I romanzi

Diario di bordo – I personaggi – Lewis Hawk il Duca di Groundale

Anno nuovo. Nuovi propositi. Blog nuovo? Si spera. Purtroppo, la vita non sempre ci dà la possibilità di fare tutto quello che abbiamo progettato e negli ultimi mesi ho dovuto, causa forze maggiori, abbandonare il blog che è rimasto in un angolino ad aspettarmi per mesi.

Ma è inutile piangere sugli articoli non scritti e allora inauguro il 2019 parlandovi di ciò che amo fare. Scrivere, ovviamente. Prendete queste parole come pensieri sparsi tratti da un diario di un’autrice. Questo sono, confidenze tra autore e lettore. O vaneggi di una poveretta che scrive troppo, chi lo sa!

Si parla spesso tra scrittori e lettori di cosa renda davvero unica una storia. Io ho sempre pensato che, oltre alla trama, quel che trafigge il cuore di un lettore siano proprio i personaggi.

E a volte è l’autore il primo a essere coinvolto, travolto e folgorato da un suo personaggio.

Ne ho uno in particolare che mi ha fatto questo effetto.

Doveva essere solo una comparsa. Uno di quei protagonisti che compaiono di sfondo, il cui destino è quello di dire qualche battuta ed essere dimenticato in favore della trama e dei protagonisti principali.

Nella prima stesura de “La Caccia” seguito della Stella di Giada, avevo bisogno di un governatore.  Dovevo inserire un uomo in vista della nobiltà inglese, nulla di più, raccontare che la città era andata avanti, aveva una nuova amministrazione e nient’altro. Trovo un nome veloce, lo descrivo e penso di dimenticarmene per sempre.

E invece tra le mani mi sono ritrovata un protagonista che si è plasmato dal mio istinto e mi ha conquistato a tal punto da guadagnarsi il ruolo di comprimario. Non solo, dopo aver accantonato il romanzo in cui compariva per migliorarlo con ulteriore riscrittura, Lewis si è intascato il diritto ad avere un romanzo tutto suo insieme alla consorte che doveva essere l’unica ad avere un ruolo forte nella prima stesura.

Impossibile per un autore scegliere un vero preferito tra la rosa dei suoi protagonisti di carta eppure Lewis sarà sempre il simbolo della creatività più istintiva, della magia della scrittura che non sempre è incline a seguire la ragione della mente, a rimanere fedele al proprio schema iniziale. Ogni tanto, quando sono in crisi, e le trame si ingarbugliano, penso al Duca di Groundale, e mi tranquillizzo.

A volte l’unico modo per uscire da un blocco e quello di lasciar fare alla parte più nascosta di noi, là dove aspettano personaggi che non avremmo mai pensato di creare.

 

 

 

Cuore d’inchiostro – Ornella Albanese e L’Anello di Ferro

Scrivere può essere molte cose.

Una professione, un passatempo, uno sfogo.

La scrittura può assumere varie forme, diventare un romanzo con una tiratura da un milione di copie o un manoscritto in attesa in un cassetto polveroso.

Non ha importanza. Qualsiasi sia il motivo per cui si scrive, qualsiasi sarà la strada che le nostre parole intraprenderanno nel mondo, ciò che darà voce  all’inchiostro, steso su carta o lampeggiante su uno schermo, sarà il cuore. L’emozione e il sentimento che permettono alle parole di prendere vita.

Cuore d’Inchiostro darà voce proprio a questo. All’emozione e ai sentimenti che pulsano dietro la scrittura. Gli autori ospiti ci parleranno della loro personale esperienza,  dei romanzi e della loro professione sotto un altro punto di vista…

Oggi sarà ospite Ornella Albanese che ci parlerà della nascita del suo romanzo “L’anello di ferro”

 


Articolo di Ornella Albanese.

Ci sono due modi di scrivere romanzi: per mestiere oppure per passione.

Se si è fortunati, queste due modalità possono coincidere. E se non si è fortunati, come arrivarci?

Non è troppo difficile. Anche se si scrive per mestiere, si deve privilegiare l’emotività. Mai cimentarsi con temi di cui non si è convinti solo per seguire un trend o per “catturare” lettori.

Se una storia ti muove qualcosa dentro significa che è la tua storia.

Si può anche scriverla sotto contratto, e quindi per mestiere, ma ci si approccia alla scrittura con lo stesso stato d’animo della prima volta.

Ecco come capire se la storia è quella giusta.

Si deve rinnovare ogni volta l’adrenalinico incantesimo dell’emozione.

