SPOILER ALERT -Sezione Speciale I’m Sherlocked – The Reichenbach Fall – Analisi 6-12


Continuiamo le analisi punto per punto della puntata.

6)” TUTTE LE PERSONE HANNO DEI PUNTI DI PRESSIONE” – “VOGLIO CHE TU MI DIA LA PROVA CHE HAI CAPITO” PARTICOLARI DEL DISCORSO DI MORIARTY

Sherlock capisce che la giuria del processo è stata corrotta e Moriarty spiega che tutte le persone hanno un punto debole su cui fare pressione, delle persone che vogliono proteggere.

A questo punto parlano del problema finale…. e Moriarty dice. “Io te l’ho detto, ma stavi ascoltando?”

Analisi: questo passo va analizzato alla luce del discorso che i due fanno alla fine della puntata “Il Grande Gioco”.

  • J: se non la smetterai di metterti in mezzo, ti brucerò, ti brucerò fino al cuore.
  • S: sono stato informato da fonte certa di non averne uno
  • j: sappiamo entrambi che questo non è proprio vero.


Quindi chiaramente a Baker Street Moriarty avverte Sherlock sul fatto che lo brucerà colpendo l’unica persona a cui Sherlock pare tenere: John Watson.

E adesso un altro passo del discorso:

Moriarty chiede a Sherlock se ha già  detto ai suoi amichetti il motivo per cui ha fatto irruzione in tre posti in contemporaneamente.
-S: No
-M: ma tu hai capito
-S: naturalmente
M: oh, avanti allora, spiega.
S: vuoi sentirti dire quello che già sai?
-M: No, voglio che tu mi dia la prova di averlo capito.

Quindi si parla del fantastico codice che può aprire tutte le porte: Moriarty fa irruzione per provare a tutti il potere del codice, si stava facendo pubblicità, come spiega Sherlock e Moriarty risponde, e tu mi stavi aiutando.

Analisi: “Quel  voglio che tu mi dia la prova di averlo capito” sembra quasi un test che Moriarty fa per capire se Sherlock sia caduto nella sua trappola.

7) IL SALTO TEMPORALE DI DUE MESI E L’INCONTRO MYCROFT – JOHN

Passano due mesi dal primo duello a Baker Street-
Analisi: è possibile che Sherlock sia rimasto impalato per due mesi, considerando che il suo peggior nemico gli ha promesso una caduta?

Mycroft convoca John, nel suo ufficio Watson nota il trafiletto della Relly e la questione della grande inchiesta su Sherlock.
My: qualcuno di nome Brook. Riconosci il nome?
Analisi: chiaro riferimento allo scherzo di Moriarty sulla traduzione in inglese di Reichenbach. Sembra difficile credere che Sherlock non se ne sia già accorto.

Vengono mostrate a John la foto dei quattro cecchini e Mycroft confessa di aver litigato con il fratello.

8) Il RAPIMENTO, L’URLO, LA FAVOLA SUL “SIGNOR SBRUFFONOTTO”

Siamo arrivati al punto di svolta della puntata. I bambini dell’ambasciatore americano vengono rapiti e quest’ultimo chiede che a indagare sul caso sia proprio Sherlock. Il nostro ritrova i bambini alla svelta partendo dagli elementi che individua nei residui sull’impronta del rapitore. Nulla di nuovo sotto il sole: è Sherlock.
Durante il rapimento viene ritrovata in una busta il libro di fiabe dei fratelli Grimm, in una busta dello stesso stile era stato recapitata a Baker Street una busta con delle briciole di pane.
A questo punto arriva il momento cruciale. Sherlock va a parlare con la bambina che urla appena lo vede.
E mentre Donovan e Lestrade ne parlano, Sherlock guarda fuori dalla finestra e nel palazzo di fronte compare la scritta I.O.U.
Sherlock fa per andarsene ma prima riceve i complimenti di Donovan che  conclude con eloquentissimo “incredibile”.
Sherlock lascia John a piedi e prende il taxi da solo, dove ascolta l’amabile storiella di Moriarty sul signor Sbruffonotto e nel mentre vediamo Donavan illustrare i suoi sospetti a Lestrade.

