#ioleggoilromanzostorico Approfondimento: Napoleone Bonaparte e la Rivoluzione del diritto

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.




Con queste parole, inizia l’ode “Il Cinque maggio” con cui Alessandro Manzoni saluta Napoleone Bonaparte che il 5 maggio del 1821 si spegne a S. Elena, dopo aver cambiato l’Europa per sempre.
Nasce ad Ajaccio, in Corsica, il 15 agosto 1769. La sua carriera militare è veloce e brillante. Prima console di Francia, diverrà Imperatore e re d’Italia.

In questa sede però, non vogliamo addentrarci nelle sue complesse e vittoriose campagne e conquiste militari ma soffermarci su quella che lui stesso definisce la sua opera più importante: il codice Napoleonico.

Nel 1799, quando era ancora Primo Console di Francia, Bonaparte decide di istituire una commissione volta a redigere un nuovo codice di leggi per la Francia.
Fino ad allora, in tutta l’Europa continentale, vigeva il sistema del cosiddetto “Diritto Comune”, basato sui commentari di Irnerio, che nel Medioevo aveva recuperato i vecchi codici di Giustiniano, imperatore bizantino. Era l’eredità del diritto romano e Irnerio, con i suoi commentari, da al diritto un nuovo volto, facendolo diventare una scienza autonoma e soprattutto comune a tutta l’Europa.
Così dal 1100 in avanti, il diritto europeo si basa sull’interpretazione dei giuristi, i cosidetti “glossatori”. Con il passare dei secoli le vecchie leggi di Giustiniano vengono continuamente rielaborate dagli addetti ai lavori.

Il diritto comune, fallisce la sua missione di dare una legge uguale e certa per l’intero Sacro Romano Impero. Non solo non vi è certezza univoca nell’interpretazione ma deve convivere con altri microcosmi giuridici, come il diritto reale, feudale, comunale e via discorrendo. Troppe e diverse sono quindi le realtà e non vi è un modo univoco e certo per dirimere le controversie.

Per questo Napoleone decide di creare la commissione per un nuovo codice di leggi che dovrà essere alla base del diritto. Univoco, certo, dettagliato che deve lasciare pochissimo spazio all’interpretazione dei giudici. Un modo per mettere fine al vecchio diritto dell’Ancien Regime spazzato via dalla rivoluzione e per dare certezza a una Francia ancora scossa da controrivoluzioni e colpi di Stato.

La Commissione viene spesso presieduta da Napoleone stesso, che ne legge le bozze sul fronte, mandanto poi le sue idee a Parigi.Il codice introduce i principi illuministici della Rivoluzione Francese. Introduce i principi di uguaglianza, proprietà, sicurezza e laicità dello Stato.
Essendo di impronta borghese regolamenta in maniera dettagliata i contratti di lavoro e di proprietà. Per quando riguarda la famiglia ha un’impronta paternalistica, gestisce il divorzio, anche se in maniera piuttosto complessa.



Il codice Napoleonico entro in vigore il 21 marzo del 1804, cambiando i connotati del diritto prima Francese e poi Euorpeo. Napoleone infatti esporterà il codice in tutti i territori conquistati. Il codice Napoleonico è alla basa del codice civile italiano del 1865 che confluirà con diverse modifiche, ma tenendo sostanzialmente la base, in quello del 1942 in vigore ancora oggi.