E adesso vi racconto la storia un romanzo scritto sull’onda della pura emotività.

Ormai collaboravo in modo continuativo con Mondadori per i Romance storici. Ne scrivevo uno l’anno e a volte anche due, quindi ero sempre sotto contratto. Il mio ultimo, “L’avventuriero che amava le stelle”, rigorosamente autoconclusivo, aveva avuto molto successo e tutti volevano un seguito: lettori ed editor. Io all’epoca odiavo i sequel (adesso li adoro). Avevo molti dubbi e tergiversavo, riluttante a scrivere qualcosa che non mi convincesse fino in fondo.

In pratica, non mi importava di avere un bel contratto in attesa.

E così, mentre tergiversavo, mi sono seduta al pc davanti allo schermo bianco e ho cominciato a scrivere. Senza un’idea, scrivere e basta. In realtà pensavo di proporre a Mondadori qualcosa di diverso dal sequel che volevano.

Però già dalle prime pagine ho capito che il romanzo non sarebbe mai andato bene per quella collana. E man mano che procedevo, ne ero sempre più convinta. Non si trattava di un romance. O per meglio dire non era solo un romance. E così mi sono sentita all’improvviso libera. Non avevo limiti di battute e neppure confini entro cui far muovere la storia. Il mio “non solo romance” si è nutrito di questo senso di libertà e dell’emozione che ne scaturiva.

Allora ho cominciato a seguire d’istinto i tanti sentieri che possono diramarsi da un intreccio. Ho dato spazio all’avventura, alle molte voci di personaggi che premevano per trovare il loro spazio e, a un certo punto, una frase scritta per caso nelle primissime pagine mi ha anche suggerito una forte componente noir.

Sei stupida, mi dicevo. Con questo romanzo non andrai da nessuna parte. Non rientra in nessun genere. Stai solo perdendo tempo.

Eppure sembravo posseduta. Andavo avanti a scrivere e l’emozione sembrava scorrermi sottopelle ogni volta che mi sedevo al pc e ancora di più quando, per vari motivi, non potevo farlo.

Lo chiamavo “il mio romanzo inutile”, scritto solo per seguire un estro emotivo. Una volta finito, con grandissimo fervore e fiumi di adrenalina, l’ho lasciato lì. Avevo un contratto in attesa ed era passato troppo tempo. Ma la cosa incredibile è stata che all’improvviso, nel momento stesso in cui ho letto l’ennesimo commento di una lettrice che chiedeva un seguito de “L’avventuriero che amava le stelle”, mi è esplosa un’idea e ho subito cominciato “Il profumo dei sogni”, diventato poi il secondo volume della Trilogia dell’Amore Inatteso. Addirittura una trilogia, da non crederci, e poi ne è seguita un’altra, sempre per Mondadori.

51Dvhvk8FkL._SY346_E il mio amato romanzo inutile che fine ha fatto?

Quando l’editore Sergio Fanucci mi ha scritto per chiedermi una collaborazione con la sua casa editrice… caspita, avevo già una storia pronta da proporgli!

Il mio amato romanzo scritto solo seguendo istinto ed emozione era “L’anello di ferro” ed è stata la mia prima creatura ad approdare in libreria.


 Ornella Albanese
Dopo un’assidua collaborazione alla narrativa di riviste a tiratura nazionale con racconti gialli e rosa, l’autrice ha pubblicato quattordici romance storici (di cui due trilogie) per la collana I Romanzi Mondadori. Per Leggereditore ha pubblicato L’anello di ferro, che adesso ripropone in digitale, e il pluripremiato L’Oscuro Mosaico.
È di nuovo in libreria con Il sigillo degli Acquaviva, per Leone Editore, la storia del guerriero Saraceno Yusuf Hanifa.
http://www.ornellaalbanese.it

Video Recensione “Miss Demonio” di Michela Piazza e Pamela Boiocchi

Con un equilibrio perfetto tra giallo e rosa, Miss Demonio è un romanzo avvincente e intrigante che ci trascina nell’Epoca vittoriana tra sedute spiritiche, misteriosi apparizioni e assassini da scoprire…

Una bellissima storia carica di sentimenti e con una nota di passione che non guasta mai.

Ecco qualche riflessione su questo romanzo da non perdere!

Sinossi

Inghilterra, 1897

51ekRFu4kjLUn omicidio, intrighi e segreti, l’insana attrazione per una veggente affascinante quanto misteriosa: ecco cosa riserva a Byron Morgan una semplice vacanza nella regione dei Laghi.