Analisi: Sherlock decide di chiedere cosa cavolo succede al taxista solo alla fine del video per poi accorgersi che, guarda un po’, stava guidando Moriarty.

9) IL CECCHINO, LA TELECAMERA. L’ARRESTO E LA FUGA

Sherlock tenta di rincorrere Moriary e a momenti finisce investito da una macchina, ma viene salvato da uno dei cecchini. Nel momento in cui Sherlock lo ringrazia e gli stringe la mano questi viene ucciso da un altro cecchino. Arriva John che gli spiega di essere stato avvertito da Mycroft dell’esistenza dei cecchini..

Analisi: Sherlock non sembra stupito dal racconto di John, anzi sostiene che tutta l’attenzione è puntata su di lui e la prima cosa che fa è preoccuparsi della telecamera nascosta.

Arriva Lestrade, e Sherlock intuisce subito che è li per l’urlo. Spiega che si tratta del piano di Moriary e dice a Lestrade:

Una fotografia. Questa è la sua prossima mossa. Il gioco di Moriarty Prima l’urlo poi una fotografia di me che vengo portato in centrale per accertamenti. 

Analisi: quindi lo sa perfettamente qual è il piano. Eppure non si muove, non fa una mossa per contrastare quella di Moriarty, sa che la chiave sta nell’urlo della bambina, ma non fa nulla per scoprire il trucco, se ne sta beato e tranquillo a Baker Street a spiegarlo a John e Lestrade, pacioccando con la telecamera e il pc e in più aggiunge: è un gioco: e non uno a cui ho intenzione di giocare.

Lestrade se ne va, Sherlock spiega che stanno decidendo se arrestarlo a questo punto si preoccupa di capire se John ha dei dubbi su di lui e quello risponde con una delle frase migliori della serie: nessuno può far finta di essere un simile coglione per tutto il tempo. xD

Tornano per arrestarlo, ma prima riceve il biscotto carbonizzato. Lui si fa arrestare, John lo segue dopo aver preso a pugni il commissario capo e a questo punto cosa fa Sherlock: fugge e cosa dice a John: faccio quello che Moriarty vuole: divento un fuggitivo.

Analisi: prima non vuole farsi fotografare e poco dopo addirittura evade? Scappa? Prima dice di non voler giocare al gioco di Moriarty e dopo fa quello che lui vuole che faccia?

Nella fuga muore un altro cecchino, dopo che Sherlock fa finta di voler finire sotto al pulman. Il cecchino confessa che stanno cercando tutti il codice che apparentemente Moriarty ha nascosto a casa di Sherlock.
Nella fuga si specifica che i fratelli Holmes sono in lite.


10) KITTY RELLY E RICHARD BROOK

Nella fuga Sherlock spiega a John il piano di Jim: dimostrare a tutti che è un imbroglione. L’attenzione di Sherlock cade poi sul trafiletto della Relly e si precipitano a casa sua.
Qui incontrano Moriarty che veste i panni di Richard Brook l’attore “cantastorie” pagato da Sherlock per interpretare il suo acerrimo nemico.
Vediamo Kitty dare a John parecchia documentazione, gli articoli pronti e i curriculum di Brook.
Sherlock perde la pazienza e si scaglia su Moriarty che fugge.

Analisi: interressantissimo gioco di sguardi fra Sherlock e Moriarty. Sembra quasi uno scambio muto di complimenti: ha visto che bella questa trovata? ah, però bravo!. Altra cosa di nuovo Sherlock sembra avere una reazione molto ritardata. Potrebbe essere dovuto al fatto che è stato colto alla sprovvista? Oppure sta al gioco? Gli si scaglia contro, ma sembra quasi dargli il tempo di fuggire.

Fuori casa di Kitty, Sherlock spiega: ” è la mia vera storia con in mezzo una sola grande bugia. Gli manca solo una mossa per finire il gioco”. Si ferma, intuisce, e se ne va dicendo  a John che deve fare una cosa da solo.

Analisi: questo è il momento in cui Sherlock intuisce il piano del suicidio.

