduo compito di trovare il successore. Si riunirono ed ecco un estratto di un discorso alquanto particolare. A tenerlo fu il pirata Lord Dennis:
Non ha molto importanza a chi spetta l’onore del titolo, perché in realtà tutti i buoni governi come lo è il nostro, hanno il potere supremo investito nella comunità, che di sicuro ha la facoltà di delegarlo e revocarlo a seconda dell’interesse e del capriccio. Noi siamo quelli che hanno dato origine a questo diritto e se un capitano fosse così insolente da andare contro i propri poteri, bene, allora a morte! Servirà ad ammonire i suoi successori sulle fatali conseguenze che può avere l’arroganza, tuttavia è mio parere, finché siamo sobri, di scegliere un uomo audace ed esperto del mare che per giudizio e coraggio sembri il meglio in grado di difendere questa nostra repubblica e preservarci dai pericoli e dalla tempeste dell’instabile elemento e della fatali conseguenze dell’anarchia; e un tale uomo è, secondo me, Roberts. Una persona che a parer mio è del tutto degna della vostra stima e del vostro favore.”
Tutti applaudirono con entusiasmo tale discorso e così, Roberts si ritrovò ad essere eletto capitano, nonostante fosse a bordo da sole sei settimane e avesse più volte dimostrato di non gradire per niente quel tipo di vita.
Tuttavia accettò il nuovo ruolo che gli offrivano e pare abbia commentato con queste parole “Dal momento che mi sono sporcato le mani di fango, e devo essere pirata, è meglio farlo da comandante che da marinaio semplice!”
E detto questo si mise subito all’opera rimpiazzando gli ufficiali morti con Davis nell’imboscata e sopratutto dedicandosi a preparare la giusta vendetta contro i portoghesi.
Decise di far partire trenta uomini, comandati da un certo Kennedy, pirata crudele e spietato, che partirono all’attacco del forte portoghese, coperti dai cannoni della nave. I portoghesi se la diedero a gambe non appena videro i pirati risalire la collina. Questi presero possesso del forte, lo smantellarono e lo bruciarono.
Non contenti, pensarono di attaccare la città, ma Roberts li fermò, dicendo loro che non era un’impresa fattibile, la città era meglio difesa e bisognava agire diversamente. Quindi decise di costeggiare e abbattere tutte le case che vi erano, non ancora soddisfatti se ne andarono al largo solo dopo aver dato alle fiamme due navi portoghesi all’ancora.
TO BE COTINUED

Storie di creatività – Emanuela Ruggeri – La taverna degli incontri (2)

Stasera ospito nella taverna una giovane autrice che condivide con me ben due passioni: quella per la scrittura e quella per il mondo dei pirati.
Emanuela Ruggeri, 22 anni di Roma, è laureata in Letteratura e Linguistica Italiana all’Università Roma Tre, scrive settimanalmente recensioni di libri e di film sul sito Ultimariga e ha pubblicato il suo primo romanzo per ragazzi ‘La vendetta dei pirati’ con il Gruppo Albatros il Filo.

1.      Come mai sei affascinata dai pirati?

Sono sempre stata affascinata dai pirati, fin da piccola. Non saprei dire per quale motivo in particolare, ma ricordo che da bambina i miei genitori mi comprarono pugnale e bussola perché desideravo essere un pirata o, meglio ancora, una bambina sperduta, come gli amici di Peter Pan. Per me il pirata è una figura affascinante, sinonimo di forza e di coraggio.
2.    Anche tu, come me, hai scelto  una donna come protagonista di un mondo prettamente maschile. A cosa è dovuta questa scelta?
Mi piace l’idea che una donna possa essere un pirata. Nel mio romanzo affronto proprio questo problema: il padre della protagonista, Mila, non crede assolutamente che la figlia possa diventare un pirata abile e coraggioso per il semplice fatto che è una donna. Per lui non sarebbe in grado di combattere né di resistere alla dura vita del mare. Mila, invece, riesce nel suo intento. E’ una ragazza spietata, che non teme nulla, nemmeno la morte. Ciononostante, possiede alcune caratteristiche prettamente femminili, come la dolcezza.
3.      Il tuo romanzo rientra nella categoria “ragazzi”. Quindi tante avventure e battaglie, ma nessun tono drammatico/cruento. Un libro per tutte le età? 
     E’ un romanzo adatto a tutte le età, consigliato a coloro che amano le avventure in mare. Non mancano battaglie e arrembaggi, ma non le definirei scene cruente. Drammatiche forte sì, ma non particolarmente violente.
4.      Quali temi vengono toccati durante la narrazione?
I temi che tocco maggiormente nella narrazione sono quelli dell’amore, dell’amicizia e della famiglia. I pirati della Drago Rosso sono cresciuti insieme su un’isola e per questo si considerano fratelli. Mi piace pensare che almeno tra di loro ci sia affetto, anche se poi sono spietati e terribili in mare. Mila, invece, dovrà affrontare una grande prova quando scoprirà che il suo migliore amico, di cui è innamorata, vuole sposare un’altra donna. 