Il giovane investigatore privato, partito da Londra insieme alla sorella, si trova coinvolto suo malgrado in sedute spiritiche, apparizioni spettrali e nella difesa di Georgina Hill, incantevole medium accusata di essere un’assassina.

Burbero e scettico, Byron diffida di quella creatura tanto sensuale ed enigmatica da meritarsi il soprannome di Miss Demonio. Eppure una parte di lui desidera scoprire tutti i suoi segreti…

Un romance dove niente è come sembra, un mistery dove la passione divampa inesorabile.

 

Le autrici. Pamela Boiocchi lavora come illusionista, Michela Piazza è laureata in Storia. Hanno unito le loro conoscenze sulla magia e sulle epoche passate per dar vita a questo romanzo che ha per protagonista una spiritista vittoriana.20136644_10213619806353877_1052631089_n

Insieme hanno pubblicato diversi romance sia contemporanei sia storici.
Pur vivendo una alle Canarie e una sul lago Maggiore, restano legate da una pazza amicizia e dal potere dei sogni.

La discarica dei cattivi sentimenti

Come mai consideriamo Facebook la discarica delle nostre peggiori emozioni? È un quesito che mi frulla in testa da qualche tempo.

Meditavo di fare questo articolo da un po’. Ero indecisa, non mi andava di unirmi al coro delle critiche sui guai della nostra epoca né di demonizzare l’uso dei social. Volevo solo fare qualche riflessione a seguito del crescente disagio che spesso provo entrando su Facebook.

 Per me, il social inventato da Zuckerberg è sempre stato un importante mezzo di comunicazione. Un veicolo potente per condividere le mie passioni, la professione che ho scelto, le esperienze di vita.

La condivisione, infatti, è il motore principale del meccanismo social. La definizione del verbo condividere trasmette una sensazione positiva, l’idea di un’unione tra persone sconosciute che tuttavia amano, riflettono e discutono su interessi comuni, su progetti simili e via discorrendo.

Quella riga bianca che compare sulla nostra home con la scritta in grigio “A cosa stai pensando?” è un’opportunità per fare amicizia, farsi conoscere, parlare della vita. Esprimere un’opinione. Non a caso Facebook è il luogo che ha visto nascere alcune delle amicizie più vere e importanti della mia vita. Dunque è un mezzo positivo, se usato nel modo corretto, tuttavia, da un po’ di tempo a questa parte, fatico ad avere un rapporto sereno con questo social, vittima, a mio avviso, dei cosiddetti “stato-insulto” che si travestono da opinione.

Opinione. Un’altra parola che sul social è virale. Ognuno di noi può aprire il pc o lo smartphone e scrivere la propria opinione su qualsiasi cosa l’abbia colpito. Una libertà che, quanto meno all’inizio, poteva essere qualcosa di positivo, un veicolo per farsi ascoltare, per rendersi conto di non essere da soli a pensarla a quel modo, ma l’opinione è diventata delirio di onnipotenza. Quella domanda posta da Facebook ha scoperchiato il vaso di Pandora, tirando fuori il lato più brutale della maggior parte di noi.

Ma qual è il vero significato del termine Opinione? Lo conosciamo ancora?

opinióne (ant. oppinióne) s. f. [dal lat. opinio -onis, affine a opinari «opinare»]. – 1.Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso, ammettendo tuttavia la possibilità di ingannarsi nel giudicarla tale: fino a che non sia dimostrata la verità, tutte le opossono essere ugualmente vere o false; o. valida, probabile, assurda; l’o. dei più, della maggioranza; o. radicata, inveterata; è ormai o. invalsa, prevalente, comune, generale, unanime, universale; formarsi un’o. propria; dire, esprimere la propria o.; io la penso così, ma, ripeto, questa è solo una mia o. (o una semplice o., nulla più che un’o.); secondo la mia modesta o., oppure la mia debole o. sarebbe che …, modi di presentare modestamente il proprio giudizio, di esprimere un parere o di affacciare una proposta; non mi sono fatto ancora un’o. in merito; sono convinto della mia o.; mi confermo sempre più nella mia o.; nonostante la smentita dei fatti, rimango della mia o.; anche questa è un’o., frase (spesso iron.) ecc. ecc.

45775L’opinione non è verità assoluta, ma il riflesso di un pensiero formulato in base all’esperienza, alla cultura, alle convinzioni personali della persona che la esprime. Su Facebook, invece, la Home non è un insieme di valutazioni soggettive ma di sentenze. Di idee personali spacciate per verità cosmiche, il tutto condito da toni di rabbia, critica, polemica.