11) JOHN E MYCROFT

Watson capisce che è stato Mycroft a dare a Moriarty quelle informazioni. Una deduzione alquanto facile, difficile credere che Sherlock non lo abbia capito.

Analisi: è questo il vero motivo del litigio? Ma se così fosse Sherlock ancora una volta sapeva del piano d JIm, eppure per tutta la puntata sembra cascare in tutte le trappole.
Eppure, è davvero plausibile che Mycroft si sia venduto il fratello? E la domanda cruciale è : per cosa? In cambio di cosa? Se ha lasciato libero Moriarty deve averlo fatto perchè in cambio di Sherlock ha ottenuto qualcos’altro. Cosa?
Moriarty era in stato di arresto alla fine della seconda puntata. E’ davvero possibile che i fratelli Holmes non si siano parlati a riguardo? Che tutti e due siano stati presi per il naso da Moriarty sulla faccenda del codice?

12) IL COINVOLGIMENTO DI MOLLY

Sherlock chiede aiuto alla persona più improbabile di tutti e lo fa in un modo molto sentimentale.

Analisi: chiaramente le sta chiedendo di aiutarla nel piano per inscenare la sua morte.Quindi Sherlock, a quanto pare, ha pianificato tutto la notte prima di incontrare Moriarty. La domanda che ci dobbiamo porre è: perchè ha deciso di inscenare la sua morte? Se ormai aveva capito tutto del piano, perchè non agire per constatarlo? Perchè decide di far credete a tutti che si sia suicidato?

TO BE CONTINUED…








SPOILER ALERT -Sezione Speciale I’m Sherlocked – The Reichenbach Fall – Analisi 1-5

A pochi giorni dalla messa in onda di questa benedetta terza stagione di Sherlock, credo sia giusto fare mente locale di tutto quel che si vede in The Reichenbach Fall

Analizziamola punto per punto.

      1)  L’APERTURA E L’IMMAGINE MEDIATICA DI SHERLOCK HOLMES.

Nell’apertura di questo episodio ci viene mostrato come Holmes abbia acquistato notorietà. Ormai è famoso, finisce quasi tutti i giorni sui giornali. Sembra la fine del processo iniziato già in “A Scandal in Belgravia”, quando a seguito delle numerose visite al blog di John, Sherlock diventa un fenomeno del web. In quella occasione però lui specifica che l’ultima cosa di cui ha bisogno un detective privato è diventare famoso. Qui invece sembra disinteressato al problema quando John glie lo fa notare:
  •   J:Non sei più esattamente un detective privato. Sei ad un passo dalla fama.
  •   S: passerà.
  •   J: La stampa volta sempre le spalle. E volterà le spalle anche a te.
  •   S: ti importa davvero?
  •   J: cosa?
  •   S:Quello che la gente dice
  •   J: sì
  •   S: su di me? come può riguardare te?
  •   J: cerca solo di tenere un basso profilo. Cercati un piccolo caso questa settimana e cerca di stare lontano dai giornali.
   Analisi: Sherlock asociale per natura, improvvisamente sempra quasi contento di essere al centro dell’attenzione, non si interessa di quel che John gli prospetta “La stampa ti volterà le spalle”. Eppure è proprio quello che sta per succedere.


     2)      HENRY FISHGUARD E IL “ SUICIDIO MAI COMMESSO”

Prima che John e Sherlock si accorgano dei messaggi di Moriarty, vediamo Sherlock impegnato in un analisi e un manichino appeso ad un cappio nella stanza.
  • J: hai parlato a lungo con lui? (Riferendosi al manichino.)
  • S: Henry Fishguard. Suicidio mai commesso. I Bow street runner non hanno fatto caso a nulla.
  • J: un caso pressante?
  • S: sono tutti casi pressanti finchè non sono risolti. 

Analisi: Questa scena ha un risvolto sia comico che inquietante. Il risvolto comico è dovuto al fatto che Sherlock sta lavorando ad un caso vecchissimo perché cita la Bow Street Runner che è in pratica la prima forma professionale di polizia inglese fondata all’incirca nel 1749. Va bene che John gli aveva detto di tenere un basso profilo ma così forse è un po’ troppo. xD
Il risvolto inquietante? Beh che all’inzio dell’episodio venga citato un caso di suicidio mai commesso ovviamente e non sottovaluterei nemmeno la presenza di un manichino.
Per la cronaca Herny Fishguard sembra essere stato inventato di sana pianta dagli sceneggiatori. Non esiste nessun archivio storico che riporta questo nome. (ah, ah sempre simpatici Moffat &Company).