5.      Hai svolto ricerche particolari per scrivere il libro?
Ho svolto numerose ricerche sulla pirateria. Volevo rimanere fedele il più possibile alla vera storia dei pirati. Ho letto diversi libri sulla pirateria, anche se poi, ai fini della storia, mi sono permessa di apportare qualche modifica. 
6.      Qual è il tuo pirata preferito, fra quelli realmente esistiti?
Tra tutti, il mio preferito è Barbanera, un pirata leggendario. Quando ho saputo che il suo corpo ruotò tre volte attorno alla nave prima di sprofondare negli abissi, sono rimasta a bocca aperta. Però, se devo essere sincera, il più spietato per me rimane Capitan Uncino, anche se, purtroppo, non è mai esistito.
 
7.      Un giudizio sulla famosa saga Disney “Pirati dei Caraibi”?
Il primo film mi è piaciuto tantissimo. La pirateria, vista da un punto di vista fantastico, è davvero divertente. Purtroppo, però, il mio interesse per la saga è scemato con gli altri film, nonostante li abbia visti tutti.
8.      Come nasce il tuo amore per la scrittura?
Scrivo da sempre. Ho cominciato da piccola con racconti brevi, poi all’età di dieci anni ho scritto il mio primo romanzo. Da quel momento non mi sono più fermata. Amo scrivere, perché mi fa sentire realizzata. Per questo il mio sogno più grande è quello di diventare una brava scrittrice.
9.      La musica ti aiuta nella stesura?

Nell’ultimo periodo molto. Di solito non scrivo con la musica in sottofondo, ma a volte mi è utile per immaginarmi meglio le scene e anche per ispirarmi. Ascolta musica diversa a seconda del libro che scrivo.
10.      Il miglior momento della giornata per scrivere?
Durante il giorno, anche se il più delle volte scrivo la sera. In ogni caso per me il momento migliore è quando arriva l’ispirazione.
 
11.      I tuoi futuri progetti?
 
Ci sono diversi progetti in cantiere. Adesso sto scrivendo un nuovo romanzo per ragazzi, che affronta la tematica amorosa. Mi piacerebbe poi metter mano al primo romanzo che ho scritto per sistemarlo e approfondire la storia.
 
12.      Sei soddisfatta dei titoli che trovi sugli scaffali delle librerie?
 Nella maggior parte dei casi sì. Quando vedo un libro, leggo subito la trama.   Se mi colpisce, allora lo compro. Solitamente i libri che ho letto non mi hanno mai delusa. Mi rendo conto però che delle volte gli editori pubblicano romanzi solo per il gusto di vendere e mi dispiace che ciò accada.
13.      I tuoi autori/ genere preferito?
I romanzi che più mi piacciono solo quelli d’avventura e quelli per ragazzi. Ci sono tantissimi autori che ammiro, tra cui la Rowling, Tolkien, Bernard Cornwell, il re del romanzo storico, e J. M. Barrie, l’autore di Peter Pan, la mia fonte di ispirazione per La vendetta dei pirati.
14.  Cosa pensi dell’editoria italiana e del fatto che ci sia pochissimo spazio per gli autori emergenti?
Adesso come adesso è davvero difficile per un autore emergente farsi notare o pubblicare con una grande casa editrice. Continuo a sentire che vanno avanti solo i raccomandati e le persone già famose. Molte volte è così e questo mi butta giù. Credo che l’obbiettivo di un esordiente sia comunque quello di farsi conoscere il più possibile, soprattutto se pubblica con una piccola casa editrice. Penso però che non bisogna mai smettere di sperare e di tentare fino alla fine. L’importante è che ci siano sempre passione e l’amore per la scrittura.

Ringrazio Emanula per essere stata con noi, ricordo che questo è il sito di riferimento Per La Vendetta dei pirati http://lavendettadeipirati.blogspot.it, qui trovate la pagina facebook.
Alla prossima.
Fania