Poche frasi del tipo “A me piace il bianco, lo trovo uno splendido colore”. Al contrario sono numerose quelle così composte:“Il bianco è l’unico colore possibile e tutti quelli che non lo amano non capiscono un emerito…c..o”

Si dà peso alla propria opinione sminuendo tutte quelle degli altri a suon di insulti. Apriti cielo quando poi si scatena la discussione nei commenti, il minestrone di insulti è presto servito.

Spesso mi capita di aprire Facebook e di chiuderlo subito dopo in preda al fastidio. Quasi in maniera inconscia avverto nervosismo, voglia di litigare, sensazioni negative.

La colpa è di Zuckerberg? Dei social? No, per quanto mi riguarda, la colpa è della voglia di farsi notare a suon di polemica e commenti taglienti, mascherati sotto una patina di ironia e acume che non è altro che cattiveria latente. In troppi su quella famosa riga bianca, riversano parole che, faccia a faccia, non direbbero mai alle persone. Lo schermo è uno scudo forte e ci si dimentica che oltre, dall’altra parte, c’è una persona che potrebbe avere dei forti scompensi nel leggere determinate cose e andare persino in Questura.

Sì, in pochi pensano a questo tipo di risvolto. Insultano, diffamano, bullizzano, come se fossero scevri da qualsiasi conseguenza legale. Non è così, le azioni hanno sempre delle conseguenze, compreso il nostro comportamento “social”. Quanti di noi pensano a questo aspetto? Quanti si soffermavano a valutare il dolore o la sofferenza causata da una frase scritta in un commento o in uno stato? Uso il plurale, perché, senza dubbio, nel corso degli anni, io stessa avrò commesso errori di questo tipo. Di certo avrò esagerato in qualche contesto, specialmente quando dall’altra parte ho incontrato provocatori e bassa educazione., perché questo gioco è un circolo vizioso, nessuno è immune, finiamo fagocitati, quando meno ce lo aspettiamo, da questo clima di rabbia, aggressività, cinismo e qualche volte invidia.

Scommetto che in tanti, leggendo queste parole, diranno che la cura per i più deboli di cuore, per gli animi sensibili, è quella di non leggere gli stati incriminati, perché la bacheca personale è libera e Facebook ha tutta una serie di impostazioni in grado di nascondere agli occhi parole a noi poco gradite.

Sì, in effetti, e senza alcun dubbio, è la via più facile. “Occhio non vede cuore non duole”, ma il punto è che sarebbe invece il caso di comprendere e pensare che non si tratta di un gioco. Facebook non è una realtà virtuale. Può piacere o meno ma è un’estensione della realtà in cui viviamo. Non ci sono persone in carne ed ossa, ma è come se vi fossero. Dubito fortemente che la maggior parte di noi faccia determinate sparate alla “Sgarbi”, passatemi il termine, quando si trova sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia e tra amici. Di persona scatta un filtro automatico che ci impone di pensare, calibrare il tono e mediare tra noi e l’altro.

Per il semplice motivo che dal vivo la conseguenza di una parola sbagliata può essere spiacevole e causare dolore a noi e a chi l’ha ascoltata.

Perché mai non dovrebbe essere così anche su Facebook? Come mai decidiamo che la nostra bacheca è una zona franca libera da qualsiasi regola di educazione, civiltà e buon senso? Da dove è scaturito questo assurdo delirio di onnipotenza che genera mostri e trasmette un disagio che si somma ai problemi quotidiani che ognuno di noi vive oltre quel benedetto schermo?

Non ho una risposta a questa domanda, non ho le competenze per spiegare i meccanismi dietro a questo tipo di comportamento.

Posso dire, però, che preferirei vedere la Home intasata di foto, idee, entusiasmo. Di discussioni pacate, anche estreme, perché no, ma senza rabbia e violenza verbale. Si deve parlare solo di sentimenti positivi? No, certo che no, la vita non è solo gioia. Possiamo parlare di tutto, l’importante è ricordare che siamo in pubblico, non in privato. Mi piacerebbe portare le mie teorie a chi la pensa diversamente da me, e magari riuscire persino a cambiare idea su determinate questioni.

Non voglio un’esplosione mielosa di fiori e cuoricini, ma un confronto vero, scevro da giudizi precotti e livore. Vorrei non dover impormi di passare oltre per non arrabbiarmi.