3) IL PRIMO INCONTRO DI SHERLOCK CON KITTY REILLY

Nel bagno del tribunale Sherlock incontra la giornalista che si finge sua fan. Dopo averla smascherata con le sue deduzioni, la riduce in cenere, concludendo il tutto con un bel “TU MI FAI RIBREZZO.

Analisi: va bene, non ci sa far molto nei rapporti umani. L’avrà infastidito il fatto che si sia finta sua fan ma addirittura dirle che le fa ribrezzo? E l’avvertimento di John “la stampa ti volterà le spalle”? Sembra quasi che abbia voluto accelerare la cosa.


4) IL PROCESSO A MORIARTY

Dato che Moriarty scrive GET SHERLOCK sulla vetrina dei gioielli della corona, Sherlock viene chiamato a testimoniare nel suo processo e il buon John lo avverte dicendo che: farebbe meglio a non mostrarsi troppo intelligente e di essere semplice e coinciso, ma come sappiamo le cose vanno diversamente. Sherlock si mostra saccente più con mai, sia con il pubblico ministero che con il giudice, facendo il numero con la giuria e deducendo cosa fanno nella vita e finendo con il farsi spedire in cella per oltraggio alla corte.

Analisi: anche qui il suo comportamento pare del tutto esagerato e fuori luogo. Sì, ama dimostrare le sue doti deduttive, ma qui sembra mettersi in mostra quasi di proposito, quasi per colpire, ancora una volta, l’opinione pubblica.

5) MORIARTY VS SCHERLOCK: BAKER STREET

 Moriarty è giudicato innocente e Sherlock lo attende a casa sua. Di cosa parlano come prima cosa?

Di Sebastian Bach.

Analisi: Bach, guarda un po’ tradotto dal tedesco all’inglese si trasforma in: BROOK.
toh,  guarda le coincidenze…

n  M: lo sai che mentre era nel suo letto di morte Bach ha sentito uno dei figli suonare una sua melodia al piano. Il ragazzo si fermò prima di finire.
n  S: e il morente saltò giù dal letto e andò a finirla.
n  M: non poteva sopportare una melodia incompiuta.
n  S. nemmeno tu, ed ecco perché sei qui.
n  M: ammettilo che sei un tantino compiaciuto.
n  S: cosa? Per il verdetto?
n  M. no,  per me di nuovo libero nelle strade

          Ed ecco che viene introdotto il tema portante di tutta la puntata.

Moriarty: OGNI FIABA HA BISOGNO DI UN CATTIVO AFFASCINANTE VECCHIO STILE

    Perché io e te siamo uguali, a parte il fatto che tu sei noioso… stai dalla parte degli angeli.
A questo punto Sherlock gli chiede come ha intenzione di fare per bruciarlo e  Moriarty risponde che quello è il problema finale.
  • M: hai capito che cos’è? Qual è il problema finale?
  • M quanto trovi difficile dire non lo so?
  • S: Non lo so ( e qui considerando la risposta di Moriarty che è “intelligente, veramente intelligente, potrebbe essere che il “non lo so” di Sherlock era inteso nel senso di “non lo so quanto è difficile dire non lo so, dato che so sempre tutto).

Poi si mettono a parlare del codice, e del fatto che la messa in scena della torre di Londra era un modo per Jim di far sapere agli acquirenti cosa era in grado di fare il codice. Qui Moriarty tamburella con le dita, cosa che Sherlock nota immediatamente. Infine parlano della caduta.
  • J: la caduta inizierà molto presto Sherlock, ma non temere cadere è come volare solo con una destinazione permanente.
  • S: non mi sono mai piaciuti gli indovinelli.
  • J: impara, perché io ti devo una caduta. Io te la devo (I own you) IOU

Analisi: Quale caduta Moriarty deve a Sherlock? In tutta la serie hanno duellato, ma Moriarty non è stato mai sconfitto. Che si riferisca alla faccenda della Adler? Grazie al telefono sbloccato da Sherlock, Mycroft pare sia arrivato a Jim, perché alla fine della seconda puntata lo vediamo rinchiuso da qualche parte.
E se invece fosse una gigantesca, geniale, citazione metaletteraria: nel canone è Moriarty a cadere, stavolta come sappiamo le parti si invertono.