Il mondo è bello perché è vario, ognuno di noi avrà sempre un approccio diverso, e questo post è solo una riflessione maturata dopo diversi litigi in cui sono stata coinvolta in prima persona e altri a cui ho solo assistito. Situazioni che mi hanno provocato disagio, ansia e attacchi di panico.

Facebook ci permette di raccontare la nostra storia e il web è un posto dove ogni download (7)cosa è quasi eterna. Siamo sicuri di voler affidare al mondo una storia che racconta di rabbia e polemica? Sicuri, sicuri che non abbiamo niente di meglio da offrire ai nostri simili?

Io credo che ci sia molto altro da raccontare e condividere… basta solo pensare che i tasti del PC sono un’opportunità, non una discarica.

 

Video recensione “La Luna e il Mare” di Patrizia Ines Roggero

La Luna e il Mare è uno di quei romanzi da cui non riesci a staccarti. Intenso, carico di sentimenti e di passione, pieno di avventura. Ecco una mia riflessione su questa bellissima storia.

Pirati, arrembaggi, nemici che tramano nell’ombra e una storia d’amore indimenticabile.

51mQVqBk1ALTrama:

Il più temuto dei pirati e la bella moglie di un vicegovernatore.
Amici, amanti, anime gemelle divorate da una passione che avrà conseguenze alle quali non potranno sfuggire.
L’amore li unisce, il destino si fa beffa di loro.
Una storia intrecciata al mistero di oscure premonizioni e alle note cristalline di un clavicembalo. Nei Caraibi del XVII secolo, tra battaglie e antichi rancori che sconvolgono il presente in una spirale di vendette all’ultimo sangue.

Serie Romantic Pirates:
#1 Sono solo un marinaio
#2 La luna e il mare

http://www.patriziainesroggero.it


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L’autrice:

21905672_10214333148350402_1722011052_nPatrizia Ines Roggero nasce a Genova nel 1979.
È un’autrice di romance ed erotici storici. Ad oggi ha pubblicato i romanzi Sono solo un marinaio, Il brigante di Corte, Il sentiero della passione, la trilogia Paradise Valley e il racconto Asso di cuori (collana Passioni romantiche – Delos Digital).
Alcuni suoi racconti sono presenti nelle antologie di Puntoacapo Edizioni, Delos Books, nei progetti di Io Leggo Il Romanzo Storico e di EWWA European Writing Women Association.

Sposata e mamma di una bambina, è correttrice di bozze e grafica. Appassionata di storia americana, ama tutto ciò che riguarda l’epopea western e la cultura dei Nativi Americani. Collabora con il sito Farwest.it come articolista e, insieme ad altre tre autrici, è la fondatrice del gruppo Facebook Io Leggo Il Romanzo Storico

 

Regina Rossa Prologo e Primo Capitolo – On line dal 1 dicembre 2017

Oggi ho deciso di pubblicare il prologo e il primo capitolo del mio romanzo “Regina Rossa” in uscita il 1 dicembre 2017 e già in prenotazione QUI.  

Un romanzo a cui sono molto affezionata e nei prossimi giorni vi svelerò qualche retroscena. Intanto, se volete, potete iniziare a leggere le prime pagine…

Sinossi:

Londra, 1711

Il The Pelican, soprannominato da tutti “La taverna del diavolo”, è un luogo di perdizione e contrabbando dove ogni morale è bandita. A capo di questa bolgia infernale c’è Cathelin, indiscussa regina che ha ereditato il comando dal padre. Una donna giovane, dalla bellezza irresistibile, esperta e determinata a mantenere il suo ruolo di comando. È abituata a togliersi ogni capriccio, così, quando incrocia gli occhi di John Roberts, crudeli e impietosi come un giorno di pioggia, decide di lasciarsi travolgere dalla passione che solo un incontro tra due sconosciuti è in grado di regalare. Le conseguenze, tuttavia, saranno impreviste e pericolose.ReginaRossabyRomanceCoverGraphic Modificata.jpg

Inghilterra, Galles, 1695

Era notte fonda e i raggi di una luna stanca si allungavano sul pavimento. La sua esile e tremula ombra danzava sul muro, e i singhiozzi della madre filtravano da sotto la porta, insieme al bagliore del camino. Un palpitare incerto, rosso e arancione che tentava di lambire l’oscurità. Il cuore pulsante di un focolare, il respiro affannoso di una casa che, presto, non sarebbe più stata la stessa.

Trattenne il respiro. Lo fermò in petto, insieme a decine di pensieri, e voltò gli occhi sulle figure dei fratelli addormentati: sembravano sereni, il loro fiato appena percettibile. E oltre quei grovigli fatti di coperte e capelli spettinati si stagliava la porta dell’ultima stanza.