TO BE CONTINUED…



Il tesoro di Natale – I vincitori della terza tappa

Cari concorrenti, 

eccoci giunti al momento di svelare i vincitori.

L’indovinello da risolvere era il seguente:

Rullo di tamburi…


L’oggetto misterioso era IL DIARIO.

Bene ed ora ecco l’elenco dei vincitori che potranno festeggiare con una buona bottiglia di rum:

1 Aisy Love 
2 Albicocca Efp Herondale 
3 Alessia Ghezzi 
4 Arianna Peroni 
5 Silvia Arimi 
6 Dania Francella 
7 Diletta Dike Brizzi 
8 Doriana Cannioto 
10 Emanuela d’Alto 
12 Emily Hunter 
13 Francesca Ghiribelli
14 Francesca Orelli 
15 Giovanna Ricchiuti
16 Gocce Di Memoria
17 Katiuscia Mansella
18 Ivana di Leo
19 Little Redbird
23 Michela Piazza
25 Rossella Sicilia 
26 Sara Scarpato
28 Sofia Platania 
29 Vita Firenze

Non eccedete nei festeggiamenti, vi attendono ancora molte prove. La tappa n. 4 di questa caccia al tesoro vi attende sul blog Il volo della fantasia di Laura Bellini.

Complimenti a tutti e buon proseguimento.

Giveaway: Il Tesoro di Natale – Terza tappa della Caccia al tesoro

Cari partecipanti,

Capitano Giacomo Uncino è lieto di darvi il benvenuto in questo blog e si complimenta con voi per aver superato le prime due tappe di questa divertente caccia al tesoro.

Dunque siete pronti? Caricati pistole e moschetti, sistemati tricorni e bende sugli occhi guerci? Molto bene.

Si parte, dunque: all’arrembaggio!

Avete tempo da oggi fino alla sera del 27 novembre per rispondere correttamente. 
Scaduto il tempo, come al solito, verrà pubblicata su questo blog la lista dei vincitori.

Le regole per accedere a questa tappa sono le seguenti:

  1.  Lasciare un “mi piace” sulle pagine La Stella di Giada e La Caccia
  2. Inviare la risposta esatta all’indirzzo piccolafania@gmail.com 
  3. Lasciare un commento sotto questo post specificando che avete inviato la mail con la risposta e il numero che vi è stato assegnato nella pagina dell’evento. (vi ricordo di non lasciare la risposta esatta nei commenti).



Ecco il terzo indovinello che siete chiamati a risolvere:

Buona fortuna!

La Stella di Giada – Dietro le quinte- Donne soldato & donne pirata: implausibili invenzioni letterarie? di Michela Piazza

Cari amici,

questa sera sono lieta di ospitare sul mio blog un articolo di Michela Piazza, storica e autrice del romanzo “Mary Read di guerra e mare”. 

La donna che si traveste da uomo è un tema caro alla letteratura e al cinema.
Copertina Mary Read di guerra e mare
Da Shakespeare in poi molte eroine hanno indossato abiti maschili, fino a giungere alle Lady Oscar, Fantaghirò e Mulan della nostra infanzia.

L’idea di una donna in grado di spacciarsi per uomo anche in situazioni estreme come la guerra è affascinante… Ma è credibile?