I piedi si mossero incerti. La pelle nuda che si scorticava sul legno. La mano gracile e diafana si posò sulla maniglia. Il russare ritmico del nonno lo raggiunse all’improvviso e lo fece sussultare.

Aprì l’uscio. L’odore penetrante di fango e cavallo lo colpì e gli strinse le viscere sotto la paura di ciò che stava per fare. Le natiche gli dolevano ancora per le botte ricevute il pomeriggio, quando aveva deciso di opporsi alla dura sentenza dell’uomo che dormiva di fronte a lui. Nell’oscurità, la grande mole di suo nonno era ancora più spaventosa. Ciuffi di capelli sudici ricoprivano la testa e il volto era un ispido groviglio di barba. Lo fissò, il cuore che batteva più forte.

Schioccò il labbro, un gesto che faceva spesso quando si sentiva nervoso o arrabbiato, ma s’impose di essere forte, stava per compiere tredici anni, era quasi un uomo ormai. Rimase a fissare il volto del nonno ancora per qualche istante, ma le palpebre celavano i duri e penetranti occhi grigi, l’unico tratto in comune che aveva con quell’uomo crudele.

 Dovette schioccare le labbra ancora una volta: anche suo padre, Samuel, aveva gli occhi dello stesso colore, ma erano sempre stati allegri, buoni, amorevoli, al contrario di quelli del nonno, freddi e gelidi. Non doveva piangere. Suo padre era morto. E non c’era modo di cambiare l’inevitabile.

Si avvicinò al baule su cui era poggiato il becco con la candela mezza consumata, la pipa e l’oggetto che voleva portare con sé. Come risarcimento. Come unico regalo per il sacrificio che stava per compiere per il bene di tutta la famiglia.

Allungò una mano tremante. Ci fu un respiro più roco del nonno. Ritrasse il braccio e chiuse gli occhi. Poi lo fece. Con velocità afferrò l’acciarino e ritornò in fretta nell’altra stanza.

Quante botte si sarebbe preso per un gesto del genere? Si chiese, mentre richiudeva la porta e vi appoggiava le spalle contro, nel tentativo di placare il cuore impazzito. Tante. Così tante da non potersi sedere per giorni. E sorrise al pensiero che l’uomo non avrebbe avuto modo di intuire la malefatta. La partenza era fissata per l’alba, tutto si sarebbe svolto troppo in fretta per accorgersi dell’ammanco.

Raggiunse la finestra e osservò la grande quercia ondeggiare contro la luce argentea della luna. Aprì la mano, e l’occhio allungato del drago lo guardò. Sembrava volerlo rassicurare, così maestoso, cesellato su quella pietra in grado di riprodurre il fuoco.

Le lacrime gli inondarono gli occhi, mentre i rami della quercia continuavano a ondeggiare, salutandolo per sempre.

Dalla porta non filtrava più alcun calore. I singhiozzi di sua madre si erano quietati. Riconobbe il canto sommesso e tremolante di sua sorella, che il giorno dopo sarebbe partita per il villaggio vicino.

Sono un giovane marinaio e la mia storia è triste
eppure un tempo ero un bravo marinaio spensierato…

Se fossi un merlo, potrei fischiettare e cantare, seguirei la nave su cui naviga il mio amore…

Scoppiò a piangere, continuò a farlo, fino a quando sfinito non cadde a terra, in balia del sonno.

In mano un drago che racchiudeva i giorni della sua infanzia. Nella testa quella canzone spezzata dai singhiozzi e l’abbraccio di una quercia che aveva accolto i sogni di un bambino.

GUARDA IL BOOKTRAILER

 

La Taverna del Diavolo

I

Londra, 1710

 

La mano avvolta dal pizzo nero scivolava lenta lungo il corrimano della scala. La stoffa accarezzava il legno bucato dai tarli, levigato da centinaia di avventori.

Il fumo del tabacco danzava lento nella stanza, fluttuava tra i tavoli, si appiccicava ai capelli e pizzicava gli occhi lucidi di alcol. Il brandy, corposo e ambrato, scorreva nei bicchieri, seduceva le narici e bruciava lo stomaco più delle scollature che ammiccavano dai corpetti.

E da qualche parte un violino stonato cercava di coprire le voci di tutta quella carne umana sommersa di nebbia e di peccato.

Cathelin non aveva mai scoperto quando il The Pelican si era guadagnato il nome di Taverna del Diavolo, ma non stentava di certo a capirne il motivo.