In qualità di storica, questo è stato il primo interrogativo con cui mi sono confrontata quando ho deciso di scrivere la coppia di romanzi dedicati a Mary Read (“Mary Read di guerra e mare”, edito da Butterfly edizioni nel 2012, e il suo seguito, di prossima pubblicazione sempre per Butterfly).
Non volevo sorvolare sulla questione, nè edulcorarla.
Mary Read è un personaggio realmente esistito e ha trascorso gran parte della sua vita facendosi passare per maschio, ha combattuto come soldato e ha trascorso molti anni a bordo di navi, prima come marinaio e poi come pirata. La sua vita è documentata da fonti e da testimonianze coeve, quindi non ci sarebbe ragione di dubitare sulla veridicità delle sue imprese… Se non che lo stesso capitano Johnson, il suo primo biografo, quando scrive di lei si sente costretto a precisare che quanto racconta “per quanto errabondo e bizzarro” è  la verità.

Infatti l’idea che una femmina riesca a farsi passare per ragazzo in un ambiente così ristretto come quello della camerata di un reggimento o della tolda di una nave è difficile da digerire.

Eppure i casi documentati di donne che sono riuscite per lungo tempo a farsi passare per maschi sono più numerosi di quanto si creda.
Mother Ross
Ad esempio, nella stessa guerra in cui combatté Mary Read era presente sul campo anche un’altra donna, Mother Ross, arruolatasi per cercare il marito soldato. Mother Ross servì nell’esercito inglese quattro anni come fante e cinque come Dragone finché, ferita alla testa, venne scoperta. Solo allora tornò a casa, dove fu ricevuta dalla regina Anne che le diede un vitalizio per i servigi resi in qualità di soldato. In seguito, Daniel Defoe scrisse un breve libro ispirato alla sua vita.

sarah wakeman
 vestita da soldato
In tempi più recenti, si conoscono almeno tre casi documentati di donne che si sono arruolate nella guerra civile americana, spinte dal desiderio di difendere la patria:  Loreta Janeta Velazquez, Sarah Rosetta Wakeman e Emily Moore.
E nelle fosse comuni di diverse epoche sono stati rinvenuti scheletri in divisa, ma dotati di anche femminili.
Insomma, di certo una donna soldato non era un fatto comune… Ma neppure impossibile.

Hannah Snell
Che dire delle navi?
“Si stanno scoprendo sempre nuovi casi di giovani donne che, in abiti maschili, hanno lavorato a fianco dei marinai per mesi e talvolta per anni, spesso senza che nessuno sospettasse di nulla” afferma David Cordingly, eminente studioso della storia della Marina, nella prefazione del suo saggio “Donne corsare”.
Se Mary Read è, insieme ad Anne Bonny, la più famosa donna pirata di tutti i tempi, la più nota donna marinaio è Hannah Snell: attorno al 1740 trascorse quattro anni e mezzo nelle Indie, in servizio come marinaio e soldato presso la Marina Britannica.

Persino oggi, nell’era delle carte d’identità e di internet, una donna è
riuscita a farsi passare per il fratello per ben 12 anni: nessuno dei suoi colleghi metalmeccanici si era mai reso conto di aver a che fare con una signora…

Perciò, che dire… Quando ritenete un racconto letterario poco plausibile, ricordate che la realtà spesso supera la fantasia!

Michela Piazza

Fonti citate:
Michela Piazza, “Mary Read di guerra e mare”, Butterfly edizioni
Daniel Defoe, “The life and adventures of Mother Ross”
David Cordingly, “Donne corsare”
Jo Stanley, “Bold in her breeches”
Linda Grant de Paw, “Seafaring Women”
Tamara J.Eastman, “The pirate trial of Anne Bonny and Mary Read”
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Dietro le quinte – Il capitano Edward Low

 
Oggi voglio parlavi di uno dei personaggi principali che troverete nel prossimo romanzo. Il pirata Edward Low, nato in Inghilterra a Wetminster, all’incirca nel 1690.
Leggendo la biografia dei pirati più famosi, Low mi ha colpito sopratutto per la sua violenza e crudeltà gratuita. Non che gli altri capitani siano stati dei santarellini, ma questo in particolare si è lasciato andare ad episodi che fanno davvero rabbrividire.

 

 
Nei suoi primi anni di vita, lo troviamo già impegnato a taglieggiare coetanei. Decide poi di imbarcarsi, ben presto si ammutina, dandosi alla pirateria e arruolandosi nella ciurma del capitano Lowether.

 

Low si dimostra un membro insubordinato e ribelle, per cui Lowether pensa bene di liberarsene in fretta. Conosce però il suo carattere irascibile, preferisce non cercare lo scontro e, dopo aver catturato il brigantino “Rebecca”, lo offre a Low che ne prende il comando insieme a quarantaquattro uomini del suo ormai ex capitano.

 

 
Le imprese di Low non differiscono molto da quelle dei suoi colleghi, eppure diversi sono gli episodi che rimangono impressi.

 

Prima fra tutti il scheggio della Nostra Signoria di Victoria. Questo racconto mi ha talmente colpito che l’ho inserito nel mio romanzo. 

 

 
Low cattura la nave, sottopone l’equipaggio a torture orribili per farsi dire dove sono nascosti i soldi che non riesce a trovare e il capitano spagnolo alla fine confessa:

 

«So io dove si trova l’oro!»
Low si girò verso di lui, con gli occhi di una belva feroce.
«Allora parla, cane!» gli diede un pugno sulla tempia, così forte da farlo cadere. Mendes si rimise in piedi a fatica. «Vi prego, prendetevela solo con me, ma lasciate perdere i miei uomini. La decisione è stata solo mia!»
«Dov’è l’oro?» chiese il capitano pirata, ignorando completamente la richiesta dello spagnolo.
«Avevo undicimila pezzi da otto a bordo, capitano» rispose, ansimando per il dolore.
Low gli piantò i suoi occhi verdi in faccia. «Avevi?» chiese in un sibilo.
«Sì, avevo. Erano appesi fuori dalla cabina durante l’inseguimento. Quando ci avete preso ho tagliato la corda. Meglio in mare che in mano vostra». -La caccia – Capitolo 2 – Sospiro di morte-
 
La punizione che Low riserva al capitano spagnolo  è crudele e stomachevole, lascio a voi la curiosità di scoprire di cosa si tratta.
Due le cose che mi hanno colpito di questo fatto: la pazzia dello spagnolo di appendere i soldi e buttarli fuori bordo e la punizione inflitta dal capitano pirata.
 
Il Jolly Roger di Edward Low
Ma non è l’unico episodio raccapricciante: all’equipaggio della Wright ai comandi del capitano Carter, non è andata meglio. Colpevoli solo di aver tentato di difendersi, sono stati torturati senza alcuna pietà. Ai due frati portoghesi trovati bordo è andata peggio di tutti: sono stati appesi per le braccia a un pennone dell’albero di trinchetto, tirati su e poi lasciati andare, finché non sono morti per il dolore.
 
Una corvetta spagnola che aveva a sua volta catturato degli inglesi per poterne chiedere il riscatto, ha avuto la sventura di imbattersi nella nave di Low. Non sapendo che farsene di tutta quella gente il pirata ha ordinato di trucidare tutti quanti spagnoli e inglesi. Alcuni per sfuggire al massacro si sono gettati in mare. Low li ha fatti inseguire, alcuni si sono salvati ma uno, disperato, è tornato indietro per chiedere pietà ai pirati e beccandosi un colpo in pancia.
 
Veniamo al capitano Wiliard: ha avuto salva la vita, pagando però con due lobi mozzati e diverse ferite. 
 
 William Fraizer, capitano di una corvetta, non è stato fortunato come il suo collega: A Low non è piaciuto il suo comportamento  e quindi si è ritrovato un po’ di micce fra le mani, poi è stato mutilato e infine ucciso.
Questi sono i principali episodi della carriera di Low. Rimane sconosciuta però, la data della sua morte. A un certo punto sparisce semplicemente dalla scena. Alcuni versioni lo vedono morire impiccato dai francesi, un’altra in fuga verso il Brasile, e infine l’ultima lo vede morente in uno scontro con la marina britannica, ma non ci sono fonti certe che possano avvalorare queste tre tesi.
 
Ho scelto questo personaggio perché rappresenta la crudeltà pura e semplice, una figura molto lontana dai pirati carichi di romanticismo che ci immaginiamo tutti.
 