Scivolò oltre il banco, consapevole dei numerosi sguardi che si erano appiccicati addosso al suo abito nero, elegante e pregiato, capace di esaltare i capelli rossi e caldi come il migliore dei brandy. Un’altra sera di perdizione era iniziata, parecchie navi erano attraccate quel giorno, e le ciurme erano desiderose di spendere la loro paga in donne e alcol nel tentativo di cancellare i mesi per mare. Non c’era niente di diverso da tante altre sere, doveva solo aguzzare le orecchie e captare la possibilità di qualche buon affare.

«Brandy, Regina, di quello buono.»

Cathelin alzò gli occhi verdi, perplessa dal modo brusco con cui il capitano Wilkott le si era rivolto. Lo squadrò accigliata, notando le rughe che incupivano il volto brunito dal sole e dall’età. Nelle iridi scure del vecchio brillavano mostri sinistri, quella sera.

Sorrise, benevola. Prese un boccale e la migliore bottiglia. «Per voi sempre il meglio, capitano» lo blandì. Wilkott era un uomo che andava coccolato. Ci sapeva fare con il contrabbando.

Gli servì da bere e, quando alzò lo sguardo, si ritrovò a fissare due occhi grigi, penetranti, in grado di inghiottire qualsiasi cosa, come il cielo nei giorni di pioggia più cupa.

Sentì un brivido lungo la schiena mentre scivolava sul volto spigoloso e bianco del compagno di Wilkott, un pallore appena rovinato da una lieve e rossastra carezza di sole sugli zigomi e sul naso. Le labbra fini erano avvolte da un elegante pizzo di barba nera, un tricorno era calato di sbieco sulla testa e le luci delle lanterne gettavano ombre cariche di fascino e di tormento su quel viso tanto insolito.

«Il mio ufficiale in terza e mastro di rotta.» Fu la breve e piccata presentazione del capitano. «Versa da bere anche a lui.»

Ci fu un lieve spostamento delle iridi grigie verso il viso di Wilkott. Uno sguardo in tralice, affilato come un lama. «Se pensate di farmi ubriacare per evitarvi i guai, avete sbagliato, capitano.»

Wilkott s’irrigidì suo malgrado. Aveva giurato che non si sarebbe fatto intimidire dal suo ufficiale, ma quel cipiglio più freddo dell’inverno era in grado di scombussolargli i nervi.

«Perdio, siete davvero figlio di una fottuta cagna.»

L’ufficiale di rotta spostò appena le labbra di lato ed emise uno strano schiocco con la bocca, prima di assaporare il brandy che gli era stato servito.

Appoggiò il boccale sul banco e si strinse nelle spalle. «Non mi avete portato qui per parlare di mia madre.» Si limitò a rispondere.

«State in guardia. Mettersi contro di me potrebbe costarvi caro. Avete detto alla ciurma che faccio la cresta sulle vostre paghe. Volete farmi ammazzare, per caso?»

Comparve un sorriso appena accennato. «Non sono io che ho deciso di fottere i soldi a marinai affamati.»

«L’ammutinamento è un reato grave. Potreste finire a penzolare dal cappio a pochi passi da qui, al molo delle esecuzioni.»

«Anche il contrabbando può avere conseguenze spiacevoli, dopotutto.»

Wilkott intercettò un sorriso compiaciuto di Cathelin, la ignorò e fissò sgomento l’ufficiale di rotta. «Per tutti i diavoli dell’inferno, mi state sul serio minacciando?»

«Vi sto dicendo che se non ci pagate il dovuto, potreste ritrovarvi a soffrire molto di più di un povero cristo impiccato alla forca. Questi marinai hanno fatto la rotta più schifosa di tutte. Sono stati in Africa, hanno visto i loro compari morire di febbre, dopo aver passato mesi in mare e si meritano una paga. Ma se non volete dargli il dovuto, beh, sapete meglio di me cosa può fare una ciurma ammutinata. Non vi sto minacciando, sto cercando di salvare il vostro culo molle.» Un altro schiocco di labbra e l’ennesimo sorso di brandy.

«Non mi lascerò fregare la Red Hock da un bastardo come voi.» Lo fissò dritto negli occhi, e gli si gelò l’anima quando l’altro lo ricambiò con lo sguardo più torbido che avesse mai visto. «Vi denuncerò per il pazzo fottuto che siete!»

L’ufficiale si strinse nelle spalle. «Buona fortuna.» Nel dirlo gli afferrò il polso.