Un tipo simpatico, non trovate? Scommetto che darà del filo da torcere a qualcuno di vostra conoscenza…
 
Fania
 
 
 

La Caccia – Dietro le quinte- HMS Royal Oak e la Battaglia di Capo Passero

Cari amici, 
in attesa dell’uscita del mio secondo romanzo, ho deciso di condividere con voi qualche piccola curiosità su alcuni elementi presenti in questo episodio.

Oggi vi parlerò di uno dei velieri protagonisti delle nuove avventure. L’Hms Royal Oak, capitanata, nel romanzo, dall’ammiraglio britannico James Skyrm.

Come ho scelto questo nome? E’ tutto merito di una canzone. Tempo fa avevo acquistato l’album di un gruppo americano i “The Jolly Rogers” e sono rimasta folgorata da questo brano “The Royal Oak“. Dal testo si evince che si parla di un veliero impegnato in una battaglia da cui ne esce vittorioso. Affascinata dalla melodia e dal nome, ho deciso di inserire un veliero così battezzato nel mio romanzo.


Dopodiché ho fatto alcune ricerche. Nella storia della Royal Navy sono esistite otto navi da guerra con questo nome. La prima è stata varata nel 1664, l’ultima nel 1914.

Il nome deriva dalla quercia in cui Carlo II si è nascosto dopo la sconfitta della Battaglia di Worcester, in cui l’esercito di Oliver Cromwell ha sonoramente sconfitto quello dell’aspirante Re inglese.

Facendo altre ricerche, ho poi scoperto che un veliero con questo nome era presente durante la Battaglia di Capo Passero, in Sicilia, nel 1718. 
Lo scontro vede protagonisti la marina britannica contro quella spagnola. Gli inglesi ne escono vincitori. Questo episodio verrà menzionato nel romanzo, il motivo è dovuto a…. sta a voi scoprirlo!
Qualche mese dopo questa battaglia, Inghilterra, Francia, Austria e Olanda si alleano e dichiarano guerra alla Spagna.
Nel 1719 gli olandesi, aiutati dagli inglesi, conquisteranno la città di Messina. Altro episodio che verrà menzionato ne “La Caccia”.

James Skyrm è un personaggio di fantasia, il vero comandante della Royal Oak impegnata a Capo Passero era un tale di nome Thomas Kempthorne.

Ne approfitto per fare una precisazione. Scrivo per dar sfogo alla fantasia, per sognare, per vivere avventure e per condividerle con i lettori. Non sono una storica, tuttavia faccio ricerche accurate prima di scrivere, perché sto attenta al contesto storico e cerco di non incappare in strafalcioni, anche se a volte succede. Amo i pirati e ho voluto un avventura ricca di azione e sentimento. Alcune avvenimenti saranno un po’ sopra le righe, nella realtà difficilmente sarebbero potuti accadere. I romanzi di avventura, però, servono per evadere dalla routine, per vivere emozioni e situazioni impossibili nella realtà, per slegare gli ormeggi e per sognare. Sono conscia dei miei limiti, per questo non classificherò mai questi romanzi come storici. Ci sono scrittori con più conoscenze di me, che sono in grado di scrivere avventure e, allo stesso tempo, fornire un contesto storico e avvenimenti rispondenti alla realtà dei fatti. 

In conclusione, prendetemi per quella che sono. Un’inguaribile sognatrice a cui piace vivere sogni, forse anche impossibili.  Il mio intento e di donarvi qualche ora di fuga, di trasportarvi lontano.

Infine, a chi critica dicendo che Scarlett non sarebbe mai potuta sopravvivere in una ciurma di soli uomini travestita da uomo, beh, consiglio di ricercare le biografie di Mary Read e di Anne Bonny. Belle o brutte, hanno vissuto a stretto contatto con gli uomini mantenendo il loro segreto. Mary addirittura nell’esercito britannico. Consiglio a riguardo i libri di Michela Piazza.

Alla prossima, con altre curiosità sul romanzo in arrivo.

Fania

Ps: ricordo che da giovedì 10 ottobre, è ripartita la mia rubrica “Il teschio e la penna- cultura contro corrente-, sul nuovo portale di Tcweb tv :http://www.ticweb.it