Wilkott rimase interdetto, ma non ebbe il tempo di reagire. Ci fu una torsione netta, precisa e letale. Le ossa del braccio scricchiolarono in maniera sinistra e poi si spezzarono con un rumore atroce.

Il dolore lancinante gli tolse il fiato, fuoco vivo che invase la testa, il cuore. La gola. Rimase sconcertato a fissare l’arto penzolare inerte lungo il fianco.

Urlò. «Maledetto figlio di puttana. Siete un bastardo! Vi denuncerò per ammutinamento!»

«Dipende in che condizioni uscirete da qui.» Fu la risposta laconica e fredda dell’ufficiale di rotta. Non si era mosso dal banco, nonostante il trambusto provocato dalla sua aggressione. Continuò a sorseggiare brandy come se nulla fosse.

Wilkott gridò aiuto, ma si rese conto troppo tardi che era stato appena circondato dalla sua stessa ciurma. Galvanizzata dal gesto del mastro di rotta, sembrava avere tutta l’intenzione di mettere in pratica le minacce appena ascoltate. Non c’era possibilità di salvezza, era in un buco scordato dal mondo, nella Taverna del Diavolo succedevano cose indicibili, lontane da ogni civiltà e da ogni legge. Un subdolo anfratto dove gli uomini di qualsiasi strato sociale potevano gettare le maschere e diventare selvaggi, una foresta di peccato così intricata che i gendarmi si guardavano bene dal metterci piede. Potevano farlo a pezzi lì, davanti alla proprietaria e nessuno, fuori da quella porta, sarebbe mai venuto a saperlo.

«Capitano, vi consiglio di tirare fuori il gruzzolo che avete nascosto in cabina sotto il vostro letto, e di darci quanto dovuto.» La voce seria e carismatica del mastro di rotta quietò le bocche affamate dei marinai. «Ma se preferite morire, sono affari vostri.»

«Pagherete cara questa bravata» minacciò, senza molta enfasi, raggelato dagli sguardi carichi di sangue da cui era circondato.

«Dimenticavo di dirvi che ho una lettera per i vostri armatori, in fondo fate la cresta anche a loro. Pagateci Wilkott, e mi leverò di torno in fretta.»

Sconfitto, si portò una mano sul braccio rotto e ordinò al primo ufficiale di andare a prendere tutti i soldi che aveva sottratto all’armatore e ai marinai.

 

Nuova uscita M.Piazza e P.Boiocchi “Incanto di Natale” (Non è il mio tipo)

Titolo: INCANTO DI NATALE

Autori: Pamela Boiocchi & Michela Piazza

Genere: chick-lit

23192950_10214577284690237_283973914_n.jpgSinossi: Una favola natalizia ambientata sulle incantevoli Alpi francesi Gipsy detesta il suo nome, preso da un romanzo di Liala. Gipsy si vergogna di sua madre, che scrive romanzi erotici, e un po’ anche di suo padre che insegna meditazione. È una con i piedi per terra, lei, un revisore dei conti con ottime prospettive di carriera. Proprio per mettersi in luce agli occhi del suo capo, accetta di lavorare al bilancio di un resort durante le feste… Ma non ha fatto i conti con il fascinoso Guillaume, proprietario dell’albergo, né con l’irritante ma irresistibile Étienne, l’insegnante di sci!

Possibile che la magia del Natale sia in grado di far innamorare persino una ragazza moderna?

NON È IL MIO TIPO, una trilogia di romanzi AUTOCONCLUSIVI Perché, a volte, l’uomo meno adatto a te è il solo in grado di renderti felice

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“INCANTO DI NATALE” sarà in vendita in edizione digitale su Amazon a soli 0,99 euro, in offerta promozionale durante la prima settimana di uscita. Sarà disponibile su Kindle Unlimited. Potrete acquistarlo QUI

 

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LE BIOGRAFIE
Pamela e Michela hanno pubblicato singolarmente due saghe sui pirati (La maledizione di Blackbeard e La donna pirata) e insieme hanno scritto il chick lit “Seduttore dell’ordine”; la serie Amori al peperoncino, pubblicata nella collana Youfeel Reloaded di Rizzoli (“Napoli New York, amore al peperoncino” e “Sposami a Sugar Land”); l’erotico “Il mio lato proibito” per Delos Digital e i romance storici “Il Riscatto del Pirata”, “La Conquista dell’indiano” e “La Vendetta del Bandito.”

Nonostante vivano una alle Canarie e una sul Lago Maggiore, restano unite da una pazza amicizia e dal potere dei sogni.
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